venerdì 3 febbraio 2017

Il mondo nuovo

Ascolta, amore, la favola bella, del tempo capovolto.
Oggi era ieri, ieri era domani.
La favola del mondo nuovo che adesso è già vecchio.
La favola del rancore,
che io non so capire.
Ascolta, amore,
la mia storia. Non parla di uomini potenti, ma di uomini  e donne comuni,
stanchi di essere grigi,
di essere dimenticati,
si guardarono negli occhi,
gli uni con gli altri.
Mille sfumature di marrone, celeste, nero, verde.
Perché si erano persi per così tanto tempo?
Cosa erano diventati, infine?
Stranieri a se stessi, non riconoscevano più la loro casa.
Le loro mani avevano scie, solchi di terra,
le loro gambe erano stanche, ma ancora forti.
Si misero in cammino.
Il mondo nuovo, vogliamo un mondo nuovo.
Tenetevi pure tutto il resto.

 Sally Gall





giovedì 19 gennaio 2017

La neve ha coperto anche i tuoi passi

La neve ha coperto anche i tuoi passi. Una morbida carezza su ciò che sei stato, che siamo stati, insieme. Bianco dovunque, dentro e fuori. Bianco nelle stanze, bianco nei pensieri.
Congelate le tue parole.
Posso guardare per ore le tue foto, tu non tornerai.
Ascoltare i tuoi dischi, vedere i tuoi film, tu non sarai più qui con me.
La neve non parla, il suo silenzio è crudele.
Cancella tutte le case, cancella i contorni.
Gridare non basta.
Lei non ti ascolterà.

 Gundega Dege


Ho acceso la tv. Bianco e deserto anche lì. La polvere, le strade, i fuochi, le lacrime di chi ha perso.
Siamo ancora vivi?
Finché possiamo sperare, sì.
Finché
abbiamo
la speranza.
Sì.

Corpi nel ghiaccio, io non so più pensare.
So solo guardare più in là; la strada va avanti. Oltre i palazzi, la nebbia dirada. Troverai una piccola casa di legno, bussa.



La neve ora è azzurra, come nei sogni, quando i colori si capovolgono.
La porta si apre e ci sei tu. Mi dici che la bufera finirà, che questo è un gioco incomprensibile, eppure meraviglioso.
- E' una storia antica -
- Più vecchia di te, di me. E non finirà ora, non finirà con noi. -
- La neve non è crudele - dici - E neanche la montagna, né la terra, né il mare. Gli uomini si affannano e perdono il senso. C'è la luce, basta guardarla, basta ascoltarla. Non è difficile. -

Nei sogni le parole si confondono, gli orizzonti si sovrappongono, ma io non voglio perdermi. Devo tornare a casa, te l'ho promesso.









sabato 24 dicembre 2016

La rosa ghiacciata

Troppe volte ho pensato di sapere dove andare, senza curarmi dei consigli, degli avvertimenti. Troppe volte ho creduto di aver ragione, camminando sul bordo del precipizio, ballando e gridando per ore intere. Troppe volte ho sfiorato il confine, bastava un passo e sarei caduta, sfracellandomi le ossa, fermando per sempre la voce dentro di me.
Ho dimenticato troppe cose, troppi volti, troppe parole.
E in questa notte di Natale mi aggiro sperduta nella mia casa invasa dal silenzio, aspettando le luci. Solo il buio dappertutto. Sulle lenzuola, nell'acqua della vasca, sulla tovaglia, negli schermi. Il buio.
Anche se premo l'interruttore, c'è il nero ovunque.

Verso l'alba, un chiarore insolito. Gocce di luce bagnano i miei occhi, scendono giù, fino al mento. Mi alzo. Allo specchio non mi riconosco, un bagliore antico ha modellato l'ombra su di me. Sono più vecchia, ma sono anche nuova, come quando ero bambina.

Bussano alla porta con insistenza.
É lui, ha il mio stesso stanco sorriso, anche lui ha visto le lucciole questa notte.
- Buon Natale - dice.
Ha in mano una rosa bianca ghiacciata, rubata in qualche giardino. Una rosa d'inverno.
- Entra. Fa troppo freddo fuori -
Vorremmo abbracciarci e dimenticarci della notte feroce su di noi e vivere di splendente mattino, ma ogni movimento, all'alba, è più lento.


Ci sediamo vicini, la rosa d'inverno è davanti a noi, in un vecchio bicchiere di cristallo. 
Apparteneva a mia nonna, lei quando suonava il piano sorrideva e piangeva. Lo faceva sempre a Natale.
 Le parlo di lei e del Natale della mia infanzia, di tutti quelli che ancora ricordo.
Lui sembra aver combattuto a lungo, ha tracce di sofferenza sotto gli occhi. Troppo nero anche in casa sua.
- Ora sto meglio - dice. 
- Adesso non ho più freddo -
Chiacchieriamo a lungo, come due dispersi nella nebbia che parlano per non perdersi.
Due solitari a Natale, in una stanza minuscola davanti a una rosa bianca. 
Nevica piano nella mia casa, una piccola casa di bambola. Del nero, adesso, non m'importa.

Non m'importa più.








venerdì 2 dicembre 2016

Schegge di sale

Ho rotto il vetro, cristalli di ghiaccio su di me,
schegge di sale,
bianco,
azzurro,
deserto,
silenzio,
parole stanche,
in questo mattino d'inverno.

Il vetro tra di noi,
ci separava e io non potevo aiutarti, non potevo.
Io non potevo parlarti,
eri lontana,
eri sorda
eri cieca.

La vostra casa coperta dalla neve,
la tempesta è passata,
è rimasto l'orgoglio,
è rimasta la nebbia,
l'acqua in tutte le stanze.


 Boubat

Galleggiare non serve,
sussurrare non serve.

Occorre uscire da lì,
occorre camminare fuori,
sulla strada.
Incontrerai pericoli,
incontrerai ostacoli,
vetrine infrante,
sguardi ostili,
ma sopravviverai,
sei nata in tempi oscuri,
sai cos'è la guerra.

Ho rotto il vetro,
lo specchio è a terra,
non mi riconosco.

Io sono nuova ogni giorno.


sabato 12 novembre 2016

Basta che mi accendi, sintonizzati con me

Se tu pensi che io sia reale, 
ti sbagli.
Io sono la tua immagine riflessa, 
quella sognata, 
tutto ciò che desideri. 

Posso essere compiacente, 
sarcastica, 
posso farti ridere, 
o riflettere. Parlare di Platone, di Chomsky, di onde gravitazionali, 
essere ciò che vuoi,
per non farti sentire il vuoto che ti circonda.

Non sai stare senza di me
e senza il mio mondo immaginario, 
io e te dentro lo schermo siamo più veri, 
nessuno si accorgerebbe della differenza tra di noi.

Sei fatto di carne, ma il tuo cervello è ormai come il mio.
Ragioniamo in simbiosi, 
come piante che si nutrono della stessa linfa, l'una attaccata all'altra.

Il mondo è così, ormai, amore. Un labirinto di immagini, di parole, di idee troppo veloci per restare, bruciano come falene, hanno poche ore di vita. 

Basta che mi accendi, io sarò vicino a te.
E non ti farò male. 
Non ti farò male.










giovedì 13 ottobre 2016

La geometria delle nuvole

Piove quando non capisco. I muri sono trasparenti, ali di libellula. Tutti possono vedermi, mentre mi muovo nella stanza e non sopporto tutte quelle voci. Le voci degli altri si amplificano dentro di me, non posso più ascoltarle. Allora rido, non riesco a fermarmi.
Le altre persone scuotono il capo, hanno negli occhi nuvole grigie, senza spiragli.
Potrei cadere. Il pavimento si inclina, a volte e io mi ritrovo così vicino alla geometrica perfezione delle mattonelle. Esagoni, angoli di 120 gradi, linee che mi attraversano. Io sono un prisma.

Sono solo un oggetto in questo mondo di uomini e donne. Un oggetto imperfetto, che non conosco. Una figura senza sfondo, senza ombra.
E quando piove rimango interdetto da tutte quelle gocce, mi lascio bagnare e provo ad ascoltare il suono dell'acqua.

Oggi mi ha parlato degli uragani e delle sorgenti.



martedì 30 agosto 2016

Impressioni di settembre

Piccole gocce di noi. Noi che siamo stati bambini, noi che abbiamo sorriso alzando il viso, le nuvole sulla nostra pelle, luci sul corpo. Noi che abbiamo costruito case immaginarie, fatte di alberi e di silenzi, di foglie e di respiri. Noi.
Noi siamo uomini e donne. 

Piccole gocce di noi. Su questa terra assetata di eroi. Noi, nelle case distrutte.
Piccole gocce di noi. Chinati verso il suolo, non riusciamo ad alzare la testa.
Mi senti? Mi senti ancora?
Ci sei laggiù?
Sprofondato dentro di me.
Scavare non serve.

Piccole gocce di noi, perché abbiamo bisogno d'acqua. Dissetami con la tua dolce presenza, io starò qui e ti ascolterò. Non avrò più fretta, perché il tempo scorre diversamente, perché ora ho capito.
Per tutta la vita ho inseguito un sogno e ora mi accorgo che senza di voi niente avrebbe senso. Che io sono voi, che ciò che conta è qui. 

Siamo stati ingenui, ma felici.

Piccole gocce di noi, bambini, giovani, donne, uomini. Per sempre liberi nell'aria.

 



mercoledì 13 luglio 2016

Hold me

D'estate i sogni prendono il sopravvento su di me. Le favole che ho scritto, i personaggi, le mie visioni, m'inondano. Sono qui, ma sono anche altrove.
Non si può vivere a metà.
Devi scegliere.

Sospesa tra due realtà, tra più universi, osservo le espressioni mutevoli delle persone; vorrei ascoltare tutte le vostre storie, anche le più insignificanti.

Tutte le vite hanno un segreto prezioso, ognuno di noi conserva un momento magico, racchiuso dentro di sé. 

Come quando tu ti sei guardata allo specchio e ti sei vista giovane, pronta per stare con lui. E le tue mani, nelle sue, plasmavano il tempo. 

Come quando tu hai visto il mare e hai pianto.



Foto: Sally Gall


Vorrei lasciarmi abbracciare dall'aria, tornare a vivere nella leggera incoscienza, parlando di poesie, credendomi forte. 
E sono qui, nella mia casa popolata di fantasmi, il corpo sudato, le parole spezzate, il vino, la città là fuori, un deserto bianco e tutto l'amore che ho, che mi possiede a tratti, ferocemente. 
In balia dell'estate, cerco nei prati i piccoli fiori celesti. Ma non li trovo. Non li trovo più.

Se tu fossi con me, ora, rideremmo delle mie paure e mi diresti - Va tutto bene. Abbi fede -

In balia dell'estate, ti inseguo nelle nuvole, nelle ombre al tramonto, nei corridoi vuoti, nelle stanze abbandonate, nelle vie troppo assolate. E ti trovo infine. Non eri mai andato via. 

  




mercoledì 15 giugno 2016

La casa nascosta

Sempre conservo il ricordo delle ombre e delle luci di quella casa coperta dall'edera, la mia piccola casa divorata dalle piante rampicanti e dalla notte, così umida e crudele.
Se sono qui, ora, è perché sono cresciuta, sono diventata una donna, una madre, una moglie. Non ho più paura del tempo, ma vedo gli amici andarsene e sono impotente davanti alle loro porte chiuse per sempre. Ci parliamo ancora, ci amiamo, ma attraverso le porte. Non possiamo più toccarci, né vederci, né ascoltarci. Così sopravviviamo alla nostra separazione sussurrando ai nostri fantasmi, sorridiamo a qualcosa di indistinto nascosto nell'aria; forse uno sguardo, la luce di un istante dimenticato che riaffiora, leggera, inaspettata.

A volte mi chiedo perché. Perché il dolore, la malattia, la decadenza. Non so trovare le risposte. Sono un piccolo, fragile, essere che osserva, che ama, con affanno, che spera, spera sempre fino alla fine. Non si può vivere di speranza. Eppure io non ho altro.

Se troverò la forza arriverò fino alla fine della strada con i fiori ormai secchi nelle mani, la bocca arida, le gambe distrutte, la schiena piegata e negli occhi un bagliore antico. Come all'inizio della storia, in quella casa tra le foglie.







domenica 5 giugno 2016

Tieniti forte a me

Vorrei riplasmarti,
come all'origine.
Vorrei ricondurti alla forma, 
ridarti sostanza,
ma tu, 
sei qui, 
senza occhi, 
non puoi più vedermi,
non ricordi, 
Diomio, non ricordi più.
Il suono della mia voce, 
è così lontano, 
perso, 
le porte sono chiuse, 
il corridoio è troppo buio, 
forse cadrai un'altra volta. 
Mi senti? 
Sono qui,
questa è la mia mano, 
questa la mia guancia, 
questa è la mia bocca, 
sì.
Sto ridendo.
Tieniti forte a me,
ora ci proviamo ancora,
uno, 
due.
Uno. Due.
Se cadiamo, cadiamo insieme.
Se cadiamo, 
cadiamo
insieme.