Piccole gocce di noi. Noi che siamo stati bambini, noi che abbiamo sorriso alzando il viso, le nuvole sulla nostra pelle, luci sul corpo. Noi che abbiamo costruito case immaginarie, fatte di alberi e di silenzi, di foglie e di respiri. Noi.
Noi siamo uomini e donne.
Piccole gocce di noi. Su questa terra assetata di eroi. Noi, nelle case distrutte.
Piccole gocce di noi. Chinati verso il suolo, non riusciamo ad alzare la testa.
Mi senti? Mi senti ancora?
Ci sei laggiù?
Sprofondato dentro di me.
Scavare non serve.
Piccole gocce di noi, perché abbiamo bisogno d'acqua. Dissetami con la tua dolce presenza, io starò qui e ti ascolterò. Non avrò più fretta, perché il tempo scorre diversamente, perché ora ho capito.
Per tutta la vita ho inseguito un sogno e ora mi accorgo che senza di voi niente avrebbe senso. Che io sono voi, che ciò che conta è qui.
Siamo stati ingenui, ma felici.
Piccole gocce di noi, bambini, giovani, donne, uomini. Per sempre liberi nell'aria.
D'estate i sogni prendono il sopravvento su di me. Le favole che ho scritto, i personaggi, le mie visioni, m'inondano. Sono qui, ma sono anche altrove.
Non si può vivere a metà.
Devi scegliere.
Sospesa tra due realtà, tra più universi, osservo le espressioni mutevoli delle persone; vorrei ascoltare tutte le vostre storie, anche le più insignificanti.
Tutte le vite hanno un segreto prezioso, ognuno di noi conserva un momento magico, racchiuso dentro di sé.
Come quando tu ti sei guardata allo specchio e ti sei vista giovane, pronta per stare con lui. E le tue mani, nelle sue, plasmavano il tempo.
Come quando tu hai visto il mare e hai pianto.
Foto: Sally Gall
Vorrei lasciarmi abbracciare dall'aria, tornare a vivere nella leggera incoscienza, parlando di poesie, credendomi forte.
E sono qui, nella mia casa popolata di fantasmi, il corpo sudato, le parole spezzate, il vino, la città là fuori, un deserto bianco e tutto l'amore che ho, che mi possiede a tratti, ferocemente.
In balia dell'estate, cerco nei prati i piccoli fiori celesti. Ma non li trovo. Non li trovo più.
Se tu fossi con me, ora, rideremmo delle mie paure e mi diresti - Va tutto bene. Abbi fede -
In balia dell'estate, ti inseguo nelle nuvole, nelle ombre al tramonto, nei corridoi vuoti, nelle stanze abbandonate, nelle vie troppo assolate. E ti trovo infine. Non eri mai andato via.
Sempre conservo il ricordo delle ombre e delle luci di quella casa coperta dall'edera, la mia piccola casa divorata dalle piante rampicanti e dalla notte, così umida e crudele.
Se sono qui, ora, è perché sono cresciuta, sono diventata una donna, una madre, una moglie. Non ho più paura del tempo, ma vedo gli amici andarsene e sono impotente davanti alle loro porte chiuse per sempre. Ci parliamo ancora, ci amiamo, ma attraverso le porte. Non possiamo più toccarci, né vederci, né ascoltarci. Così sopravviviamo alla nostra separazione sussurrando ai nostri fantasmi, sorridiamo a qualcosa di indistinto nascosto nell'aria; forse uno sguardo, la luce di un istante dimenticato che riaffiora, leggera, inaspettata.
A volte mi chiedo perché. Perché il dolore, la malattia, la decadenza. Non so trovare le risposte. Sono un piccolo, fragile, essere che osserva, che ama, con affanno, che spera, spera sempre fino alla fine. Non si può vivere di speranza. Eppure io non ho altro.
Se troverò la forza arriverò fino alla fine della strada con i fiori ormai secchi nelle mani, la bocca arida, le gambe distrutte, la schiena piegata e negli occhi un bagliore antico. Come all'inizio della storia, in quella casa tra le foglie.
Scrivo per i giorni che ho perso, per l'ombra che abbraccia il mio corpo, adesso.
Mi faccio seppellire dalle piccole pietre del fiume.
I pesci mi troveranno, sfioreranno le mie gambe, come quando ero bambina e giocavo con loro.
Muoverò ancora ogni muscolo. Ogni movimento è una scoperta, per me, ora.
L'acqua è fredda e verde, mi ricorda quella volta, in cui tu mi hai detto che era finita. Il mondo perse tutte le tonalità calde, il giallo, il rosso, l'arancio. Ero rimasta da sola, c'erano solo gli specchi e il gocciolio del rubinetto, in cucina.
Ma adesso è tutto diverso, io sono qui, come nuova, nel fiume.
Gli alberi respirano sconvolti dalla loro rinascita, sono nel pieno della loro giovinezza e io non posso che piangere. Per loro, per me, per lei, per te. Piango per tutta la nostra fragilità. Siamo così deboli, siamo così soggetti alla decadenza, alla malattia, alla perdita. Eppure abbiamo sempre il desiderio di farcela. Ora mi immergo. Ritornerò, un giorno. E sarà uno spettacolo.
La vita è fragile e io sono alla fine di un percorso. Ho poco tempo e non posso più attendere. Devo dire tutto. Raccontare tutte le storie sommerse, esplorare gli angoli sconosciuti di questa vecchia città.
So che mi accompagnerai, perché hai visto le rughe allargarsi sulla mia pelle, hai visto come il male mi sta divorando internamente. So che mi accompagnerai fino alla fine e sorriderai anche se è così difficile farlo, ora.
Il tramonto ha un colore che non ricordavo, le ombre sulle foglie hanno una sfumatura chiara, acquatica, le voci dei bambini sono così lontane, precipitate nei ricordi; eppure tutto è così vivo, così presente.
Io conto i giorni che mi rimangono e non posso che amare, amare tutto ciò che voi disprezzate: il traffico, le grida, la quotidiana stanchezza. Amo tutto, perché sto perdendo tutto. Amo tutto perché ora, davvero, capisco ogni cosa.
Sono un uomo, sono un bambino e mai sarò un vecchio. Ma ho la sapienza del dolore, per questo ti sorrido.
Cammina ancora con me, fino al ciglio della strada. Il sole ritorna ogni volta, il sole ritorna sempre.
Raccogli i miei petali, non ho più la forza di lottare contro questo mondo malato.
Se mi credi, verrai con me e esploreremo l'universo delle gocce d'acqua al mattino, sulle corolle immemori.
Non serve la tua ira, non serve il tuo rancore. Dobbiamo solo imparare a respirare e a guardare il cielo. Ho contato 25 nuvole, sopra di me, ora. 25 pezzi di silenzio, 25 istanti rubati alla mia vita. Vorrei poter cambiare le tragedie quotidiane del tempo, ma non ce la faccio, non ne ho la forza.
Posso solo amare ogni momento, posso solo accarezzare le tue foglie nuove e piangere ancora per la luce che c'è questa mattina.
Ogni primavera è per me dolorosa e splendida, perché devo superare il confine, la linea scura della notte. Non c'è vita, senza la morte. La primavera è crudele, perché per sopravvivere ha dovuto uccidere. Una parte remota di sé. Una parte remota di me.
Quanto mi mancano le tue parole. A volte penso che non sia vero, che non ci sei più. Che non sei più qui. E cammino e non mi riconosco, perché tu non ci sei. Sei nell'aria.
Posso fare chilometri, attraversare città, periferie che hanno dimenticato il loro nome, vie affollate, deserti d'asfalto senza memoria, ma non ti troverò. Non ti troverò più. Qui. Resta qualcosa di te, io lo so, ma brucia la tua fotografia dentro di me. Tu e tutta la tua storia.
Sorridevi e non sapevi cosa sarebbe accaduto.
Quanto sono inutili adesso le mie storie, non ci sei più tu a leggerle.
Nella mia mente si confondono tutti i pezzi delle mie vite. Non ho avuto una sola vita, ne ho avute molte. Sono stata tante e diverse persone.
Ora quei ricordi tornano, a tratti, come onde.
Tu e tutti gli altri siete affondati nel mio mare.
Non posso annegare. Io nuoterò.
E il cielo
e il mare
e l'affanno
e la quiete dell'abbandono
non mi porteranno giù.
Lo prometto,
io nuoterò fino alla fine dei respiri.
Stanca, indebolita, con il cuore malato; eppure così viva, ancora.
Così sconvolta dalla luce,
sempre diversa, sull'acqua.
E tu, e voi, mi accompagnerete con i vostri sorrisi. Io li ricordo tutti i vostri sorrisi. Se potessi dipingerli, raccontarli, per un momento, voi sareste di nuovo qui, con me.
Come un incantesimo, la musica spezza i colori, li rompe in piccoli frammenti.
C'è il blu,
tutto il mare e il suo rumore lontano;
il nero dell'infinito
del cielo (te lo ricordi?),
era pazzesco, quella notte in montagna, una miriade di pianeti e costellazioni,
una vertigine.
C'è il rosso,
tutto l'amore che ho provato,
rosso sangue,
tutto quello che ho perso,
rosso come le rose che si arrampicavano su di me, allora e adesso. Ancora e ancora.
C'è l'arancione,
come i tramonti, quando ho voglia di piangere
e non ho tempo per tutto questo.
C'è il viola,
come la strada, quando cammino nella città e non posso fare altro che pensare.
C'è il bianco,
come l'estate quel giorno, in cui tutti sorridevano e ci abbracciavano. Come eravamo belli, come eravamo giovani.
C'è il grigio,
come la nebbia e l'inverno. I vetri appannati e le parole sussurrate, nelle case.
C'è il verde,
come le foglie, quando è primavera e tu ti senti ancora così bene, e pensi che vuoi correre forte, non importa dove. Correre, nel verde, nel cielo, nell'aria, nel tuo tempo.
C'è il giallo, come i campi di grano e tutti i desideri, i campi di grano che vedi quando il treno corre troppo veloce e tu ti perdi guardandoli. E vorresti fermarti, ma non puoi.
C'è il marrone della terra, l'ho toccata e mi sono sentita viva. La terra è umida e nasconde centinaia di storie, insetti, lombrichi, creature che sognano mondi lontanissimi.
Tutti i colori del mondo,
tutti i respiri che ho fatto,
tutte le favole che ho inventato,
tutte le persone che ho amato,
tutti quelli che ho perso.
Scrivo per colori, perché ho dimenticato le parole, mi è rimasta solo una disperata voglia di vivere.