martedì 13 luglio 2021

Potrei raccontarti le mie battaglie

 Potrei raccontarti delle mie battaglie, 

di quando le nuvole erano troppo vicine e il mondo mi sembrava

crudele,

potrei raccontarti della mia infanzia, 

del giardino dei miei ricordi, 

c'erano delle margherite gialle, 

erano più alte di me,

e i miei sogni avevano petali profumati

da accarezzare.

Potrei raccontarti della città, 

dei miei labirinti, 

di quando mi sono persa, 

senza potermi ritrovare più.

Potrei raccontarti di quando sono caduta 

nella tana,

degli incubi che sono diventati reali, 

della ragnatela che cresceva sempre di più

attorno a me

e del ragno che mi aveva irretito.

Oppure potrei parlarti del sole,

della risalita,

della mia liberazione.

Ma preferisco tacere

e sorriderti, 

mostrandoti le mie mani vuote, 

so che le afferrerai.





venerdì 25 giugno 2021

Il viaggio verso la fine del mondo

Lo sapevo che con te sarebbe finita,

sempre sul bordo del precipizio,

perchè non volevo vedere quei segni sul tuo corpo?

C'erano le tracce del tuo dolore, perchè non volevo vederle?

Stupida ragazza,

innamorata e cieca, 

cercavo di salvarti e finivo con te nel buio, sempre più giù.





Ricordo quel viaggio, ricordo l'Oceano e i fari, 

luci nella notte, le onde spietate e fredde

e il tuo corpo malato,

avvelenato lentamente,

il tuo sguardo sfuggente

e la mia ostinazione

nell'amarti, nel crederti, quando tutto ormai era perduto.

Gocce di veleno dentro di te, 

ed io, così giovane, eppure così vecchia.

Non ridevamo più, solo sopravvivevamo.

Era il nostro ultimo viaggio, 

verso l'ultima terra, poi c'era solo più l'Oceano e basta.

Era la nostra fine del mondo, 

poi il buio

e una luce nuova, diversa.






domenica 23 maggio 2021

La casa delle farfalle

 La casa delle farfalle si trovava dopo il fiume.

Era una casa abbandonata da qualche anno ormai. Un tempo era stata abitata da una donna strana, tutti la chiamavano "La matta". Ma io lo sapevo che non era matta, era semplicemente diversa dalla maggior parte delle persone e a me e D. piaceva proprio per questo.

D. era mio amico, il mio più grande confidente, il compagno dei miei giochi d'estate. Abitava nella cascina vicino a casa nostra, non amava molto parlare, ma io sapevo che aveva in sè luci mescolate a ombre, luci che a tratti si vedevano, nei suoi occhi scuri. Se dicevi un segreto a D. potevi starne certo, il segreto era in buone mani, al sicuro da tutti.

D. all'inizio non voleva che in paese si dicesse che giocava con me che ero una femmina, poi però lentamente, giorno dopo giorno, si arrese. I nostri giochi e le nostre avventure lo appassionavano e lui, ogni pomeriggio, fischiava al di là del cancello e io lo raggiungevo, felice.

Fu in quell'estate che noi la conoscemmo.

La casa di Ester, la matta, era fuori dal paese, nei campi di grano.

Un giorno decidemmo di raggiungerla per spiarla.

- Vediamo cosa fa, magari è una strega - bisbigliai. Ci acquattammo dietro un cespuglio di rose canine e restammo un po' in attesa.

Ester uscì, era vero che era diversa dagli altri. Aveva un vestito lungo a fiori, i capelli bianchi, folti e selvaggi sulle spalle e giocava con delle farfalle blu come la notte.

Io e D. restammo per un po' a guardarla a bocca aperta.




Ester ci mostrava un mondo che non conoscevamo e ne eravamo affascinati.

- Cosa fate lì dietro? Uscite che vi ho visti! -

Era inutile fingere con lei, uscimmo dal cespuglio. Ester ci guardò come nessun altro aveva mai fatto, aveva negli occhi un bagliore lontano. 

- Volete un the? - 

Diventammo amici. Ester dipingeva quadri dai colori misteriosi, laghi, montagne, colline che non aveva mai visto, ma erano tutte lì, nella sua mente, più reali della realtà.

Ester aveva amato un uomo che non era mai stato suo e per questo i suoi gesti erano come sospesi e il suo cuore era ferito, ma decise di dipingere e la sua ferita fiorì.

Io e D. eravamo ammaliati da lei.

Lei ci mostrò chi eravamo. D. aveva una voce che incantava, io sapevo inventare storie. Lei ce lo disse e noi scoprimmo che non eravamo solo due inutili ragazzini del paese.

Ci svelò l'arte.

Quell'estate la passammo in gran parte con lei, lei recitava con noi, io costruivo le storie e poi insieme mettevamo in scena le nostre avventure. Oppure ci faceva dipingere e i miei erano quadri di luce, mentre i paesaggi di D. erano spesso ombrosi, abitati da creature oscure.

Fu un'estate indimenticabile. Poi arrivarono le piogge. Ricominciò la scuola, non andammo più da lei per i lunghi mesi invernali.

La neve aveva coperto i campi. Tutto era bianco e tutto era silenzio.

In primavera sentii il fischio, era tanto che non vedevo D.

Era cambiato e forse lo ero anch'io, ma la voglia di vedere Ester era intatta per me e per lui.

Ricordo tutto di quel giorno. Le farfalle blu volteggiavano da sole, la porta era aperta.

La chiamammo. Nessuno rispose.

C'erano due tazze di the sulla tavola. E poi solo il silenzio.

Lei non c'era, era sparita.

Svanita nell'aria come le sue farfalle.

In paese si parlò a lungo della sua scomparsa, la sua casa restò abbandonata.

Diventò la casa delle farfalle. Erano di qualità diverse, si ritrovavano tutte lì, avevano sulle ali i colori notturni e luminosi dei quadri di Ester.

Io e D. andavamo a trovarle e le guardavamo incantati, immersi nei loro voli.

Lo sapevamo, lei ci aveva cambiato la vita. Lo si vedeva dai nostri occhi e dai nostri gesti.

- Un giorno comprerò questa casa - si ripromise D. 

- E tu sarai sempre la benvenuta -

Ci abbracciammo e restammo così a lungo, in mezzo ai colori tutti attorno a noi.





sabato 17 aprile 2021

Ciò che é essenziale

La guerra ci aveva insegnato molto perché avevamo perso tutto. Ma eravamo vivi e questo contava.
Noi ragazzi andavano fino al fiume a piedi scalzi.
Guardavamo gli aerei che passavano sopra di noi e cantavamo forte per coprire quel rumore crudele.
Arrivati al fiume tiravamo le pietre e ci guardavamo incerti, come chi è sopravvissuto, ma non ne è sicuro.
Tutti avevamo perduto qualcosa o qualcuno e non ci andava di parlarne.
La guerra lascia dei buchi, dei buchi dentro che non puoi colmare con altre cose, così decidi di non pensarci.
Cercavamo sempre di attraversare il fiume. L'acqua ghiacciata ci faceva bene, curava le nostre ferite.
Ci schizzavamo e ridevamo. In quei momenti sembravamo ancora bambini.
Luci quasi dolci nei nostri occhi.
Ce la faremo, ci dicevamo. Ma non ci credevamo più, non come all'inizio. Sapevamo che le ferite c'erano state, ne portavamo ancora i segni.
Ce la faremo, a pezzi, sì, ma ce la faremo.
E poi ci dicevamo che avrebbe resistito solo ciò che era essenziale.
Cos'era essenziale?
Non solo il cibo, le cure, i soldi. 
Era essenziale guardare il tramonto in quel momento, 
il rumore dell'acqua, 
le nostre mani che si stringevano, 
il fruscio delle foglie,
le nostre canzoni inventate per sopportare la perdita,
le nostre recite in cui fingevamo di essere altrove, 
il nostro teatro, 
ecco cos'era essenziale.
E se per i grandi quello non era importante, beh a noi non importava. 
Perché noi lo sapevamo cos'era essenziale.

Vivere ancora. 
Nonostante tutto, 
vivere.








mercoledì 24 marzo 2021

Il tempo incerto

Tutto quello che credevi saldo, si è sgretolato

in una primavera crudele, 

petali incerti che spingono nel legno

e il tuo corpo

come l'ultimo esperimento

per salvare i tuoi simili, 

e per salvare te stesso.

T'iniettano il liquido e tu sudi,

nel sogno le nuvole sono leggere, 

e il mare ti accarezza la pelle.

Ritrovi i volti di chi ami

e non vuoi svegliarti

Non vuoi svegliarti più.

Riportami al mare, 

fammi toccare di nuovo le tue spalle, 

lasciati abbracciare ancora, 

ancora una volta.

Come un tempo.









lunedì 15 febbraio 2021

White dream

Giocavamo con il ghiaccio, quell'inverno. La neve diventava il nostro sfogo preferito. Le mani nel bianco, il sorriso di Lena e le canzoni che ci cantavamo per non sentire tutto quel silenzio assordante e crudele.

Correvamo fino alla fine della via, questo ci era concesso.

La neve sotto le nostre scarpe, come un dolore attutito.

Io e Lena su e giù, fino allo sfinimento, vinceva chi resisteva di più.

L'alito fuori in nuvole leggere, la mascherina bagnata, le nostre madri che ci guardavano dalle finestre, le luci accese nelle case, come fortezze lontane.

Volevo sfinirmi per non pensare.

Non pensare ai segni che mi aveva lasciato quell'anno. Ferite interne che non guarivano, perdite, silenzi colpevoli da chi credevo amico, bombe carta sulle mie favole. I miei personaggi erano volati via, tutti nell'aria come inutili fantocci. Senza anima.

E Lena come sostegno.

- Non ti fermare - mi diceva - O vincerò io! -

La via deserta, la neve fuori e dentro di noi, il mondo impazzito e le nostre mani a reggerci, per non cadere, per non cadere più.






sabato 23 gennaio 2021

La fine del tempo

Il mondo era malato. Le città blindate, i visi nascosti. 
Non sapevamo più chi eravamo. 
Maschere di noi stessi. 
Non pioveva più, ma gli occhi erano umidi, come per un'attesa vana e protratta. 
Nella mente i ricordi erano foto che ingiallivano, ma ancora c'erano. Simili a speranze.

 

Si può sopravvivere senza abbracciare, si può. Ma è una sopravvivenza. 

Questo mi dicevo mentre camminavo per le strade, geometrie rimaste vuote. 

Gli angoli a cercare il cielo troppo lontano. 
Le finestre chiuse, gli schermi accesi. 

Il cuore ancora pieno di immagini, maledette, non se ne vogliono andare via. 

Del sole, dei prati, delle mani, dei sorrisi. 
Di tutto ciò che abbiamo perso. 
Di tutto ciò che ancora amiamo. 
Di tutto ciò che vogliamo ritrovare.


 







lunedì 21 dicembre 2020

Petali sulla pelle (canzone del Natale mancato)

 Tutto ciò che ho perso, in questo Natale mancato, è qui.

Polvere di ghiaccio sulle mie mani stanche

e lei, come una luce che si affievolisce e infine si spegne.

Lei, i suoi occhi, il suo sorriso,

il suo corpo, 

il suo desiderio.

Petali bianchi sulla pelle, 

cristalli di neve nei suoi capelli, 

poesie sussurrate

e infine 

il silenzio.

Lei era, lei è ancora, una speranza tenace.

Crescono fiori d'inverno sulla sua cicatrice,

fiori rari, sconosciuti.

Lei li accarezza e mi sorride

e io torno a sperare.

Torno a vivere.

Perché l'inverno finirà, 

la morte lascerà piccoli semi nella terra.

A primavera io e lei, 

le nostre mani,

i nostri occhi, così nuovi, 

così diversi.

Non ci sarà più bisogno di parlare.


 Zemiotik


  



martedì 17 novembre 2020

Sorella, amore mio

 

Sorella, è arrivato il vento e 

ci ha colpito in faccia.

Senza tregua, sorella, amore mio.

Senza farci respirare, 

ci siamo chiusi in casa 

aspettando

qualcosa che non sarebbe arrivato.

Il vento, dolce e crudele, 

nelle città, 

nei campi, 

nei deserti delle strade spopolate.

Il vento, 

ripetimi il suo nome sorella, 

perché io l'ho dimenticato.

Tu lo ricordi?

Mi accompagni in silenzio, 

mentre le vie diventano buie, 

le finestre si chiudono.

Tu sai quando finirà la tempesta?

Lo sai, amore?

Se mi vedrai piangere, 

sappi che poi passa, 

poi passa.

(Me lo diceva sempre la nonna, 

mentre muoveva le sue dita sul pianoforte).

Poi passa.

Sorella sorreggimi perché non conosco più questa città,

le piazze, i vicoli,

c'è troppa polvere e silenzio.

Indicami la strada, 

amore mio.

Indicami la strada.

 Annie Spratt






sabato 17 ottobre 2020

Stringimi le mani

Stringimi le mani, 

sto per cadere, ma so che qualcosa di te sarà per sempre in me.

Un germoglio che è cresciuto nel tempo (sferzato dalla pioggia dell'inverno, sopravvissuto all'aridità dell'estate) è qui, dentro di me, ancora forte, ancora vivo.

Ogni giorno combatto e spesso perdo, ma so che ci sei.

Il corpo si sgretola lentamente, in quest'autunno che fa paura.

Donne, uomini, bambini,

tutti alla deriva 

prigionieri di qualcosa di invisibile.

Donne

uomini

bambini

E io e te, con le catene ai polsi e la bocca nascosta,

solo gli occhi sono rimasti,

gli occhi, 

per guardarti, 

per amarti,

e accarezzarti piano.