Pioveva da giorni e io diventavo piccola e informe, fluida, trasparente. Tornavo a cercare le parole nei libri, nei diari, nelle lettere mai inviate.
E le frasi coprivano i silenzi. Cercavo anche le tue parole che arrivavano a stento, frammentate e incomplete.
Le tue parole, così preziose per me. Le custodivo in un cassetto insieme ai fiori essiccati, alle musicassette, ai vecchi diari.
Le tue parole le avevo trascritte su fogli stropicciati e, in quei giorni di pioggia, le rileggevo.
Mi parlavano dell'estate, del mare, di viaggi su treni, di cadute, ferite e dolori. Mi parlavano della tua fragilità, del tempo che a volte scivola via, come acqua nel canale.
E io mi rivedevo, come in una vecchia fotografia un po' ingiallita. Ero più giovane, le mie gambe erano più forti e avevo negli occhi la luce del tramonto. A te piaceva quella luce e la ricercavi, ti piaceva farmi ridere.
Era l'inizio di tutto e non lo sapevamo.
La pioggia copre ogni cosa, bagna il ricordo, accarezza il dolore ed io scrivo tutto ciò che sono e sono stata.
Invento mille storie che parlano di te, anche se tu, attraverso le trame velate, non ti riconoscerai. E forse sarai diverso, sarai un altro, e io avrò un altro nome, un altro corpo. E nel gioco infinito delle storie forse potremo trovarci. Uniti come all'origine, quando tutto aveva un nome.

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