venerdì 12 aprile 2013

l'album delle storie: il 1968


Loro erano liberi di correre fino in fondo alla via. La città si apriva in mille anfratti, e nel riflesso delle vetrine si vedevano sorridere. Erano giovani, erano splendidi e c’era tutto il mondo da cambiare. Bastava volerlo.

Era il 1968 e io non c’ero ancora, ero solo un pallido desiderio inespresso.

Lei si nascondeva nei portoni, lui l’inseguiva. Come bambini nel mio film personale. Rivedo all’infinito le vostre risate. E ora che non ci sei più ti risento così, giovane e vitale. Non hai più bisogno di bastoni, né di carrozzine. Sei alto e hai gambe forti. Sei con lei, per sempre in quegli anni in cui tutto, davvero, sembrava possibile.





 

mercoledì 10 aprile 2013

la video-presentazione su Rai 3 regionale


Bisogna dire che io non so stare seria, soprattutto quando sono imbarazzata.
E mi scappa da ridere, a volte, a sproposito.

Grazie a Simonetta Rho e ai tecnici di Torino. Loro sì, sono stati bravi.



mercoledì 3 aprile 2013

Quando la notte si scioglie nel giorno


Lui era diverso da me, in ogni gesto, in ogni sua parola. Eppure ci cercavamo da anni o forse secoli. Lui era muschio, ombra dei rami, profumo di pino e abete bagnato. Io ero la luce spietata di mezzogiorno, ero il richiamo antico della cicala, ero la terra secca ad agosto.  Lo seguii devotamente, lui fuggì. Io non mi arresi. Attendevo l’alba ogni giorno. Le finestre si appannavano e io cercavo il suo volto nel loro riflesso.
Infine una sera ci incontrammo e il cielo era una pioggia lenta di stelle.
Lui non se ne andò. Mi guardò a lungo, immobile.

Io, arida terra, lui lupo troppo stanco di vagare senza meta, ci sfioriamo. È una promessa che brucia dentro di me, è una promessa che ripeto cento volte al giorno, guardandolo respirare con gli occhi chiusi.





sabato 23 marzo 2013

dentro lo specchio, un'altra volta.

In certi giorni la realtà si appanna. Gli specchi allora mi rivelano un altro mondo, il mondo delle gallerie scavate nella terra, delle porte da non aprire, il mondo in cui ci sono loro. Non li ho mai dimenticati. Sono giovani, giovani per sempre, come nelle foto in bianco e nero. Non possono parlarmi, ma la loro presenza mi rassicura.

Vedo in loro le corse a perdifiato giù per i campi, vedo le vie anguste che portano al mare, sento le voci dei loro amici, di un'Italia scomparsa. E poi c'è lui. Ma non ci sono parole tra di noi. Il vento disegna qualcosa nel cielo, muove i fili d'erba, io accarezzo la corteccia e so che lui c'è. Eppure fa male questo silenzio.

lunedì 18 marzo 2013

note in margine dopo Libri Come a Roma

Dopo Roma, cosa rimane? Il libro ancora non c'è in libreria, ma questo viaggio mi ha nutrito di visioni e di immagini preziose: la città sottorranea, gli angeli superbi e bellissimi, le strade affollate, le parole gentili e quelle un po' più sfrontate. L'emozione che ha accomunato me e Manuela Lunati, l'idealismo che intravedo in Paola e Gabriella. Il sorriso di Lorenzo e le colonne, infinite, in quella piazza sterminata. I gabbiani come sentinelle, lassù, in quello spazio altro che non ci appartiene.
Roma di marmo e di nuvole fa sembrare la mia Torino un piccolo riflesso sbiadito. Ma non è così, è solo Roma che è sfacciatamente bella, tutto qui.



mercoledì 13 marzo 2013

La stanza sommersa


Salvai il mio silenzio
sostenendo il tuo sguardo.
Ricordai la mia condanna
osservando a lungo la tua rosa
respirare.
La stanza era piena di polvere dorata
lenta.
La stanza era immersa nella nostra acqua.
Aprii uno scrigno di legno
e mi accorsi che non sapevo più piangere 


(Fammi speccchiare ancora. Fammi speccchiare un'altra volta sul vetro. Non era solo un sogno)
                  

                   

venerdì 8 marzo 2013

L'acqua stagna

Piangere non serve
quando l'acqua ti bagna la faccia
e fuori il deserto ha conquistato la città.
Le case hanno occhi ciechi
e tu non sai più qual è la tua strada.



I palazzi potrebbero cadere, ma non te ne importa.
Potresti specchiarti nelle pozzanghere.
Le nuvole là dentro corrono più veloci
e il tuo viso è più giovane.

Sai quanto è importante tutto questo,
quanto è importante ogni singolo istante
eppure ti perdi.
 Le vie sono antiche tracce rimaste di un labirinto immenso.

Vorrei solo poter tornare a casa.

domenica 3 marzo 2013

Ricordi di un passato

Ricordi di un passato

Nacqui un giorno
in un’alba azzurra, come le altre,
nacqui e sporcai le lenzuola.

La madre sedeva nel giardino, il sole declinava lentamente e colorava di arancio caldo i suoi lineamenti.

Le tempeste si placarono. Rimasero soltanto più le cicale, nascoste nei loro nidi d’erba.

Cantalupo 1980, Foto di Oreste Corsi


Rimango

Cammino nelle ombre degli alberi potati
i loro rami sono tozzi
mozzati
E io
bambina deforme
dagli occhi troppo grandi
ascolto le loro vecchie storie bugiarde.





mercoledì 27 febbraio 2013

Ci fu un’epoca in cui gli uomini tornarono ad odiarsi e a guardarsi con sospetto

Ci fu un’epoca in cui gli uomini tornarono ad odiarsi e a guardarsi con sospetto. L’aria si fece più fredda, le finestre venivano chiuse con violenza, l'erba gelava nei cortili. Fu detta l'Età di passaggio. Si sentiva che doveva accadere qualcosa di definitivo. Si temeva per il futuro eppure le gemme volevano aprirsi.
La primavera parve una rivolta. I fiori erano delicati, ma tenaci sui rami. I ragazzi si diressero con determinazione verso il Grande Palazzo. Tutto poteva accadere ormai. Ed io temevo per il mio paese, ma anche speravo.




Ci sono state primavere di sangue. Ci sono state primavere di lotta. Io invece vorrei una primavera di speranza.

giovedì 21 febbraio 2013

il lungo inverno della ragione




Quando ci voltiamo dall’altra parte,
quando pensiamo che in fondo non cambierà mai niente,

quando alziamo le spalle e diciamo –Chi se ne frega –
quando diciamo – tanto sono tutti uguali –

Quando pensiamo che sono solo gli altri a sbagliare,
quando ci chiudiamo nelle nostre case blindate,
quando guardiamo con sospetto lo straniero, il diverso

allora è inverno in noi.
L’inverno lungo, tenace, che inaridisce la terra.


Aspetto la pioggia,
in questi giorni,
sperando di poter credere ancora negli uomini.