Libera di ascoltarti, libera di correre via lontano,
di sentire il mio corpo,
nuovo,
un ultimo respiro di vento,
prima dell'addio.
Ho sofferto per la tua mancanza,
ed ora sei qui,
ma non posso toccarti,
perché tu sei me,
sei me,
per sempre.
E se ti ho troppo amata,
ora,
le lacrime non servono.
Tu eri mia amica,
tu eri il mio fuoco,
ed ora sei ancora con me.
Wang Yuyuan
Libera, come poche volte nella mia vita,
l'aria entra in me in un'onda,
mi abbraccia.
In un vortice lento, scostante.
Libere insieme,
io e te.
Tu mi capisci,
non mi condanni,
non giudichi le mie debolezze
e corri forte con me.
La città è tutt'attorno a noi,
libere,
unite
e separate
per sempre.
Ti voglio bene
e
ti
aspetto.
Un giorno
ci ritroveremo
e rideremo
forte,
nessuno potrà dividerci
più.
Cesura. Pausa. La musica si ferma per un istante, la poesia anche.
La mia cesura sei stata tu, dolce amica. La tua vita logorata, la morte di tua figlia, come un angelo senza più ali, ferma sul letto d'ospedale.
La mia vita si è spezzata un po' con il tuo dolore di madre, madre che vede morire la sua piccola e l'abbraccia, ma è troppo tardi.
La morte dei figli, il male che ci divora dentro come un cancro e cresce, non s'arresta.
E così è stato, lui ti ha presa e portata via da me, da noi.
La mia cesura. Giugno 2015. Da allora non sono più giovane, ma sono vecchia. La mia vita abitata da fantasmi; io, amata, superstite.
L'altra cesura è precedente. Nell'estate del 2011, in mezzo alla Toscana assolata, nei campi di grano sterminati io perdo te, papà. Tu sei la mia infanzia e la mia adolescenza. Sei l'uomo che prima ho odiato e poi amato, sei l'uomo che è caduto e ha saputo rialzarsi. Sei la persona più forte che io abbia mai conosciuto e mi manchi come l'aria. Le tue parole, il timbro unico della tua voce, le tue idee, il tuo essere splendidamente anarchico, la tua voglia di farcela, nonostante l'ictus; tu. Tu, mi manchi.
Le cesure ci accompagnano. Sono attimi in cui tutto si ferma, si congela. La nostra storia poi riprende, eppure è diversa, perché noi siamo cambiati. Irrimediabilmente. Non si può tornare indietro, riavvolgere la pellicola.
Il film va avanti, ci rimangono i ricordi, immagini perse nella nebbia, voci sussurrate e tutto l'amore che ancora ci brucia dentro.
Stella bianca nella notte d'estate,
tu sei bagliore nel mio silenzio.
Stella, tu mi parli con una voce che conosco,
dolce, facile al riso,
una voce di ragazza, più che di donna,
una voce di bambina cresciuta in alto, tra le vette.
Raccontami allora la sua storia,
stella,
raccontami di quell'infanzia, perduta tra le rocce più alte,
con sua sorella e il bambino dai capelli rossi,
raccontami del cielo,
immenso sopra di lei,
così piccola, così forte.
Parlami di quei giorni di nuvole e pioggia,
sui prati,
delle corse fino a non avere più fiato,
su, fino alla cascata, dove l'acqua scava e non si ferma.
Parlami dei pomeriggi nella grande città,
dei suoi vent'anni, della sua incerta scoperta del mondo,
e poi dell'amore,
tu lo sai e brilli con violenza.
Dell'amore.
Gocce sugli aghi di pino,
istanti vissuti,
perle,
sorrisi,
abbracci.
Dimmi, quanto tempo ci è rimasto per tutto questo,
stella.
Tu conosci il segreto di questa magica e dolorosa storia: vivi ogni istante,
questo mi dici.
Vivi con gioia ogni momento.
Ascolta il rumore dell'acqua,
chiudi gli occhi,
assapora il ritmo del tuo respiro,
ammira il tuo corpo,
così unico, così tuo.
Ama senza risparmio, senza tregua.
Credi fino alla fine alla promessa di un mondo migliore,
realizzala,
per quel che puoi,
per quel che sai,
con i tuoi mezzi.
Nuota, ridi, piangi,
immergiti nell'acqua e ritorna su,
più viva dopo il pianto,
più vera, perchè hai visto l'abisso.
Stella bianca nella notte d'estate,
tu vuoi cantare questa canzone,
così tragica, così incantevole.
E io non farò altro che ascoltarti,
aprendo le mie povere mani vuote,
afferrando l'aria,
imparando le rime
così tanto attese.
Stella, ora vedo il tuo viso,
è un volto di donna,
di ragazza,
di bambina.
Amica, ti regalerei,
i giorni migliori di maggio,
i petali delle prime rose,
i cieli sconfinati dell'infanzia,
le corse verso la collina,
quando il sole scivola verso l'orizzonte.
Ti regalerei,
il sapore delle piccole mele selvatiche,
quelle raccolte dall'albero,
quelle rubate.
Amica, sorella,
ti regalerei
ogni istante vissuto della nostra storia,
così dolce, così amaro.
Ti regalerei
una favola ingenua,
in cui il male perde
e il bene trionfa su tutto.
Ti regalerei
i ricordi di quelle sere estive,
in cui parlavamo
dei nostri uomini,
e ridevamo di loro
e dei loro limiti.
Ti regalerei
tutta la speranza del mondo,
per poter affrontare questa salita,
senza avvertirne il peso,
senza sentire male.
Ti regalerei
la gioia che ora non ho,
la forza
che ho perso,
ma che voglio ritrovare.
Buon compleanno,
amica mia,
so che mi capirai,
se vedrai le mie mani vuote;
voglio portarti a vedere le lucciole
lampeggiare nel canale,
voglio ridere con te,
come allora,
quando il vento non ci faceva paura.