Talvolta io non lo so cosa vuoi da me. Vuoi distruggermi? Vuoi annientare la mia gioia, ridurla in piccoli pezzi? Perché questo io sento e mi fa male, perché io per te sognavo i paesaggi migliori, sognavo di portarti al mare, sognavo di ridere con te, di farti dimenticare. E invece eccomi qui, una statua di donna, i capelli legati, il corpo scheggiato e il dolore nel petto.
Un cuore rotto che palpita sotto il marmo. E tu sei il mio costruttore, sei il grande maestro, lo scultore e io sono solo io, una donna imprigionata nella materia e tu non riesci a liberarmi. In realtà, tu non vuoi liberarmi, vuoi lasciarmi così, bloccata nel marmo per sempre, una statua bella e incompleta con il seno da ragazza e le labbra spaccate. Mi sai amare solo così, ferma in un istante eterno, bloccata per sempre nell'immobilità.
Eppure io non merito questo dolore, non merito quest'attesa crudele, merito di vivere, merito di uscire dal marmo e di correre via, lontano.
E tu, mio amato scultore, troverai l'impronta vuota, il mio corpo sarà lontano e allora sarà troppo tardi per chiedermi di amarti e per capire chi sono veramente.

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