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giovedì 14 novembre 2013

L'amore al tempo dei citofoni


 Negli anni 90 se ti piaceva qualcuno non dovevi chiedergli l’amicizia su Facebook, perché Facebook non esisteva. Non c’erano i telefonini, ma un oggetto un po’ inquietante: il telefono fisso. Certo non era il massimo telefonare a qualcuno che ti piaceva, senza passare per uno stalker, termine ancora del tutto ignoto, in più rischiavi di dover prima parlare con i suoi genitori – Andrea c’è qui una ragazza per te! Non ho capito, vieni va.- Imbarazzo totale.

In quell'epoca era quindi più semplice andare in bici o a piedi nella zona frequentata dalla persona amata. Camminavi davanti al suo gruppo e magari ti diceva: Ciao!

Dall'intonazione potevi intuire se gli interessavi o meno. Quante elucubrazioni inutili! Ma sì, hai visto come ti ha salutato! Si vede che gli piaci. Eh sì…

La mia è stata un’epoca di grandi immaginazioni, storie inventate che riempivano la nostra vita e spesso diventavano protagoniste assolute dei nostri giorni.


È lui? Sì. Mi guarda?

Non so. Forse; forse avrebbe voluto guardarti, ma si vergognava.


E a volte passavi davanti alla casa dell’amato immaginario, fissavi il nome scritto sul citofono e il cuore aveva un sussulto... Sì, c'era della poesia in tutta quella complicata attesa.

        




sabato 8 giugno 2013

my generation

Negli anni 90 sognavamo una rivoluzione che non voleva arrivare. Maledicevamo la nostra insipienza e la nostra impotenza. Negli anni 90 la città era più piccola. C'erano locali pieni di fumo, suonavamo per evasione e desiderio di rivalsa. Eppure non bastava mai.
Imparavamo a memoria canzoni straniere, senza sapere bene il significato di quelle parole.
Nei videogiochi picchiavamo nemici troppo forti.
I nostri padri avevano già fatto tutto. Dopo i Pink Floyd che ti vuoi inventare?



Sul finire degli anni 90 sembrava che qualcosa di grosso stesse accadendo. A Genova spacchiamo il mondo, ne ricreiamo uno nuovo. A Genova il cielo era blu, uno specchio di mare capovolto. Non arrivammo mai a toccare l'acqua. Abbiamo corso tanto e c'era del sangue sul marciapiede.
E poi a settembre. Le torri si sono sgretolate, tutto si bloccò. Noi siamo rimasti attoniti, incapaci di crescere sul serio, riascoltiamo quelle canzoni, compriamo i nostri antichi giocattoli. Hanno fallito i nostri padri, ma noi? Non ci riconosciamo se ci guardiamo allo specchio.