domenica 5 giugno 2016

Tieniti forte a me

Vorrei riplasmarti,
come all'origine.
Vorrei ricondurti alla forma, 
ridarti sostanza,
ma tu, 
sei qui, 
senza occhi, 
non puoi più vedermi,
non ricordi, 
Diomio, non ricordi più.
Il suono della mia voce, 
è così lontano, 
perso, 
le porte sono chiuse, 
il corridoio è troppo buio, 
forse cadrai un'altra volta. 
Mi senti? 
Sono qui,
questa è la mia mano, 
questa la mia guancia, 
questa è la mia bocca, 
sì.
Sto ridendo.
Tieniti forte a me,
ora ci proviamo ancora,
uno, 
due.
Uno. Due.
Se cadiamo, cadiamo insieme.
Se cadiamo, 
cadiamo
insieme. 








martedì 17 maggio 2016

L'acqua, ancora una volta.

Scrivo per i giorni che ho perso, per l'ombra che abbraccia il mio corpo, adesso.
Mi faccio seppellire dalle piccole pietre del fiume.
I pesci mi troveranno, sfioreranno le mie gambe, come quando ero bambina e giocavo con loro.
Muoverò ancora ogni muscolo. Ogni movimento è una scoperta, per me, ora.
L'acqua è fredda e verde, mi ricorda quella volta, in cui tu mi hai detto che era finita. Il mondo perse tutte le tonalità calde, il giallo, il rosso, l'arancio. Ero rimasta da sola, c'erano solo gli specchi e il gocciolio del rubinetto, in cucina.
Ma adesso è tutto diverso, io sono qui, come nuova, nel fiume.
Gli alberi respirano sconvolti dalla loro rinascita, sono nel pieno della loro giovinezza e io non posso che piangere. Per loro, per me, per lei, per te. Piango per tutta la nostra fragilità. Siamo così deboli, siamo così soggetti alla decadenza, alla malattia, alla perdita. Eppure abbiamo sempre il desiderio di farcela. Ora mi immergo. Ritornerò, un giorno. E sarà uno spettacolo.


Julie De Waroquier



sabato 30 aprile 2016

Ricordati di me

La vita è fragile e io sono alla fine di un percorso. Ho poco tempo e non posso più attendere. Devo dire tutto. Raccontare tutte le storie sommerse, esplorare gli angoli sconosciuti di questa vecchia città.

So che mi accompagnerai, perché hai visto le rughe allargarsi sulla mia pelle, hai visto come il male mi sta divorando internamente. So che mi accompagnerai fino alla fine e sorriderai anche se è così difficile farlo, ora.

Il tramonto ha un colore che non ricordavo, le ombre sulle foglie hanno una sfumatura chiara, acquatica, le voci dei bambini sono così lontane, precipitate nei ricordi; eppure tutto è così vivo, così presente.

Io conto i giorni che mi rimangono e non posso che amare, amare tutto ciò che voi disprezzate: il traffico, le grida, la quotidiana stanchezza. Amo tutto, perché sto perdendo tutto. Amo tutto perché ora, davvero, capisco ogni cosa.
Sono un uomo, sono un bambino e mai sarò un vecchio. Ma ho la sapienza del dolore, per questo ti sorrido.
Cammina ancora con me, fino al ciglio della strada. Il sole ritorna ogni volta, il sole ritorna sempre.





giovedì 24 marzo 2016

Raccogli i miei petali

Raccogli i miei petali, non ho più la forza di lottare contro questo mondo malato.
Se mi credi, verrai con me e esploreremo l'universo delle gocce d'acqua al mattino, sulle corolle immemori.
Non serve la tua ira, non serve il tuo rancore. Dobbiamo solo imparare a respirare e a guardare il cielo. Ho contato 25 nuvole, sopra di me, ora. 25 pezzi di silenzio, 25 istanti rubati alla mia vita. Vorrei poter cambiare le tragedie quotidiane del tempo, ma non ce la faccio, non ne ho la forza.
Posso solo amare ogni momento, posso solo accarezzare le tue foglie nuove e piangere ancora per la luce che c'è questa mattina.
Ogni primavera è per me dolorosa e splendida, perché devo superare il confine, la linea scura della notte. Non c'è vita, senza la morte. La primavera è crudele, perché per sopravvivere ha dovuto uccidere. Una parte remota di sé. Una parte remota di me.




venerdì 26 febbraio 2016

Il tuo corpo era fatto di terra e silenzio

Sono in attesa di una tua risposta. Aspetto, contando i minuti.
Dimmi che verrai.
E che mi perdonerai.
Se ho pianto, come un bambino. Se ho avuto paura.
Tu sei la mia dolce tempesta.
Non posso vivere senza la tua pioggia
e il tuo vento.
Imparerò a dominare il mio furore.

Ho visto un bosco stanotte. Lì c'eri tu. 
Eri fatta di pelle e foglie,
i tuoi capelli si intrecciavano con l'edera
e il tuo corpo era fatto di terra e silenzio.

Hai aperto le mani
spaccate dal dolore
e mi hai sorriso.
Come quando tutto ha inizio, 
come quando ho visto la luce per la prima volta,
quando ho visto lei
e ho sentito l'odore del sangue, 
all'origine.

Sono qui. Ti aspetto da sempre.
Ero un bambino che correva fino al tramonto, 
poi sono stato un ragazzo dagli occhi lucidi,
ora sono un uomo, 
senza tempo.
Ti dono tutto il mio passato, 
tutto il mio presente.
Il mio futuro ancora non esiste, 
ma guardami,
è qui. 
Sta avvenendo tutto.
É una storia più grande di noi questa.




martedì 16 febbraio 2016

Il mare

Quanto mi mancano le tue parole. A volte penso che non sia vero, che non ci sei più. Che non sei più qui. E cammino e non mi riconosco, perché tu non ci sei. Sei nell'aria.
Posso fare chilometri, attraversare città, periferie che hanno dimenticato il loro nome, vie affollate, deserti d'asfalto senza memoria, ma non ti troverò. Non ti troverò più. Qui. Resta qualcosa di te, io lo so, ma brucia la tua fotografia dentro di me. Tu e tutta la tua storia.
Sorridevi e non sapevi cosa sarebbe accaduto.
Quanto sono inutili adesso le mie storie, non ci sei più tu a leggerle.
Nella mia mente si confondono tutti i pezzi delle mie vite. Non ho avuto una sola vita, ne ho avute molte. Sono stata tante e diverse persone.
Ora quei ricordi tornano, a tratti, come onde.
Tu e tutti gli altri siete affondati nel mio mare.
Non posso annegare. Io nuoterò.
E il cielo
e il mare
e l'affanno
e la quiete dell'abbandono
non mi porteranno giù.
Lo prometto,
io nuoterò fino alla fine dei respiri.
Stanca, indebolita, con il cuore malato; eppure così viva, ancora.
Così sconvolta dalla luce,
sempre diversa, sull'acqua.
E tu, e voi, mi accompagnerete con i vostri sorrisi. Io li ricordo tutti i vostri sorrisi. Se potessi dipingerli, raccontarli, per un momento, voi sareste di nuovo qui, con me.






domenica 17 gennaio 2016

Come un incantesimo

Come un incantesimo, la musica spezza i colori, li rompe in piccoli frammenti.
C'è il blu, 
tutto il mare e il suo rumore lontano; 
il nero dell'infinito
del cielo (te lo ricordi?),
era pazzesco, quella notte in montagna, una miriade di pianeti e costellazioni, 
una vertigine.
C'è il rosso, 
tutto l'amore che ho provato, 
rosso sangue, 
tutto quello che ho perso, 
rosso come le rose che si arrampicavano su di me, allora e adesso. Ancora e ancora.
C'è l'arancione,
come i tramonti, quando ho voglia di piangere
e non ho tempo per tutto questo.
C'è il viola, 
come la strada, quando cammino nella città e non posso fare altro che pensare.
C'è il bianco, 
come l'estate quel giorno, in cui tutti sorridevano e ci abbracciavano. Come eravamo belli, come eravamo giovani.
C'è il grigio, 
come la nebbia e l'inverno. I vetri appannati e le parole sussurrate, nelle case.
C'è il verde, 
come le foglie, quando è primavera e tu ti senti ancora così bene, e pensi che vuoi correre forte, non importa dove. Correre, nel verde, nel cielo, nell'aria, nel tuo tempo.
C'è il giallo, come i campi di grano e tutti i desideri, i campi di grano che vedi quando il treno corre troppo veloce e tu ti perdi guardandoli. E vorresti fermarti, ma non puoi.
C'è il marrone della terra, l'ho toccata e mi sono sentita viva. La terra è umida e nasconde centinaia di storie, insetti, lombrichi, creature che sognano mondi lontanissimi.
Tutti i colori del mondo, 
tutti i respiri che ho fatto, 
tutte le favole che ho inventato, 
tutte le persone che ho amato, 
tutti quelli che ho perso.
Scrivo per colori, perché ho dimenticato le parole, mi è rimasta solo una disperata voglia di vivere.
Come un incantesimo, 
dipingo i miei giorni.
Blu, rosso, giallo, viola, ocra, violetto, nero, indaco, azzurro.
Come un incantesimo,
non ho più paura di essere io,
come un incantesimo, 
mi perdo e mi ritrovo,
ora, 
in questo gioco di specchi.





giovedì 31 dicembre 2015

E l'inverno se ne andrà, anche senza gridare.

Era gennaio. Le strade avevano perso tutti i colori. Avevo freddo. La mia famiglia era lontana, ero scappata da loro, avevo rinnegato i loro insegnamenti; ero una derelitta, una perdente.
Non potevo fare altro che tossire, osservavo il fumo che usciva dalle labbra. Io e il mio alito, nessun altro in tutta la via. Gli altri stavano festeggiando, io stavo annegando.

Se suono forse non sento questo dolore, se suono forse dimentico. Io, nella mia stanza, gli accordi per sconfiggere il silenzio.
La luce tutt'intorno a me, se mi sforzo posso immaginare il calore della mia infanzia, il caminetto acceso, i sorrisi perduti.
Se mi sforzo posso costruire un mondo migliore, fatto di promesse mantenute, di giardini dai petali umidi di vita, di battaglie vinte da tutti.

E l'inverno se ne andrà, anche senza gridare. L'inverno se ne andrà e mi vedrà diversa. Sarò più vecchia, più forte. Anche quando prenderò quel treno che mi porterà a casa, solo per un momento, un momento solo, non mi sentirò straniera.






mercoledì 23 dicembre 2015

Natale con te

Ecco, ora, in questo istante, io ti sento.
Oltre la morte, oltre i giorni e le notti.
Io ti sento. E tu sei tutto il mio amore, sei il mio passato e sei il mio futuro.
Aria, tempesta, lacrima, sorriso, sospiro.

E in queste ore, in cui tutti brindano, in cui ci si abbraccia, ci si bacia, sotto il cielo così asciutto, il nostro cielo così deserto, io alzo il calice anche per te, per voi.

Io, circondata dagli specchi, coi vostri volti, così vicini e così irraggiungibili.
Buon Natale.
Vi amo, per sempre.









lunedì 7 dicembre 2015

lavoro duro come replicante

Alcune volte S. credeva di non potercela fare. Troppa la polvere nella sua casa, troppe le idee che si affollavano nella sua mente. Troppi i sogni e i desideri, come statuine di vetro, scheggiate dall'incuria e dalle offese. In fondo non erano importanti, lo aveva capito. Non era diversa dagli altri, non era migliore. Si ritrovava a pulire quelle stanze, in un labirinto di scale, di specchi azzurri.
Insegnatemi i segreti,
tutto devo imparare.
Si diceva.
Dove sto sbagliando.
Dove.
E poi doveva riprendere a correre,
a correre,
correre ancora.
Per un istante, nelle vetrine, si vedeva. Era una creatura fuggita dal regno delle favole, precipitata nella vita. Era distrutta, fragile ed esausta.
La strada, davanti a lei, ghiacciata dai silenzi degli uomini, si apriva come le pagine di un libro già letto.
Ora entro nella mia piccola storia.
Nessuno lo saprà.
Nessuno mi vedrà.