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giovedì 5 giugno 2014

Terra-aria.

Vivo in fondo a un buco.
Mangio troppo velocemente le radici sporche di terra,
il cielo è tutto ciò che ho,
prigioniera
da non so quanto tempo,
i giorni possono essere lunghi come anni;
prigioniera
non posso fare altro che pensare.
Ti ricordi quando eravamo felici?
Allora potevo camminare,
potevo correre,
le gambe erano forti,
non erano deformate dall'immobilità.
Ti ricordi i prati a primavera?
I fiori gialli erano abbaglianti,
l'erba accarezzava i nostri piedi
e tu avevi negli occhi tutte le stelle d'agosto
precipitate dentro di me.
Ti ricordi il rumore delle foglie su di noi,
quando il vento le faceva cadere
e noi ridevamo forte,
come bambini,
senza nessuna malizia,
sereni perché eravamo insieme,
sereni perché non pensavamo al domani.
Cosa sono ora io?
E tu, dove sei? Cosa aspetti a liberarmi?
Non posso attendere un altro inverno,
getta la fune verso di me,
fammi uscire da questo nulla,
perdonami.
Torneremo a guardare il fiume,
te lo prometto
e piangeremo guardando il sole annegare
nel cielo,
un'altra volta.








giovedì 15 maggio 2014

Parole e musica. San Salvario come Parigi

Sai che ti dico? Avevo così tanto sognato Parigi che quando l’ho vista sono rimasta delusa. Dov'erano gli artisti? Dove il fermento? Era bella certo, era bella come Firenze o Roma, ma non c’era quello che cercavo… Non era quello che avevo immaginato.

Torino. Mi avevano detto che era come Alessandria, solo più in grande. Piazza San Carlo è come Piazza Garibaldi, cambiano solo le dimensioni. Eppure c’era qualcosa di diverso, c’era l’atmosfera che avevo cercato così tanto, era lì, a San Salvario, proprio davanti ai miei occhi.


Sabato 10 maggio ho letto alcuni brani de La memoria degli alberi alla Piadineria degli artisti, in Corso Marconi e la magia si è ricreata. Il suono della fisarmonica e della ghironda erano l’accompagnamento perfetto per le mie parole, perfetto perché non lo avrei mai sospettato. Perfetto perché inconsueto. E mi hanno riportato indietro per un istante, ai miraggi di allora.

Forse ognuno di noi, un giorno trova la sua Parigi, la sua patria, la sua casa.


 


 Ringrazio il musicista Alessandro Zolt e Raffaella della Piadineria degli artisti.  E ringrazio San Salvario, perché è la mia piccola Parigi personale.



Foto Marzia Grossi





sabato 3 maggio 2014

Stone of light


Testimone di un martirio annunciato
Smarrisco il mio ruolo.
Cantastorie muta,
musicista stonata
cammino per un sentiero angusto.
Tra l’erba alta.
Il sole,
pietra di luce,
è una meta sfuggente.
Un richiamo.
(dicono che il suo canto renda sordi).

 



giovedì 3 aprile 2014

Salvia e sostanza

Io e te, ragazzi cresciuti, invecchiati per l'amore che abbiamo dato. Io e te, bruciamo giorno dopo giorno e siamo legno ancora verde dentro.
Ti credevi morto?
Ti credevi sostanza secca?
Ti sei sbagliato fratello. La salvia cresce nel giardino, là fuori.
Le sue piccole foglie nuove sono bagnate da gocce blu.
Era la pioggia di questa notte, non l'hai sentita?
Io sì. Mi sono affacciata e ho visto il cielo cieco. Le nuvole si muovevano fuori dalla nostra casa e aprivano le braccia come per avvolgerci, proteggerci nel loro gelo.
E poi le gocce, fredde, sui tulipani, sui giacinti sfioriti, su di me.
Avrei voluto parlare alle nuvole, ma se ne sono andate. Mi hanno lasciato solo il ricordo dell'acqua addosso.
Io e la salvia.
Non avere paura di me e dei miei incubi. So risorgere ogni volta dalle mie assenze.
Fratello, ascoltami, cucinerò per te queste foglie turbate e dimenticherò tutto, un'altra volta.



                                                Disegno di Milena Poggio



martedì 24 settembre 2013

"La memoria degli alberi" su Nuovo Progetto

 
E' uscita una piccola recensione del mio libro su NP, Nuovo Progetto, il mensile del Sermig.
La curatrice della rubrica BOOKS mi ha dato 4 stellette! Peter Orner con Un solo tipo di vento, casa editrice Minimum Fax ne ha solo 3 e anche David Whitehouse con Buon compleanno Malcom...
Fatemi un po' gongolare, dai :)
 

NP, agosto-settembre 2013

http://giovanipace.sermig.org/index.php?option=com_wrapper&view=wrapper&Itemid=1027&lang=it

lunedì 9 settembre 2013

presentazione alla Feltrinelli di Torino


Martedì 17 settembre ore 18,30

Presentazione del libro La memoria degli alberi

di Alice Corsi



Libreria Feltrinelli, Stazione di Porta Nuova, Torino.

Insieme all'autrice interverrà Mario Capello, docente ed editor della Scuola Holden.




Mario Capello ha saputo individuare elementi fondamentali di questo libro, elementi che, ora, sono chiari anche a me. La natura e l'infanzia, fuse in uno spazio mitico, la frattura di questo connubio, la riscoperta lenta del prodigio della vita. E poi la dimensione della fiaba, presente nel romanzo, e tutte le microstorie che ruotano attorno alla vicenda principale. Mario ha sottolineato infatti, l'importanza dei personaggi minori, personaggi che non sono soltanto macchiette, ma che, in pochi tratti, si rivelano al lettore e lasciano intuire altre storie, altri universi in cui loro sono i protagonisti. 
Ringrazio Mario perché ha accettato di presentare il mio libro e perché è riuscito a rendere più chiaro e luminoso il mio percorso narrativo.



 Foto di Federica Gaydou


mercoledì 28 agosto 2013

in the mirror




 (Foto Martha Micali)



Il cielo incastrato nello specchio, le nuvole veloci, come tutti i suoi giorni. Istanti d'infinito riflessi sulle mani.

C'è una storia scritta sulla mia pelle, incisa nel palmo, un solco leggero.

Sono nata una mattina d'inizio autunno, le foglie dorate, non facevano rumore mentre morivano.
Io piangevo tra le braccia di mia madre, lei aveva una lacrima verde vicino all'occhio sinistro, resina. Lei, grande quercia, respirava piano e io non avevo paura.

Ho calpestato l'erba con i miei piccoli piedi nudi, mio padre sorrideva, in controluce il suo corpo, alto, nero come le foreste. - Brava Sabine, brava piccola mia -

La pioggia ad agosto, gli acquazzoni della mia adolescenza. Il mio corpo come una pianta giovane e inesperta alla ricerca del sole. Dove sei?
Ti ho cercato nella città, nei negozi bianchi, accecati da una luce troppo forte, ti ho cercato nelle vie deserte e immobili. Le statue tacevano, enormi e altere.

Infine un inverno ti ho trovato. Eri diverso da tutti, eri l'acqua del ruscello in piena, eri il sole crudele a mezzogiorno, spietato nella tua forza e nel tuo bagliore.

Annegai con te mille volte. Tu vedevi in me la quiete dell'alba, io vedevo l'orrore esaltante del precipizio. Ci facemmo del male ripetutamente. Il mio corpo conserva le tracce del tuo disprezzo. E poi l'incidente. In un istante la mia vita capovolta, io sono un frammento di me.

 Foto Martha Micali



Un giorno scoprirò il segreto dello specchio, vedrò i corridoi nascosti e le scale, in penombra dentro il vetro. Vedrò la via, il varco impossibile e allora capirò.

Sabine allo specchio raccontava le sue storie bugiarde, le sue gambe ferme per sempre dopo la caduta, dopo lo schianto. Eppure a volte le sembrava di poter ancora sentire la terra sotto di lei, sotto i suoi piedi. Le sembrava di poter ancora correre, come una pazza felice, per le strade sconvolte dal sole. E se si concentrava sul serio ci riusciva. Era lì, il cielo devastato dal vento, lei apriva le braccia. Sapeva volare.



mercoledì 26 giugno 2013

Blu riflesso, il romanzo incompreso

 
 
Blu riflesso è un mio romanzo scritto tra il 1998 e il 2000. E' un romanzo che ha preparato il terreno a La memoria degli alberi, perché la tematica della sofferenza interiore e psichica è già presente. Eppure è molto diverso da La memoria degli alberi. Blu riflesso è un libro più cattivo e più squilibrato, perché io, all'epoca ero così. In questa storia la protagonista, Toni, ha un forte conflitto interiore, anche di natura sessuale, e si ritrova a vivere una serie di fughe in compagnia di alcuni disperati come lei. Non c'è riscatto, c'è solo la scoperta del trauma e la sopportazione di questo.
Esiste un problema della lingua in Blu riflesso, dovrei fare come Manzoni, riprenderlo e rielaborarlo integralmente, frase per frase. Non credo che lo farò. Blu riflesso rimane così, sbagliato e acerbo come deve essere. Almeno per ora. Ho un'altra storia che mi frulla in testa... E troppo poco tempo per lavorare.
 
Ecco l'incipit di questa storia imperfetta.
 

Blu riflesso

 Dietro al vetro.
 Io ed Angelica andavamo spesso, in quel tempo, ad arrampicarci sulla scala di legno che conduceva in soffitta.  La porticina minuscola che stava in cima era perennemente chiusa, ma sopra alle nostre teste c’era una finestra che dava sul cielo.  Anche quella era sempre bloccata, ma ci offriva degli spazi infiniti a cui noi non sapevamo rinunciare.   Sedute vicine su quegli scalini impolverati ci raccontavamo ogni sorta di cose, litigavamo spesso, sghignazzavamo, ma soprattutto sognavamo, con negli occhi l’azzurro del cielo.   Avevamo dieci anni tutte e due ed eravamo entrambe da tempo nella Casa di cura.  Per la verità io vi ero arrivata prima, ero lì praticamente da sempre e i miei mi riportavano a casa sempre più raramente, in realtà da loro ci stavo solo a Natale.  E non mi mancavano, anzi li odiavo, e mi sentivo molto grande rispetto agli altri bambini della mia età,  perché io alla Casa di cura ci stavo da sette anni ormai ed era indiscusso il fatto che io lì fossi il capo.  Bisogna dire che non era semplice farsi rispettare, ma  ce la mettevo tutta e, fino ad allora, non avevo avuto grossi problemi.  La mia casa dunque, il mio mondo era in quelle quattro pareti bianche, un po’ sberciate dove tenevano i bambini con dei problemi ‘psichici e comportamentali’ come dicevano loro, pazzi o scemi, come dicevamo noi, che erano due cose distinte.  I pazzi erano sicuramente i più rispettabili, c’eravamo io, Angelica, Mattia che era il mio vice, Alfonso che ogni tanto però credeva di essere qualche oggetto, Caterina e Tiamamat, il resto erano molluschi o appunto bambini del tutto andati, come Giuvá che era autistico e parlava proprio di cose che non si sapeva da dove venissero fuori.  Certo, anche noi non centravamo molto con la testa, ma spesso io giudicavo la nostra malattia un “eccesso di creatività”.
 
 Foto di Anita Libera Corsi
 

-Perché siamo qui in prigione?! - borbottava a volte Angelica guardando il cielo dalla finestra della soffitta.  I suoi occhi si velavano d’acqua ed allora io pensavo che non stesse guardando il cielo,  ma qualcosa che andasse al di là.
-Perché siamo migliori  degli altri- rispondevo ormai automaticamente, ero infatti abituata a quelle domande di Angelica: lei, a differenza di me, non sopportava l’idea di venire considerata diversa.
- Gli altri ci prendono in giro Toni, lo sai, dicono che siamo mongoloidi-
- Gli altri non capiscono un cazzo -  Per troncare la questione con lei sapevo che dovevo usare un lessico sboccato; Angelica infatti si inteneriva nel sentirmi utilizzare quelle parole, si sentiva protetta da tutta quella violenza verbale.    Si voltava verso di me e mi baciava lentamente le guance e le labbra.  A me allora bruciava tutto e mi mettevo ad accarezzarla. Pensavo di amarla, ma non era così, o meglio l’amavo, ma non nel modo in cui credevo… Perché fingevo sempre di essere un uomo, ma ero solo una bambina.  Per tutti lì ero Toni, anche per i dottori, solo mia mamma mi chiamava col mio vero nome: Antonia, ma mia mamma, come ho detto, la vedevo solo a Natale.

 
 
 
 
 
 
 
 


martedì 11 giugno 2013

La memoria degli alberi. Recensione della Bottega Scriptamanent


La memoria degli alberi e Alice Corsi

Il Premio “La Giara” ha visto una seconda classificata, Alice Corsi, la camaleontica e sensibilissima personalità dalla cui penna è stato partorito il romanzo La memoria degli alberi. Originaria di Alessandria, già autrice nel 1997 di un’altra opera Il colore della terra, edita da Joker: si occupa di scrittura creativa gestendo e promuovendo diversi corsi sull’argomento. «Le gemme si aprono con troppa lentezza. Le tocco e so che ci sono, so che sono vive. Le gemme dentro hanno un liquido d’oro opaco. Vita. Si chiama vita. Io mi sento foglia verde che nasce. Mi sento sola e forte nel legno. Spingo e respiro. Sto solo respirando. Non mi costa fatica. Il dolore si cicatrizza. Ho croci ovunque sul corpo. Se mi guardo nuda davanti allo specchio, rabbrividisco. Ho la pelle bianca, fragile. Qualche livido e i segni di quello che è stato il mio amore. Tagli neri. Non vogliono guarire. Ma io li osservo e li sfioro. Non odio la mia debolezza perché so che è forza. Se piango davanti allo specchio è solo per vedere l’acqua verde sul viso». È la storia di una caduta, quella nella perdizione della propria mente, del proprio dolore, e con essa nella spirale della malattia mentale. Marion ha cicatrici su tutto il corpo ma non ricorda assolutamente come sono state prodotte o da chi, o meglio la sua mente si rifiuta di ricordare qualcosa di troppo grande o di troppo doloroso. Fragilità e insicurezza disegnano un cammino di sabbie mobili dove non solo il corpo ma anche la propria psiche si arena inevitabilmente. Chi sono? Da dove vengo? Sembra chiedersi la protagonista. Animo sensibile o imprudenza di una giovane ragazza di campagna persa nell’atmosfera di provincia, la accompagniamo nelle sue flebili frammentate rimembranze: la casa dei ciliegi e la sua infanzia, con i fratelli e i genitori, la scelta di studiare letteratura lontana dalla sicurezza della sua famiglia, la sofferta perdita del padre, l’arrivo della nonna; fino al trasferimento in una nuova città, dove l’incontro e l’amicizia di Elix e Vlade dapprima, Giada e Michi in seguito, con la sua presenza luciferina le sconvolgerà l’esistenza per sempre.
Ma la vita non è mai prevedibile! Ci si perde per poi ritrovarsi, a volte, anche più forti di prima, allora ecco che i ricordi riaffiorano come un vigoroso inarrestabile fiume che straripa e valica gli argini. «Ricordo qualcosa. Una stanza dalle pareti color mare. La luce entra ad ondate, come aria di oceano, e io sono china su un libro. È un testo di poesie e io l’assaporo. Ma dove sono? Manca tutto il resto».

Complessa la vita di fronte alla problematica e alla sofferta traccia della malattia mentale, sola in mezzo a gente che non conosci affatto quando nessuno sa niente di te, nemmeno chi ti circonda, difficile provare a scoprire il proprio mondo interiore nascosto nel profondo di una coltre di dolorosissimi flashback, solo la forza e il coraggio possono trovare la strada giusta.

«Ha aperto un varco nella mia memoria che temo di esplorare. La sua violenza, il suo odio li conosco. Fanno parte di me. Non so. Ho paura. Ricordo vagamente un bagno illuminato di blu. E io grido e spingo qualcuno. È una ragazza. No. Basta. Basta.»

La tua vita ti grida aiuto, vuole emergere, riaffiorare, raccontarti chi sei, gridarti il peso della tua coscienza e scalfire i ricordi.

In questo processo mentale tanto difficile tutto rivendica la sua importanza, vuole la sua parte nella tua vita, come l’amore, quello dimenticato, tanto negativo e distruttivo per Michi e quello nuovo, positivo e folgorante, fatto solo d’anima ed evanescenza, per il dottore Nico.

«Io rimango sola con le stelle distanti e ghiacciate. Nell’aria calda dell’estate quei puntini luminosi blu sono cristalli di freddo puro, perfetto. […]. Il cuore va un po’ più veloce e non posso farci niente».
di Pamela Quintieri

Nello stesso articolo ci sono le recensioni di Cani Randagi di Roberto Paterlini e di Giochi di mano di Manuela Lunati.

mercoledì 22 maggio 2013

argilla

...
in un mondo di vincitori,
io non voglio arrivare sul podio,
voglio stare con voi,
perdermi nella polvere di questo vecchio mondo.
Sono un piccolo corpo di argilla,
osservo la mia lenta distruzione,
l'acqua mi frantumerà,
ma eccomi, sono qui.
Un pezzo di anima,
corrosa dagli errori,
illuminata da una luce inaspettata.
Salvata, ancora una volta,
dalle parole degli uomini.





domenica 12 maggio 2013

Salone Internazionale del libro di Torino - presentazione La memoria degli alberi


                                                    STAND RAI - PADIGLIONE 3

 
GIOVEDI’ 16 MAGGIO ORE 18

 RAI ERI  presenta

Il romanzo finalista della prima edizione del Premio Rai LA GIARA
per giovani autori

LA MEMORIA DEGLI ALBERI
di
 ALICE CORSI

 (il diario di un’esperienza estrema,tra perdita di sé e riscatto)
intervengono con l’autrice
 
Fiorenzo Alfieri, Francesco Devescovi, Antonella Parigi

 conducono
Paola Gaglianone e Alessandro Salas

 per informazioni : coordinamento premio La Giara 3397429204

 

mercoledì 1 maggio 2013

Radio2 Days

Parlo da sola, davanti alla finestra, la pioggia fuori mi ascolta annoiata. La pioggia accarezza i tetti, i lampioni, le foglie dei tigli, là fuori. Ed io racconto il mio vecchio sogno bambino, una favola antica come me, che mi porto dentro da tempo. E poi penso a quello che vorrei scrivere, ma non posso farlo.
La mia voce entra nell'aria ed esce dalla radio. Ma sono io quella? C'è un eco prigioniero in queste stanze?


http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-df41fadd-cd25-438a-b263-52468f29b2e5.html

dal minuto 34  mia piccola intervista a Radio 2 Days con Michele Cucuzza e Chiara Giallonardo. Subito dopo c'è Manuela Lunati con Giochi di mano, Rai Eri.
Puntata del 28 aprile 2013.

sabato 27 aprile 2013

passeggiando tra i libri

La memoria degli alberi è un libro sulla luce, così abbagliante che mentre chiudi gli occhi per riuscire a leggere sembra di entrare in una caverna e quando riesci a riaprirli vengono inondati da calde lacrime. Il sentimento che più pervade chi legge è di angoscia calma, di ansia celata sotto uno stile veloce, diretto, ermetico quasi.

La realtà è un libro pieno di speranza, un libro sulla rinascita non della protagonista, ma del lettore.

A colpirmi è stata una frase del fratello maggiore di Marion, Ivan, il quale nonostante sia stato un personaggio di sfondo del racconto, alla fine appare come la chiave di volta dell’intera storia. Ad un certo punto, di fronte all’insicurezza di Marion nei confronti dei fratelli e del loro essere “brave persone” agli occhi dei genitori, risponde con una semplicità disarmante: “E’ normale vivere. E’ normale sbagliare. Ora però sta a te rialzarti ” . E’ in questo preciso momento che ci si rende conto che la vera storia non è quella di Marion, ma quella di un personaggio che ognuno di noi ha già incontrato o sta per incontrare. [...]



Non so se i libri possano essere universali e non credo di poter dire io che questo potrebbe, se non esserlo, quantomeno avvicinarvisi, ma so che le lacrime di liberazione e amore incondizionato per un’immagine di vita più grande scese alla fine del racconto sono merito dell’autrice e delle parole che ha lasciato impresse sulla carta.

Recensione di Michela Caccavo. Sul suo blog c'è l'articolo completo. Grazie Michela...

http://passeggiandotrailibri.wordpress.com/

sabato 20 aprile 2013

la libreria comunardi

C'è una libreria stretta e lunga a Torino, vicino a Piazza Castello. In quella libreria io ho lavorato per anni. Precisamente dal 2000 al 2006, anni in cui è nato La memoria degli alberi. Mentre pulivo gli scaffali, sistemavo i libri, spazzavo il pavimento, pensavo ai personaggi di quel racconto lungo, sempre più intricato. La libreria Comunardi è, da sempre, un territorio fuori dal tempo. Là dentro sopravvive un'idea antica di rivoluzione laica, indipendente, vagamente anarchica.

Per anni ho ascoltato teorie interessanti sui palestinesi, sul governo italiano in balia dei poteri di sempre, sul g8 di Genova, sulla Fiat e, naturalmente, sul Toro. É infatti, anche una libreria integralmente granata. Durante le partite del Toro io potevo tutto sommato sonnecchiare perché il proprietario era troppo attento alla radiocronaca per accorgersi di me.
Se perdeva il Toro però il suo umore diventava inevitabilmente cupo e a quel punto era meglio rigare dritto.

La Comunardi è stata la mia libreria per anni, non potevo presentare La memoria degli alberi da un'altra parte. Così si aggiunge una nuova storia alla leggenda di questo luogo, ultimo avamposto di un' idea di libreria come luogo di diffusione del sapere rivolto a tutti, diffusione anche di quel sapere che, talvolta, è tenuto nascosto, perché ritenuto pericoloso.





mercoledì 10 aprile 2013

la video-presentazione su Rai 3 regionale


Bisogna dire che io non so stare seria, soprattutto quando sono imbarazzata.
E mi scappa da ridere, a volte, a sproposito.

Grazie a Simonetta Rho e ai tecnici di Torino. Loro sì, sono stati bravi.



lunedì 18 marzo 2013

note in margine dopo Libri Come a Roma

Dopo Roma, cosa rimane? Il libro ancora non c'è in libreria, ma questo viaggio mi ha nutrito di visioni e di immagini preziose: la città sottorranea, gli angeli superbi e bellissimi, le strade affollate, le parole gentili e quelle un po' più sfrontate. L'emozione che ha accomunato me e Manuela Lunati, l'idealismo che intravedo in Paola e Gabriella. Il sorriso di Lorenzo e le colonne, infinite, in quella piazza sterminata. I gabbiani come sentinelle, lassù, in quello spazio altro che non ci appartiene.
Roma di marmo e di nuvole fa sembrare la mia Torino un piccolo riflesso sbiadito. Ma non è così, è solo Roma che è sfacciatamente bella, tutto qui.



giovedì 1 novembre 2012

24 luglio 2012


 Il 24 luglio di quest'anno ad Agrigento c'è stata la finale del Premio La Giara, indetto dalla Rai.
La giara d'argento va al mio piccolo romanzo: La memoria degli alberi. E' una notizia inaspettata. Scrivo da quando avevo 13 anni, ma ormai avevo deciso di lasciar perdere perchè la scrittura richiede un impegno costante che io non riuscivo più ad avere. Quest'importante riconoscimento ha modificato il corso delle cose. Ho ripreso a scrivere e la Rai-Eri pubblicherà La memoria degli alberi.