venerdì 6 dicembre 2013

Prima neve

 

- Selene, dolcissima figlia dei boschi, narrami ancora, ti prego, la tua favola. Raccontami la tua nascita, la leggenda dei tuoi primi istanti di vita -

Selene guarda il ragazzo attraverso il velo bianco di sposa-ragno e sorride. Le sue labbra si increspano.



- Nacqui nel gelo, tu lo sai - la sua voce è fredda e liquida come l’eco delle cascate.
- Mia madre mi partorì nella neve. Era l’alba e nel cielo c’erano lampi di comete che sfrecciavano veloci lasciando scie, brividi. Mio padre, poco distante da noi, gettava sassi, scalciava, graffiava i tronchi degli abeti, perchè sapeva che doveva abbandonarmi. Io piansi, era doloroso nascere. Respirare quell’aria ghiacciata, vedere quel sangue, nero e porpora, nella neve. Mia madre mi avvolse in un panno scuro, pungente. Respirava piano, finalmente; il fumo le usciva dalle labbra screpolate dal vento. Aveva occhi di aquila, dolci nell’angolo esterno in cui si raccoglievano le luci. Sapeva di muschio e di sangue. Aveva le mani ancora sporche di terra e di liquido sacro, mio e suo. Mio padre, dalla barba ispida e selvaggia, mi guardò. Forse avrebbe voluto abbracciarmi, ma non poteva perchè doveva fuggire. Scorsi solo la sua mano, grande e dai segni profondi incisi sul palmo, su di me. Era una carezza, ma io non lo capii e gridai. La neve iniziò a cadere, lenta, senza suono. Mio padre si mise addosso la pelliccia di lupo. Non riusciva più a guardarmi. Mia madre mi abbracciò ferocemente.


 





    Fu così, mio caro Paride, che io venni consegnata alla Dea; nient’altro posseggo di loro che questo breve, eppure vivido, ricordo. E’ per questo, mio giovane amico, che quando scende la neve nella foresta mi trovi assente e muta. Il brillare dei cristalli mi riporta ai miei avi e alle favole che, instancabilmente, costruisco su di loro e per loro. Perciò mi chiamano ‘la arachne’; perchè tesso nella mia mente, infinite volte, i volti delle creature che amo. Ed ogni volta sono diversi. Ogni volta il mio ritratto è incompleto, la mia favola è sbagliata -



Selene tace sotto il suo manto candido, di devota. Paride la guarda, ancora incredulo della sua storia. Selene era una strana vestale. Ma sotto al grande pino Paride si sentì al sicuro, come in una capanna di legno. C’erano solo lui e Selene, nella casa dei rami secchi, e fuori nient’altro che silenzio. Silenzio bianco.

 
 
 
 
 
 

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