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giovedì 3 aprile 2014

Salvia e sostanza

Io e te, ragazzi cresciuti, invecchiati per l'amore che abbiamo dato. Io e te, bruciamo giorno dopo giorno e siamo legno ancora verde dentro.
Ti credevi morto?
Ti credevi sostanza secca?
Ti sei sbagliato fratello. La salvia cresce nel giardino, là fuori.
Le sue piccole foglie nuove sono bagnate da gocce blu.
Era la pioggia di questa notte, non l'hai sentita?
Io sì. Mi sono affacciata e ho visto il cielo cieco. Le nuvole si muovevano fuori dalla nostra casa e aprivano le braccia come per avvolgerci, proteggerci nel loro gelo.
E poi le gocce, fredde, sui tulipani, sui giacinti sfioriti, su di me.
Avrei voluto parlare alle nuvole, ma se ne sono andate. Mi hanno lasciato solo il ricordo dell'acqua addosso.
Io e la salvia.
Non avere paura di me e dei miei incubi. So risorgere ogni volta dalle mie assenze.
Fratello, ascoltami, cucinerò per te queste foglie turbate e dimenticherò tutto, un'altra volta.



                                                Disegno di Milena Poggio



venerdì 25 ottobre 2013

Angelo dei treni

Angelo era un macchinista ferroviere. Era slanciato, la fronte spaziosa di chi ha tanto osservato le cose in silenzio. Camminava con la testa alta, gli occhi erano nascosti da occhiali scuri o dalle rughe degli anni.
 Angelo viveva in una piccola casa, con un minuscolo giardino segreto. Dietro le siepi pensavo sempre di scorgere qualche tesoro nascosto o qualche creatura fatata. Lui e sua moglie si volevano bene, lei aveva occhi trasparenti come l'acqua quando è fredda. Anche sua figlia Milena aveva quegli occhi e li ha ancora.
Angelo portava me e Milena al mare. Salivamo sul treno diretto a Genova, poi cambiavamo per arrivare almeno fino a Nervi.


Il mare era un miraggio blu che si faceva sempre più vicino. Toccavamo l'acqua felici. Angelo mi insegnò a nuotare, diceva - Non aver paura, vedrai che non vai giù -
Mio padre non poteva farlo, anche se gli sarebbe piaciuto. Io, Milena, il cielo, l'acqua e Angelo. Senza parole, ma insieme.
Angelo conosceva la posizione di tutte le fontane, non amava spendere inutilmente.
- Offro io - diceva e noi ridevamo.
Angelo amava viaggiare, amava condurre il suo treno, amava vedere il colore del cielo che cambia.

La sua vita si spezzò in fretta, un male feroce, legato al suo lavoro forse, lo portò via in pochi giorni.

 (Foto Milena Poggio)

Angelo guida ancora i treni, al mattino, quando l'aria è densa di nebbia e di piccole gocce di umidità.
E a volte guarda la sua casa dall'esterno, il giardino bagnato di pioggia, la sua nipotina e tutto ciò che non ha più e che gli manca.