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domenica 17 dicembre 2017

Uniti e spezzati

È Natale, ancora. Senza di te che sei il mio passato, le diapositive della mia infanzia, il perdono ricevuto, il perdono offerto.
Tu, che sei stato così sbagliato. Tu, che hai deciso di distruggerti. Tu, che ci dicesti: partirò per un lungo viaggio, ma vi vorrò per sempre bene.
Tu che sei morto e poi risorto. In quel letto bianco d'ospedale, non ci riconoscevi. Dovevi ricominciare tutto da capo.
Tu, che hai lottato e hai vinto tutte le battaglie. Io ti odiavo, poi ti ho amato.
Tu, ribelle sempre, fino in fondo, fino alla fine.
Tu, che ci hai raccontato storie di donne combattive e superiori all'uomo, tu, ironico, beffardo.
Tu, che mi hai insegnato il piacere del camminare, del correre perchè non potevi farlo più.
Eppure non stavi fermo, volavi nei tuoi libri. La tua stanza era piena di nuvole, aerei di carta, porte aperte sull'infinito.
 È Natale un'altra volta per noi e per te. È Natale e dobbiamo imparare a convivere con le assenze. Ci stringiamo le mani, uniti e spezzati.
Buon Natale a te, a lei, a voi, a noi.
(Se vedi delle crepe sul mio viso non sono semplici rughe, sono solo le tracce dei ricordi).












giovedì 23 novembre 2017

Little darlin

A volte senti che le parole non sono efficaci, che quello che vuoi dire è inesprimibile. Le parole, freddi involucri senza sostanza.
E allora stai in silenzio e raccogli tutta l'aria dentro di te.
L'amore ti brucia dentro, un lento dolore caldo, non si può più spegnere, ormai.

La ruota dei ricordi gira sempre.
Tu vedi i visi sfocati, sorridenti, assorti, perduti.
Vorresti fermarti, ma no. Non è possibile farlo.
Gira e gira.
È un continuo cadere, ma in fondo è così da sempre. La vertigine non l'avverti più.
Eppure vivi ogni giorno.
E bruci e ami.

Fammi ascoltare ancora le tue canzoni. Sarà come averti qui, per un momento.
Fammi cantare con te.
Ballerò senza musica.
Ballerò per me, per te, per voi,
per l'universo intero.
Senza pensare, senza parlare.
Ballerò piangendo e ridendo, seguendo quel ritmo che solo chi ha perso conosce.






domenica 22 ottobre 2017

Il vento. Ma noi non ci saremo

Il vento ha pulito il mio cielo.

 Ieri era offuscato, il sole tramontava nel bianco, non c'era altro che sterminato silenzio.

Donne, uomini, bambini, rinchiusi, l'aria è pesante. Gli alberi, là fuori, muti, non fanno altro che respirare, da giorni, da secoli. Il fumo ha invaso la mia città. Forse potremmo fuggire.

Infine oggi, come un incantesimo selvaggio, il vento.
Il vento ha ripulito ogni cosa ed ora tutto è infinito.
Le stelle roteano lente sopra di me. Vorrei ballare o piangere.
Le stelle.
Il vento.
Le foglie nei vortici.
E un'antica canzone che credevo di aver dimenticato.





lunedì 2 ottobre 2017

Cesure

Cesura. Pausa. La musica si ferma per un istante, la poesia anche.
La mia cesura sei stata tu, dolce amica. La tua vita logorata, la morte di tua figlia, come un angelo senza più ali, ferma sul letto d'ospedale. 
La mia vita si è spezzata un po' con il tuo dolore di madre, madre che vede morire la sua piccola e l'abbraccia, ma è troppo tardi.
La morte dei figli, il male che ci divora dentro come un cancro e cresce, non s'arresta.
E così è stato, lui ti ha presa e portata via da me, da noi.
La mia cesura. Giugno 2015. Da allora non sono più giovane, ma sono vecchia. La mia vita abitata da fantasmi; io, amata, superstite.

L'altra cesura è precedente. Nell'estate del 2011, in mezzo alla Toscana assolata, nei campi di grano sterminati io perdo te, papà. Tu sei la mia infanzia e la mia adolescenza. Sei l'uomo che prima ho odiato e poi amato, sei l'uomo che è caduto e ha saputo rialzarsi. Sei la persona più forte che io abbia mai conosciuto e mi manchi come l'aria. Le tue parole, il timbro unico della tua voce, le tue idee, il tuo essere splendidamente anarchico, la tua voglia di farcela, nonostante l'ictus; tu. Tu, mi manchi.

Le cesure ci accompagnano. Sono attimi in cui tutto si ferma, si congela. La nostra storia poi riprende, eppure è diversa, perché noi siamo cambiati. Irrimediabilmente. Non si può tornare indietro, riavvolgere la pellicola.
Il film va avanti, ci rimangono i ricordi, immagini perse nella nebbia, voci sussurrate e tutto l'amore che ancora ci brucia dentro.









giovedì 31 agosto 2017

Atacama

Come il deserto di Atacama,
così io,
fiorisco senza saperlo.
La mia aridità, la mia terra secca, tutto ciò che ho fatto,
i miei errori, i miei silenzi, le mie parole stanche,
si colmano di te.
Mi hai aspettato,
la pioggia è qui,
tu lo sapevi.

Mi hai capito,
mi hai ascoltato.

La tempesta su di noi,
lasciamoci inondare,
amore,
perdiamo insieme.

Se mi hai ferito,
graffiando e aprendo solchi su di me,
ora l'acqua mi curerà.
E diventerò fango,
con te,
e sarò nuova.

Deserti in attesa del risveglio.
Per pochi giorni o per tutta la vita.
Per poche ore,
rivestimi di fiori, sarà per sempre.
Ore,
minuti,
per sempre.






lunedì 24 aprile 2017

Perdere ancora

Forse non è troppo tardi, per perdere ancora.
- Non fai che sbagliare! - mi dicevi. E io scrollavo la testa e guardavo le piastrelle. Vedevo visi senza occhi. Vedevo le ombre, ma non potevo dirtelo.
- Sei strana -
- Sei fuori luogo -
- Sei fuori tempo -
Ma io volevo solo vivere.
I giorni, a volte, scivolano via troppo liquidi, troppo rapidi. Io volevo fermare il tempo, il mio tempo; per questo scrivevo.
Scrivere era vivere il momento, era osservare la venatura imprevista, era ascoltare il rumore della pioggia, le parole che credevo di aver perso.

Ho esplorato le stanze dentro di me, ho aperto alcune porte e mi sono guardata. Io e le altre me, ho pianto per loro, le ho perdonate, le ho ascoltate.

Ora sono pronta.

Non ho più ali.

Ma sono pronta per cadere.

Anthony Browell