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martedì 26 novembre 2019

The curse


Il freddo era arrivato e tu avevi passato la frontiera.
Io lavoravo duramente. Cucinavo, pulivo la casa, parlavo con le piante, spolveravo, correvo per la città immemore.
Avevo dimenticato le mie promesse?
Chi ero diventata?
Una straniera. Una straniera, come te.
I miei capelli si contorcevano, la mia pelle vibrava sotto le maglie pesanti, i miei occhi riflettevano tutte le nuvole che avevo visto nella mia vita.



I miei sogni di notte erano liquidi. Ero nell'acqua, navigavo per ore intere, mi perdevo tra le costellazione sconosciute.
Ma era inutile tentare di fuggire via da te. Ero sotto il tuo incantesimo.
Le tue mani, come una carezza rimossa,
le tue mani
che creano e plasmano,
la tua voce
che racconta, che mi porta lontano, che mi fa viaggiare stando ferma.
Quando parlo con te vedo i tuoi universi, vedo le strade che hai percorso, i cieli, i deserti, le vie trafficate, sento gli odori forti delle spezie e sento il tuo destino.
Come inciso sul palmo, la tua via.

Il solco che hai creato dentro di me allora fiorisce, come in primavera.
I semi sono rimasti a lungo sotterrati, in quest’inverno precoce.
L’acqua dei tuoi silenzi è penetrata, goccia a goccia.
Lentamente ha dissetato le piccole piante che ora crescono, come figlie inconsapevoli.

E io continuo a raccontare storie, cercando di non pensare a quei fiori che pulsano dolorosamente in me.










martedì 29 ottobre 2019

Il gioco del teatro

Sono nata in una famiglia in cui il teatro non era un mestiere, ma una passione nascosta.

Mia madre diventava una strega, costruiva teatrini per burattini, draghi di cartapesta giganteschi per le sfilate di carnevale, scriveva copioni per recite fino a notte fonda, eppure diceva che il suo mestiere era un altro, il teatro era solo un diversivo, una distrazione dagli impegni quotidiani.








Noi bambini vivevamo recitando. Io costruivo storie complesse che duravano anni con mia sorella, complice dell'incanto.
Io e lei, uniche depositarie dei segreti del nostro mondo parallelo, in cui nessuno poteva accedere.

Mio padre assecondava il gioco del teatro, anche lui affascinato dalla finzione, scattava fotografie in cui il reale si distorceva. Cercava la luce giusta, riprendeva con la sua cinepresa istanti irripetibili e li rallentava.
Lui e il cinema, lui e il mondo soprannaturale.

Recitavamo in spettacoli creati da mia madre e ricordo l'emozione del palco, quando il sipario era ancora chiuso e sentivi il pubblico là fuori, palpitante, vivo. Era lì per te.





Ancora oggi vibro per la rappresentazione e nei bambini rivedo la mia emozione. La musica, il ritmo, i loro occhi fissi sul pubblico. Andrà tutto bene, dico loro.
Ed è vero, sono meravigliosi.
Si apre il sipario immaginario e loro sono lì, diventano insetti fatati, spuntano ali luminose sulle loro schiene, appaiono cavalli, gufi, civette... La stanza si riempie di fiori stregati ed alberi dalle fronde folte e ventose.
Ecco qui; il gioco del teatro è iniziato un'altra volta.
E io lo so che andrà avanti fino alle fine dei miei giorni.


 Diapositive 1985






martedì 1 ottobre 2019

Stand by me

Balla sul mondo che cade
e stringimi sul precipizio.

Nel caldo dell'autunno
più non temo
le tue parole
e la tua presenza,
costante,
nell'assenza,
perché ho troppo sofferto, 
ho aspettato per troppi giorni, 
troppe notti.

E, ora, 
non ho più paura.

Balla con me, 
vorrei vederti sorridere,
vederti correre, 
forte, 
insieme,
come ragazzi
impazziti
e felici, 
incoscienti.

 Claude Lelouch


Balla e dimentica
tutto il dolore
del mondo, 
come croci su di noi, 
sulla nostra pelle
le cicatrici del rancore
di questi anni malati,
delle parole non dette, 
di quelle sussurrate alla notte,
di nascosto, 
maledicendosi mille volte.

Avvicinati,
il tempo si è capovolto,
il mio passato è il mio futuro,
sono pronta ad ascoltarti.

Ballando in questa calda mattina
d'ottobre
impariamo i nostri nomi.

Io non ho mai dimenticato il tuo.






mercoledì 18 settembre 2019

A settembre

 A settembre scrollati i sogni dai capelli, risciacqua via tutte le illusioni dell'estate,
guardati senza vestiti, davanti allo specchio.
Accarezza i lividi, le rughe, le vene che emergono,
accarezza i segni del dolore e della stanchezza.
Abbracciati e non stupirti se ti sentirai felice, per un momento.

A settembre recupera tutte le foto di te,
di quando eri bambino e ancora ci credevi,
di quando hai conosciuto l'amore,
di quando sei caduto e hai sentito male per i frammenti di vetro dentro di te,
recupera tutto.
Respira.
Cammina,
ascolta.

A settembre l'estate non muore ancora e la notte è ancora lunga,
per te
e
per me.

Combatto stancamente le mie piccole battaglie quotidiane,
guerriera, paladina degli ultimi,
non ho più la forza per combattere te.

E mi arrendo.
Alzo le braccia, prendi i miei sogni,
sono lì, davanti a te.
Strappali o custodiscili,
sono perduta,
ormai.
E non so più il mio nome.
Vorrei solo entrare in te,
e vivere di dimenticanza.


 Cath Waters





venerdì 30 agosto 2019

Il mondo sommerso

Vivevo a metà. Di giorno ero una cameriera diligente. Mi muovevo svelta tra i tavoli e il bancone, spillavo la birra, cercavo di dimenticare i tuoi occhi, fissi dentro di me come una dolce maledizione.
Di notte, nel mio letto, la tua presenza si faceva luminosa e io ti sentivo.
Potevo piangere quanto volevo, cercare di contare tutte le stelle sul soffitto, osservare gli anelli di Saturno, perdermi nel muoversi lento delle costellazioni, nella rotazione di Venere o di Marte, tu eri lì.


Entravo allora nel mondo sommerso dei sogni.
C'erano i miei fantasmi, mi accompagnavano nella profondità del mare, tra le mante, i pesci pilota, gli anemoni, le murene che aprivano la bocca e mi fissavano con i loro occhi bianchi.
Non avevo paura con loro, mi conducevano con sicurezza nel profondo dell'oceano.
- Non ti spezzerai - mi dicevano per rassicurarmi - E non annegherai -
Laggiù c'era la casa della mia infanzia, era tutto come allora, virato al blu, ma le alghe avevano invaso le stanze. Il cuore batteva troppo forte, mi mancava l'aria.
Volevo tornare in superficie. Su, più su.

Nel letto c'ero solo più io, le stelle erano precipitate.
Io e il buio,
io e la mancanza
di una voce,
di uno sguardo,
di una luce che avevo visto in te.


    Cocoparisienne


Lavoravo con meticolosità al mattino, sorridevo, ero io.

Ma bastava poco; lo scorrere dell'acqua nel lavandino, il fruscio delle foglie di un albero, il dolce rumore del vento e il mondo sommerso ritornava, in un'onda tiepida, mi riabbracciava.
Non potevo sfuggire a quell'incantesimo.

Piccole gocce di mare sulla mia pelle, come il ricordo di te.

Alzavo il calice, per un momento e brindavo al tuo sorriso, asciugando un lacrima che scivolava giù, a tradimento. Non mi era concesso piangere.

Tornavo al mio lavoro, tra i tavoli e i clienti, schivando i pesci farfalla e i polpi.

Forse una notte tu saresti rimasto con me, forse un giorno ci saremmo immersi insieme nel mondo sommerso.






 

martedì 4 giugno 2019

Bang bang

Sono partito e non so quando ritornerò. Un viaggio dentro e fuori di me, tu non lo sai.

Sei ingenua e perduta.
Io parto e vado lontano, così è la vita.
Non portare rancore.

René-Jacques 



Ho distrutto una parte di me, camminando nella notte fino all'alba.

Il cielo infine era troppo vicino.

Sono scappato, le vie, le case, i palazzi, come dopo una guerra.
Ma la guerra era in me.
Sanguinavo dentro, lentamente.
Questo dolore ancora continua.

E tu eri lì, bella come non ti ricordavo.
Anche tu avevi visto il baratro, anche tu eri stata troppo vicina al precipizio.
Uno, due, tre.
Chi hai sognato stanotte?
Non lo voglio sapere, perché potrei farti del male.

Bambina,
io e te per sempre,
combattenti,
perdenti,
amanti,
nemici,
fratelli,
sulla strada deserta.

Non posso abbandonare tutto ciò che siamo stati,
voglio vederti senza nient'altro addosso che la tua voglia di me.
Voglio il mare su di noi.
Le nuvole,
nei tuoi occhi
e i tuoi respiri,
sempre più brevi.



 Jean-Claude Bélégou



E ti vedo bambina,
ti vedo ragazza,
mamma,
e donna come ora,
e piango.
Perché il fuoco è sotto di noi,
il fuoco è dentro di noi.

Stringimi più forte,
non farmi andare via.





martedì 16 aprile 2019

Solitudine in La minore

Quando suonavo la chitarra amavo il La minore, era il mio accordo preferito.

Era caldo, sapeva di casa quando rientri dopo una tempesta, sapeva di resina, di bacio lento dopo mesi d'attesa. Sapeva di lacrime dolci, di pelle accarezzata dopo secoli di lontananza, di tramonti e notti sussurrate.

Il La minore era il suono della pioggia dopo settimane di siccità, l'abbraccio con un amico che avevi perduto.




Krzysztof Kieślowski




Il La minore è ora l'accordo perfetto per me e per la mia solitudine.

Nella mia stanza così vuota, nella notte così piena di stelle cadenti che vedo solo io.

Solitudine in La minore per tutti questi giorni, pomeriggi, sere in cui cerco di recuperare il senso di me.

E non so più chi sono.


Prendo la chitarra e ricordo ciò che sono stata: una ragazza malata d'idealismo che voleva cambiare il mondo e suonare per le strade di Lisbona o Parigi, vivendo d'amore e poesia.

Sorrido a quella ragazza, le mie dita sono lì, sulle corde giuste.

La minore ancora una volta per te, per me, per tutti i vagabondi come noi. Per tutto quest'errore che errore non è.



La minore per te che non sei qui

eppure ci sei.





sabato 9 febbraio 2019

Libera di correre via lontano

Libera di ascoltarti, libera di correre via lontano,
di sentire il mio corpo,
nuovo,
un ultimo respiro di vento,
prima dell'addio.

Ho sofferto per la tua mancanza,
ed ora sei qui,
ma non posso toccarti,
perché tu sei me,
sei me,
per sempre.

E se ti ho troppo amata,
ora,
le lacrime non servono.
Tu eri mia amica,
tu eri il mio fuoco,
ed ora sei ancora con me.


 Wang Yuyuan



Libera, come poche volte nella mia vita,
l'aria entra in me in un'onda,
mi abbraccia.
In un vortice lento, scostante.

Libere insieme,
io e te.
Tu mi capisci,
non mi condanni,
non giudichi le mie debolezze
e corri forte con me.
La città è tutt'attorno a noi,
libere,
unite
e separate
per sempre.

Ti voglio bene
e
ti
aspetto.

Un giorno
ci ritroveremo
e rideremo
forte,
nessuno potrà dividerci
 più.




martedì 29 gennaio 2019

Where is my mind

Piangere d'emozione per ogni istante di vita regalato, per il cielo così spaccato nel blu, per i pensieri che si rincorrono, farfalle dalle ali bianche, dentro di me, dolorosamente vive.

Sono fatta d'aria anch'io ora, sono foresta bruciata, sono seme nella terra, incerto, cieco, devoto, riconoscente.
Perché questo vento mi entra nell'anima, la nutre.

 Like He



Sono sostanza ibrida ed ho paura di me.
Ho paura dei miei silenzi, ho paura delle mie parole, così sbagliate, così ossessive.
Ho paura dei miei gesti, del mio incedere nel sole dell'inverno.
Le emozioni mi possiedono,
chi sono?
Piccolo seme perduto,
che ne sarà di te?
Che ne sarà di me?
Che ne sarà di me.