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venerdì 14 febbraio 2014

I sogni di allora, i sogni che ho ancora

Diario Immaginario 2003


Lettera a Lorenzo

Sogno...
Una casa con un piccolo orto e le nuvole in cucina e nel corridoio, che si rincorrono.


Sogno
una bicicletta scassata con le ali al posto dei pedali.

Sogno
un prato pieno di violette umide, un prato intero per potermi rotolare con te, a lungo, gridando e piangendo.

Sogno 
una stanza con un tavolo. Un foglio pieno di favole da raccontare.

Sogno dei figli: una bambina con le lentiggini, un ragazzo che ama il calcio e tutti i popoli oppressi del pianeta.

Sogno
un giorno di giustizia, un mattino di sole, con le rondini che disegnano poesie nel cielo. 

Sogno la mia infanzia: mio padre e mia madre che si baciano, da giovani. Mio padre che corre, mia sorella da piccola che impara a parlare.

Sogno di invecchiare guardando i fiori crescere.
Sogno di amare
amare
amare
con tutta la forza,
senza risparmio.

E tu cosa sogni?
Scrivilo...




venerdì 31 gennaio 2014

La luna di Kate



Kate guarda il cielo. Di notte. Di giorno.

Kate abita in un paese a Nord. La neve si ferma sulle case, sugli alberi, per molti mesi. La neve è parte del piccolo paese. E’ una continua, multiforme, presenza.

Kate ha 11 anni. Sta ferma nel campo di suo padre e osserva i gabbiani partire. I gabbiani partono sempre.

I gabbiani sanno morire.


- Bisogna zappare!- dice suo padre. Ha la barba grigia e occhi castani piccoli, nascosti dalle guance.
- No! –
- Kate! –
- Ti ho detto di no! –
- Kate! –

La bambina scappa. Attraversa il prato coperto di bianco ghiacciato. Il fumo esce dalle sue labbra. Non c’è altro che bianco tutt’intorno e il paese è stato inghiottito dal grande silenzio. Kate vuole raggiungere il mare e poi vuole salpare. Partire per sempre.

Suo padre non l’insegue. S’inginocchia nella neve e abbassa il capo.




- Dove vai Katyusha! – grida la vecchia Hester. E’ vestita tutta di nero e i suoi occhi sono verdi come quelli dei gatti.
Kate non risponde, continua a correre.




Il mare è agitato. E’ blu come un cielo capovolto, ma senza nuvole. Kate corre fino al Grande Faro. Bussa alla porta rossa.

- Aprimi Jean! – grida. Le sue mani non si possono più muovere. Sa che se avesse aspettato ancora un po’ sarebbe diventata una statua di ghiaccio. Il paese ne è pieno. La porta di legno pitturato si apre. Kate sale le scale a chiocciola mentre i ragni canterini la guardano. I ragni canterini sono insetti che non fanno la tela. Quindi non sono veri ragni. Ma se li ascolti attentamente bisbigliano strane nenie:

- Non puoi partire… - le dicono
- Non puoi attraversar il mare –
Kate li guarda.
- Siete solo stupidi, stupidissimi ragnetti! –

I ragni tacciono.
E poi non hanno occhi.

- Che cosa succede?- E’ Jean, il guardiano del Faro. Ha la barba nera, folta, e gli occhi da lupo.
- Domani parto! – esclama Kate. Ha lo sguardo dorato e le sue lentiggini sembrano stelle in un cielo pallido.
- Devi solo nascondermi per questa notte Jean, ti prego! –

Jean annuisce.

Il mare sotto abbraccia il Faro. Kate sorride.



Kate non è mai scappata da casa. La notte è sempre stata nella sua stanza di legno a respirare gli odori familiari della sua terra. Ora è notte e tutto è nuovo. Jean le ha dato una coperta rossa e Kate si nasconde. Il cielo è infinito dal Faro. Si vedono le costellazioni, fili d’argento uniscono i puntini d’oro. Quando si muovono fanno rumore. Kate si tappa le orecchie. Perché le stelle gridano.
La notte è spaventosa.
Il mare poi è nero. E’ come un grande polipo liquido. E’ un animale crudele e spietato.

- Dove sono i gabbiani? – grida Kate.
Jean si volta e la guarda.
- Dove sono? –
- Dormono –
- Voglio tornare a casa! – mormora la bambina.

- Ora no, ora non puoi… All'alba, forse. Ora c’è lei – e Jean indica la luna che sorge lenta ed enorme dal mare.

La luna ha un grande viso pallido e corroso dall'acqua e dal vento. La luna non ha occhi, come i ragni. Ma canta. E’ una voce nota. Kate non la dimenticherà mai. Viene dal suo passato.

- Non è ancora il tempo – dice la luna.

Kate sorride e abbraccia il suo amico Jean. Il grande viso antico si alza e sparge nel buio la polvere d’argento.
- La luce – mormora Kate.
- C’è ancora la luce –

La notte non è eterna.
Presto arriverà suo padre.