sabato 10 ottobre 2026

La cattedrale distrutta

 Pioveva da giorni, anche dentro di me. Lavoravo duramente, ma i pensieri erano lì, insieme a te. Tu, così fragile, una creatura misteriosa fatta di silenzi e parole gentili o fredde come lastre di ghiaccio. Era difficile arrivare al tuo cuore. Avevo aspettato per anni nell'angolo della tua vita, perché lì mi avevi lasciato. Ed io lì ero rimasta. Come un fedele soldatino a preservare un castello vuoto.

Pioveva da giorni e il cielo era carico di dolore. La città era un labirinto che conoscevo molto bene. Mi addentravo senza paura, aspettando ciò che non sarebbe mai arrivato. 




La piazza al centro aveva una cattedrale distrutta. Le bombe erano arrivate in inverno e il mondo era diventato in bianco e nero. Entrai. M'inginocchiai, non volevo pensare più a niente. La mia mente si perse nel silenzio. Poi alzai gli occhi. Dalla vetrata centrale un raggio di luce si colorò di blu. E finalmente piansi. 

Tu non c'eri. Non c'eri mai e io non c'ero per te. Piangevo per il mondo e per me e te, per ciò che non eravamo riusciti a diventare, una crisalide che non diventerà mai farfalla. 

E rivedevo tutti gli istanti, come in una vecchia pellicola. La fragilità dei nostri giorni, la natura che si riprendeva ciò che era suo, la viltà degli uomini e delle donne del nostro tempo. 

Era l'era del coraggio e noi non lo sapevamo. 

Anche le statue nella cattedrale mi parlavano di te, mi guardavano benevole nel loro silenzio. 

Uscii all'aria aperta. La piazza era svuotata, poche persone si aggiravano guardinghe. 

Era l'era del coraggio, ma noi diventammo vili. 

Era l'era del coraggio, ma noi avevamo paura degli altri e scegliemmo la guerra. 

Pioveva da giorni e io non potevo starti accanto. 

Pioveva da giorni e tu scegliesti il silenzio.

E a nulla servivano le mie povere parole.

Pioveva da giorni, anche dentro di me.