sabato 11 aprile 2026

La guardiana del vento

 Nei ghiacci dell'anima hai trovato un ricordo. Era una possibilità, un consiglio, una vendetta.

Le parole frantumate, fatte a pezzi dall'incuria.

Eppure sei rimasta ingenua come allora, in mezzo a tutto questo frastuono. 

Povera piccola guerriera, tra le macerie.

Una guerriera stanca, ciuffi di capelli bianchi e la fatica degli anni. Cosa ne sarà di te, bambina mia, in mezzo a tutta questa rabbia, in mezzo all'invidia. Che ne sarà di te?

Ti spezzerai, così è sempre stato e già lo sai. Ti spezzerai, ma non in modo irreparabile. Farai colare l'oro sulle tue ferite e diventerai qualcosa di nuovo.

Non sai abbandonare le tue battaglie, non sai fingere. Eppure custodisci il vento, chiuso in una scatola, dentro di te.

La guardiana del vento, così ti chiamavo, lo ricordi? Come in quei giorni in cui la città sbiadiva e ti vedevo nel bosco. I palazzi sfumavano e crescevano alberi centenari intorno a te. Le radici pulsavano, le foglie frusciavano e noi eravamo lì, uniti e invincibili. 

Come fratelli o amanti, come universi in divenire, semi in trasformazione nella terra. Non sapevamo che ne sarebbe stato di noi e del mondo, non sapevamo, e in quell'ignoranza ci guardavamo, stupiti dalla nostra luce. 




sabato 21 marzo 2026

L'ultima lettera d'amore

 L'eco delle città, mi porta lontano, lì dove c'eri tu. Eri tutto ciò che desideravo in un universo corrotto e senza pace. Eri la stella luminosa e la vertigine, eri la mia infanzia e il mio futuro. Eri giovane e lo ero anch'io. Non sapevamo quello che sarebbe accaduto ed era giusto così. 

Eri selvaggia e coraggiosa; in un mondo di falsità sapevi essere vera. Per questo mi ero innamorato di te, non subito, ma lentamente, giorno dopo giorno.

La nostra storia fu unica come tutte le storie d'amore. Due persone diventano un unico mondo, s'intrecciano e fioriscono insieme. Poi viene l'autunno, le incomprensioni, la lontananza, le accuse, i verdetti. 

I tuoi occhi si riempivano di nuvole e tempeste. Io mi rimpicciolivo, mostravo le mie ferite, le mie fragilità. E tu mostravi le tue. Eravamo inermi davanti alle cattiverie del mondo, alle insidie, ai tranelli. 

Io e te, come due angeli senza più ali ci guardavamo e non ci riconoscevamo più. Dov'era il tuo coraggio, dov'era la mia anima?

Ancora oggi, mentre cammino in questa città sporca di fumo, ti penso.

Penso al nostro amore, come al fiore più ostinato che cresce in mezzo al cemento, penso al tuo sorriso così ingenuo, così luminoso. Penso ai nostri giochi che diventavano canzoni d'amore. Penso a tutta la mia vita e vorrei cantare, ma non posso. 

Così scrivo. Frasi sconnesse, poesie, pensieri. E tu dove sei?

Ho perso tutto di te, ma mi è rimasto il ricordo. Così, come molti vecchi che ho avuto il privilegio di conoscere, ti aspetto dall'altra parte del cancello. Lì continueremo a giocare e forse ci ameremo ancora per un'ultima volta. 











sabato 21 febbraio 2026

Mari e Fer

 Ho visto il mondo cambiare

e so che niente

sarà più come prima.


La signora Maria, detta Mari, amava parlare con il signor Fernando. Prima di vederlo andava a trovare il suo albero, vicino al fiume. I rami del grande olmo si protendevano verso il fiume e lei lo accarezzava. Chiudeva gli occhi e lo ascoltava. Lui le diceva frase sconnesse eppure rivelatrici.

La terra che si sbriciola, 

il sole all'orizzonte, 

un tramonto che ti trafigge l'anima, 

le sue parole custodite in uno scrigno, 

come pietre preziose,

la pelle,

antica e cara,

l'abbraccio.

Le foglie su di te.

Il vecchio olmo parlava spesso, ma nessuno lo sapeva. Solo Mari, per la verità, lo sapeva ascoltare.


Mari andava a trovare il signor Fernando nel suo negozio di vernici. Dietro però c'era la stanza in cui lui dipingeva e lì la donna si perdeva. I colori erano acquatici. Blu, ghiaccio, dolore, speranza. Erano fiori, paesaggi, creature dell'inconscio. Il mondo di Fer si popolava di sogni sottomarini. 

Mari nutriva la sua vita in quei momenti. Come gocce di linfa quegli istanti entravano in lei e l'illuminavano dall'interno. Talvolta piangeva guardando quei quadri perché erano finestre verso l'infinito. Fer vibrava, come scosso da un ricordo remoto.

Quella donna era un mistero, era vera in ogni suo gesto. Avrebbe voluto stringerla, ma non era possibile. Avrebbe voluto vivere un'altra volta per incontrarla al momento giusto. Quello invece non era il momento giusto, non era la vita giusta. 

Così si limitavano a vedersi per pochi momenti, una volta al mese. Lei andava a comprare qualcosa nel suo negozio e poi chiedeva di guardare i suoi quadri e restava per un po' a contemplarli. Talvolta parlavano del mondo, talvolta ridevano e in quegli istanti erano felici, come se fossero finalmente a casa. 

Poi tornava il vento. Qualcuno entrava, chiedeva qualcosa, la vita li portava di nuovo lontani. Mari lo salutava e mentre chiudeva la porta del negozio sentiva il cuore spezzarsi. Mille spilli di dolore nell'anima. Sangue ghiacciato nelle vene. Un passo dietro l'altro. 

Prima di tornare a casa passava dall'olmo e gli raccontava tutto. L'olmo conosceva la guerra, conosceva la morte e sapeva ascoltare. 

Sapeva ascoltare anche i pensieri di Mari.

Verrà un giorno, 

amico mio, 

in cui non farà più male?

Tu sai dirlo?

Io ho perso le parole. 

Mi è rimasto soltanto il silenzio, 

con cui continuo ad amarti, 

giorno dopo giorno, 

notte dopo notte. 





domenica 18 gennaio 2026

Canzone del fuoco e del ghiaccio

 L'acqua diventa ghiaccio
nel cuore,
si ferma in un istante eterno,
si cristallizza.

Acqua fredda su di me, 
su di noi, 
su ciò che siamo stati.
Compagni, amanti, nemici
complici.
Acqua 
dissetami
nel lungo inverno.

Io e te, 
nella neve dei nostri giorni, 
osserviamo il mondo che trema, 
io e te, 
non possiamo più combatterci.

Deponi le armi fratello, 
torna a casa con me, 
guardiamo il fuoco, 
insieme, 
raccontami la favola più
e lasciami sognare.

L'acqua diventa ghiaccio nel cuore
e poi torna ad essere acqua,
nel perdono,
nell'ascolto.

E se dovremo lottare 
noi ci saremo,
e se dovremo amarci
ci ameremo,
guardando le fiamme
trasformarsi continuamente,
il rosso nel giallo,
il nero nell'oro.

Ci guarderemo negli occhi
e troveremo le risposte.

Ricorderemo gli inverni della nostra infanzia,
la neve, 
il dolore, 
la speranza,
e ci metteremo in viaggio,
un passo dietro l'altro,
asciugandoci le lacrime, 
nel silenzio stanco della città.