domenica 19 maggio 2013

Dorella delle rose

C'era volta una ragazza che si chiamava Dorella. Era alta e aggraziata, aveva capelli castani lunghi, spesso le coprivano il viso. Erano gli anni 90, lei portava i jeans rossi e il suo modo di parlare era talvolta un po' brusco, eppure io sapevo che era buona. Lei stava nel banco dietro di me e io non avevo il coraggio di parlarle, perché mi metteva un po' in soggezione, i suoi occhi erano così grandi e forse mi sembravano troppo sinceri. L'ammiravo tanto, ma in silenzio. Avrei voluto essere bella e sicura come lei.
Era la mia piccola eroina, ma nessuno lo sapeva.
Dorella amava un ragazzo, mi chiedeva di leggerle la mano, voleva sapere di lui. Io le parlavo di un momento difficile da affrontare, ma tutto, infine, sarebbe andato bene.
Lei ebbe una bambina da lui. Aveva solo 16 anni. Venne a scuola con la pancia e la mia ammirazione crebbe ancora. Era diventata più dolce, qualcosa stava cambiando in lei. Quando partorì la andai a salutare all'ospedale, le avevo regalato un libro di Leo Buscaglia:Vivere, amare, capirsi. Lei lo guardò appena, non era certo quello il momento per leggere. C'era una luce bianca di conchiglia in quella stanza. Lei e il suo ragazzo erano uniti in un abbraccio, come onde sulla spiaggia, quando è notte.



Ci fu un momento buio, Dorella cresceva la sua bambina, ma aveva paura di qualcosa... Forse lui si era allontanato. Dorella si mise a leggere il mio libro, se lo portava a scuola, mi ringraziò: era un libro semplice in fondo, insegnava a vivere istante per istante, non dando nulla per scontato. Vivere ogni ora come se fosse l'ultima. Lei ci provò. Non ci parlavamo molto, ma io so che ci volevamo bene. Un giorno un'insegnante l'attaccò. Io avrei voluto alzarmi e dire - Lasci stare Dorella - Non lo feci, rimasi zitta, seduta al mio posto, maledicendomi. Riuscii solo a guardare quella prof con disprezzo e impotenza. La viltà è amara.
La scuola finì, un'altra età si apriva davanti a noi. La rividi ancora una volta: era estate e lei era ancora più bella, non so perché, ma pensai alle rose. Pensai ai petali ancora chiusi, ai boccioli freschi, bianchi, sfumati di viola. Era il maggio della nostra vita, l'epoca d'oro in cui tutto poteva ancora accadere e maturare. Lei mi parlò in modo diverso, non ero più la sua compagna di scuola, ero qualcos'altro. Non avevo più paura di sostenere il suo sguardo, volevo diventare sua amica.



Non feci in tempo. Lei era finalmente felice. C'era lui, lui, il compagno di una vita e c'era la sua bambina. Nel cielo però c'erano troppe nuvole. Piovve per giorni, come una maledizione feroce.
Pioveva troppo. Il fiume straripò, la città si scoprì fragile, una piccola città di fango. Le mucche morirono travolte, c'erano carcasse nei campi. E lei se ne andò in un incidente, in quel 1994. Aveva 19 anni.

Al telegiornale locale parlarono brevemente di lei, la città era sconvolta dell'alluvione, ma la chiesa era piena di gente, di ragazzi smarriti. Io e le mie compagne ci guardavamo attonite, un inverno cupo era entrato in quella chiesa e nella nostra vita.
Dorella se ne andò troppo presto, ma lasciò un fiore prezioso e raro. La rosa più bella, perché seppe vivere sul serio e fino all'ultimo, ne sono certa.
Lei mi ha insegnato a vivere, anche se a volte lo dimentico e mi arrabbio per inezie. Lei ora è una rosa perfetta in un cielo senza nuvole.



http://www.youtube.com/watch?v=siOVluurLYQ

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