domenica 22 maggio 2022

Cuando calienta el sol

 In metro, stanca, grigio e nero fuori dai finestrini.

Entra lui, un uomo tarchiato, dai tratti sudamericani, la pelle del colore del sole, con la chitarra.

Poche note e si apre un ricordo.

Cuando calienta el sol aquí en la playa

Siento tu cuerpo vibrar cerca de mí
Es tu palpitar, es tu cara, es tu pelo
Son tus besos, me estremezco.

Rivedo lui, la sua gamba destra che non gli rispondeva più bene, camminava lentamente. 
Il braccio destro si muoveva parzialmente, la mano non poteva afferrare niente, le dita rimanevano chiuse. 
Lui talvolta ci giocava con la sua mano ferma.
Rivedo la sua espressione felice quando ascoltava i suoi vinili.
Tornava ragazzino.
E a volte metteva questa canzone Cuando calienta el sol.
E lo vedevo lì, vicino al suo mare, al tramonto.
Lo vedevo correre.
Lo vedevo luminoso, come è sempre stato.

Nel vagone della metro è entrato il mare per un momento, un solo bellissimo momento.

Grazie per questo viaggio nel passato, musicista di strada.

Grazie per sempre, papà. 














domenica 10 aprile 2022

La foresta ad aprile

 La foresta ad aprile si risveglia lentamente,

petali bagnati dall'umidità della notte,

muschio che respira, 

arrampicandosi sui nostri corpi,

come quando vuoi gridare forte,

come quando t'immergi nell'acqua dopo tanto tempo, 

come quando i nostri sguardi erano leggermente strabici,

e finivamo per inciampare

cadendo giù, 

nella tana del coniglio, 

ridendo come bambini o come pazzi, 

giù 

a perdifiato.



Respira, 

è solo un momento, 

poi ritorna l'aria

è solo un momento.




La foresta ad aprile

si aprì con tutti i suoi segreti,

piangevamo e ridevamo,

minuscoli sotto alle foglie,

alle felci,

non volevamo fermarci, 

corremmo fino alla fine, 

lacrime e baci, 

fino alla fine.



La foresta ad aprile

è crudele e selvaggia, 

come la primavera, 

brutale e vitale 

come tutti i finali, 

brutale e vitale

come tutti gli inizi. 





martedì 1 marzo 2022

Prendimi e portami via

 Prendimi e portami via

dal fumo e dal suono delle sirene.

Portami via, fino al fiume.

Lo attraverseremo con il cuore che rimbomba nelle orecchie.

La tua mano, 

la mia, 

l'acqua sotto di noi

e l'inferno dietro.

Il cielo insanguinato, 

la macchia si allarga sempre di più.

Uomini vi siete persi?

Avete pugnalato la terra e le nuvole e

ora c'è sangue dappertutto.

Prendimi e portami via, 

nei sentieri dimenticati dalle mappe,

nel bosco.

Respireremo vicini 

e sopravviveremo con il nostro calore.

Domani cosa racconteremo?

Racconteremo del dolore nella città e del terrore negli occhi delle madri e dei padri. Ma racconteremo anche il loro disperato coraggio. 

La storia è crudele e lascia cicatrici su di noi.

La storia è qui.

La stiamo vivendo ora, 

amore mio.









sabato 29 gennaio 2022

L'inverno del ghiaccio

 Ghiaccio sulla mia e sulla tua pelle,

dopo secoli di abbandono,

nell'inverno della nebbia,

densa, intatta,

nell'inverno

dell'attesa,

e del mancato perdono.

Le mani dei bambini

a cercare una chiave nascosta,

a scavare la terra, 

per trovare un passaggio segreto.




Io, te,

nell'inverno pietrificato.

Il tuo respiro mi parla di te,

delle foreste nella neve, 

delle tracce lasciate dai nostri piedi,

delle tane in cui ci siamo rinchiusi, per proteggerci.

Brina su di noi, 

Luna muta, 

stelle come cristalli,

lassù,

a indicare la via.






domenica 19 dicembre 2021

Il pittore delle onde

 Si avvicinava Natale. 

Un Natale freddo, le mascherine a segnare i volti, ma ancora, intatta, la voglia di abbracci. La voglia di stringere, di accarezzare. 

Le vie del centro erano piene di specchi, vetrine con luci di candele, bambole esposte con gli occhi di vetro e i capelli morbidi, la Mole brillava, come fosse sommersa dalle acque in una notte di luna.


 


Io camminavo assorta, in un sonno vigile. 

Lui mi fermò.

- Ho appena finito di dipingerlo - disse.

Era un uomo con i capelli lunghi, bianchi, la barba di qualche giorno, gli occhi sembravano aver visto albe migliori.

Mi porse dei piccoli dipinti, raffiguravano lo stesso paesaggio preso in momenti diversi della giornata. Una spiaggia, un'onda, un volo di gabbiani.

Eppure erano tutti diversi. L'onda non era mai la stessa, la luce sull'acqua mutava, il cielo non era mai lo stesso cielo, come me, come lui, come la vita.

Infinite piccole mutazione avvengono ogni istante. In noi, nel mondo.

E questo il pittore delle onde lo sapeva. 

Aveva visto quel mare per quanto tempo? Per giorni? Ore o istanti?

Dipingeva infinite volte quell'angolo di mondo, eppure non era mai uguale.

Cosa hai perso laggiù? Un amore, un destino, un ricordo?

- Ne compro due, grazie, sono molto belli -

Sorrisi.

Iniziò a nevicare, mi allontanai con le due istantanee tra le mani e per un momento mi vidi lì, davanti a quel mare in un tempo lontano.

Ma fu solo un istante, mi voltai per salutarlo, ma non c'era più.

Cristalli di ghiaccio al suo posto sulla strada e una luce lontana, azzurra, di mare avvolgeva la via, come un'onda.







mercoledì 24 novembre 2021

Do you remember?

 Piove infine, 

piove ancora, 

anche quando non piove.

Forse non è possibile capirsi fino in fondo, 

(perché rimangono granelli di polvere tra le parole, 

perché siamo stanchi, 

perché lottiamo tutti i giorni contro noi stessi)

eppure ogni volta ci proviamo.

Quando due persone si amano accade una magia; si vedono come all'origine. 

Con la luce dell'infanzia negli occhi e le ombre dell'adolescenza, 

senza i veli dell'età adulta.

Ci si vede bambini e si vorrebbe giocare, 

perdersi nei boschi, 

allontanarsi, 

saltare i fossi, 

sporcarsi e ridere insieme, 

fino alle lacrime.

Così accade, anche nei giorni di pioggia,  

quando tutto sembra più difficile e il buio entra nelle case, 

con le sue mani dilatate, 

anche allora, 

cerchiamo negli specchi quella luce, 

il nostro volto perduto e quella voglia di vivere.

L'odore delle foglie bagnate, dell'erba 

e la gioia di chi si ritrova, dopo la tempesta.





martedì 19 ottobre 2021

Come le foglie

Polvere sulle scarpe e nei capelli, così sono cresciuta, nei lunghi autunni in cascina.
Ero una ragazzina selvaggia e solitaria.
Guardavo il sole morire ogni giorno e lo salutavo con la mano, era un amico silenzioso come me.
Per la verità i miei erano silenzi obbligati, ero sola, per questo non potevo parlare.
I miei genitori erano troppo occupati con le bestie e abitavamo troppo lontano da tutti per ricevere visite.
Io davo una mano con le mucche, i vitelli, le galline, ma quando potevo scappavo via, mi arrampicavo e arrivavo al Luogo.
Il Luogo era la parte più alta della collina, lì le foglie sussurravano come bambini o innamorati.
Mi sedevo e le guardavo a lungo, 
giallo striato di rosso, 
marrone corteccia, 
verde non ti scordare mai di me.
A loro potevo raccontare tutto, 
delle mie attese vane, 
dei miei sensi di colpa, 
dei miei desideri ingenui.
Le foglie, pazienti, ascoltavano senza mai ribellarsi.
Finchè, giorno dopo giorno, si lasciavano cadere e io le ritrovavo vicino a me e alla terra, giorno dopo giorno le vedevo trasformarsi.
La neve poi le coprì tutte. Senza frastuono.




In primavera il Luogo tornava lentamente a vivere.
Le foglie spingevano nel legno, tornavano per me e per tutti noi, come un miracolo vegetale.
La neve aveva dissetato il silenzio.
Tornai a raccontare le mie storie, ma non ero da sola.
Il Luogo mi rivide trasformata, in primavera.
Ero con P. , quando ci guardavamo i nostri occhi vibravano, come le foglie all'alba.



sabato 25 settembre 2021

Raccontami una storia diversa

Settembre di foglie stanche,
di desideri mai finiti, 
mani a ritrovarsi, 
a cercarsi.
Sorrisi nascosti
svelati, 
occhi, 
lacrime, con dentro tutti i ricordi.

Settembre, 
l'inizio di una strada, 
nel bosco umido, 
bambini lì, 
in attesa della tua parola, 
bambini in cammino, 
nel nostro mondo immaginario.




Settembre
raccontami una storia diversa, 
in cui il lupo non mi darà la caccia, 
perseguitandomi, 
ossessivo nelle sue ombre,
ma saprà accucciarsi vicino a me
e ascolterà tutte le mie storie,
finalmente in pace.


                                               


lunedì 9 agosto 2021

L'estate di Lisa

 Lisa viveva da sola al margine del bosco.

Aveva lasciato la città, forse per sempre. 

Si lavava ogni mattina e guardava le gocce scendere giù, percorrere la sua pelle, lentamente. Si asciugava col sole e col vento. Spesso girava scalza, le piaceva sentire la terra sotto i piedi.

Guardava il volo delle poiane, dei corvi. Accarezzava l'erba, parlava con i fiori. Amava il loro silenzio e il loro modo di risponderle, semplicemente esistendo, respirando.

In paese ci si chiedeva chi fosse, io sapevo solo una cosa, che quella donna doveva aver sofferto molto e che per questo era venuta qui, in questo posto dimenticato da tutti. 

Io avrei voluto fuggire, vedere le grandi città, il mondo. Lei, invece era venuta qui dopo aver visto tutto, come per riposarsi.

Lisa era una scrittrice, ma non scriveva più. Troppo dolore interno.

Ero tormentata da lei, volevo sapere, volevo conoscerla.

Io ero solo una ragazzina del paese, la figlia della panettiera. Lei era Lisa.

Un giorno andai da lei. Mi ero inventata una scusa, un pane speciale che volevo farle assaggiare. Lo avevo fatto impastando noci, uvetta e lacrime.

Lei mi guardò sorridendo, nuvole lente nei suoi occhi.

- Entra - mi disse.

- Deve essere buonissimo - Lo affettò, mise a scaldare dell'acqua in un pentolino.

Io volevo parlare, ma non ci riuscivo.

- Come ti chiami? -

- Rose - in realtà mi chiamo Rosa Maria, ma Rose mi era sempre piaciuto di più.

- Rose - ripetè il mio nome come se fosse una canzone da imparare a memoria, per non dimenticarla più.

- Quanti anni hai? -

- 14 -

Quel numero. 14. 14 anni.

Lo sapevo, io lo sapevo che aveva perso l'unica figlia. Avrebbe avuto la mia età.

Lisa mise in infusione della calendula essiccata.

Le mani tremavano.




Allora io iniziai a raccontarle delle sciocchezze per farla ridere. Le parlai dei miei compagni di classe, dei miei professori, di quanto erano ridicoli negli schermi, le parlai di Riki e delle figuracce che avevo fatto per lui. Di quando c'eravamo abbracciati e baciati, ma non per davvero, perchè avevamo la mascherina.

Lei mi ascoltava veramente, non come mia madre che faceva finta e si vedeva che stava pensando ad altro. Lei mi ascoltava e sorrideva. Credo di non aver mai visto un sorriso così bello.

- E poi? - chiedeva - Poi cos'è successo? - come se le mie avventure da quattordicenne imbranata fossero così speciali, così uniche.

Fu l'estate di Lisa, per me.

L'estate del cambiamento. Scoprii che amavo raccontare e che amavo ascoltare. Inventavamo storie io e lei, filo dopo filo, tessevamo arazzi immaginari. Il nostro mondo sognato si incastrava con il mondo reale e si confondeva. Io e lei eravamo sia fuori che dentro alla storia e ci nutrivamo entrambe l'una dell'altra.

Lei aveva ritrovato il sorriso, io avevo scoperto una parte segreta di me.

Non ci lasciammo più.

Lisa e io, come superstiti in mezzo al mare in burrasca, ci eravamo trovate e superammo insieme la tempesta.



martedì 13 luglio 2021

Potrei raccontarti le mie battaglie

 Potrei raccontarti delle mie battaglie, 

di quando le nuvole erano troppo vicine e il mondo mi sembrava

crudele,

potrei raccontarti della mia infanzia, 

del giardino dei miei ricordi, 

c'erano delle margherite gialle, 

erano più alte di me,

e i miei sogni avevano petali profumati

da accarezzare.

Potrei raccontarti della città, 

dei miei labirinti, 

di quando mi sono persa, 

senza potermi ritrovare più.

Potrei raccontarti di quando sono caduta 

nella tana,

degli incubi che sono diventati reali, 

della ragnatela che cresceva sempre di più

attorno a me

e del ragno che mi aveva irretito.

Oppure potrei parlarti del sole,

della risalita,

della mia liberazione.

Ma preferisco tacere

e sorriderti, 

mostrandoti le mie mani vuote, 

so che le afferrerai.