sabato 9 febbraio 2019

Libera di correre via lontano

Libera di ascoltarti, libera di correre via lontano,
di sentire il mio corpo,
nuovo,
un ultimo respiro di vento,
prima dell'addio.

Ho sofferto per la tua mancanza,
ed ora sei qui,
ma non posso toccarti,
perché tu sei me,
sei me,
per sempre.

E se ti ho troppo amata,
ora,
le lacrime non servono.
Tu eri mia amica,
tu eri il mio fuoco,
ed ora sei ancora con me.


 Wang Yuyuan



Libera, come poche volte nella mia vita,
l'aria entra in me in un'onda,
mi abbraccia.
In un vortice lento, scostante.

Libere insieme,
io e te.
Tu mi capisci,
non mi condanni,
non giudichi le mie debolezze
e corri forte con me.
La città è tutt'attorno a noi,
libere,
unite
e separate
per sempre.

Ti voglio bene
e
ti
aspetto.

Un giorno
ci ritroveremo
e rideremo
forte,
nessuno potrà dividerci
 più.




martedì 29 gennaio 2019

Where is my mind

Piangere d'emozione per ogni istante di vita regalato, per il cielo così spaccato nel blu, per i pensieri che si rincorrono, farfalle dalle ali bianche, dentro di me, dolorosamente vive.

Sono fatta d'aria anch'io ora, sono foresta bruciata, sono seme nella terra, incerto, cieco, devoto, riconoscente.
Perché questo vento mi entra nell'anima, la nutre.

 Like He



Sono sostanza ibrida ed ho paura di me.
Ho paura dei miei silenzi, ho paura delle mie parole, così sbagliate, così ossessive.
Ho paura dei miei gesti, del mio incedere nel sole dell'inverno.
Le emozioni mi possiedono,
chi sono?
Piccolo seme perduto,
che ne sarà di te?
Che ne sarà di me?
Che ne sarà di me.


 
 
 

giovedì 3 gennaio 2019

Love song

Piccolo amore, nato in un giorno freddo, smarrito nella mia memoria.
Le rose nel giardino erano ghiacciate, le foglie accartocciate, le cimici erano morte, secchi involucri.
I bambini non mi lasciavano il tempo per pensare. Io non ero più io, mi ero smarrita. Ma sapevo che era giusto così.
Le mie mani erano invecchiate senza che me ne rendessi conto, il mio viso aveva tutti i segni del tempo. Avevo visto troppi tramonti, avevo troppo amato e la morte mi aveva portato via troppe speranze.
Tu inventasti una storia per me, davanti al fuoco.
Non riuscivo a guardarti, mi faceva male.
Il fuoco, il gelo tutt'intorno a noi,
il rosso,
il giallo,
il ghiaccio dentro di me.
Pugnalate al mio cuore,
non spaventarti mi dicevo,
ora tutto passerà,
il fuoco si spegnerà, la pioggia bagnerà tutto di silenzio,
ti risveglierai e non ricorderai più,
dimenticherai, dimenticherai.

 Katia Chausheva


L'inverno fu corto, senza neve, ma l'aria era fredda e come sospesa. I petali delle rose erano senza colore, le spine mi ferivano, ma non perdevo sangue. Aspettavo la fiera per rivederti, ma tu non tornasti.
Eri fatto di vento, non potevi capirmi, non potevi ascoltarmi.
- Non fidarti di lui - aveva detto mia madre - è un viandante, uno zingaro, un nomade -
Così ti scrissi decine di poesie, ti disegnai, ma sempre il tuo volto mi risultava imperfetto, incompleto. Perché eri fatto d'aria.

Forse un giorno, in un'altra vita, ci ritroveremo e io saprò seguirti e diventerò vento o tu deciderai di abbracciarmi e diventare terra con me.

Piccolo amore,
nato a gennaio,
finito a primavera.
La rosa ha un nuovo bocciolo, non ho paura di sfiorarla, ora.

lunedì 17 dicembre 2018

La notte più lunga dell'anno

Non è Natale quando si frantumano i miei giorni, come polvere senza importanza.
Non è Natale quanto ti grido contro e non c'è altro che tempesta e buio in me,
non è Natale quando non ascolto, quando corro per le vie e mi perdo nei miei labirinti.
Non è Natale quando mi tormento, senza sosta, nel letto, circondata da meduse luminose e vorrei dimenticare e dimenticarti.

Non è Natale quando vedo qualcuno che mi tende la mano e io tiro dritto, quando parlo senza pensare, quando dico - Non ho tempo - quando non abbraccio con forza, quando non dico - ti amo -

(E non possiamo pensare che sia Natale se qualcuno ci chiede aiuto e noi, sordi, festeggiamo nelle nostre case addobbate e distanti, senza voler sentire, alziamo la musica e beviamo, brindiamo per un anno migliore).

Vieni qui, non inventarti più inutili alibi,
se vogliamo vivere sul serio,
abbandoniamo tutte queste favole crudeli,
 sediamoci,
abbracciamoci,
raccontiamoci ancora le nostre poesie ingenue,
le nostre mani,
 i nostri pensieri,
le ossessioni.
Mettiamo insieme tutti i frammenti di me e di te.
Nella notte più lunga dell'anno,
io e te.
(Ho paura, ma voglio vedere la stella illuminare tutta quest'oscurità).

 Alicja Brodowicz



domenica 9 dicembre 2018

Il cielo a Dicembre

Guardo le stelle e ascolto le voci di chi ho amato e non è più tornato.

Conto le stelle, sono tutte lì nei momenti ghiacciati, nei ricordi.

Il cielo a Dicembre può essere limpido come questa notte, così limpido che fa male.

Conta e cammina, conta e respira. Oppure fermati e lasciati inondare dalla bellezza.








Ho scritto lettere d'amore senza destinatario.
Lettere che non arriveranno mai da nessuna parte.

Ho inventato una storia per loro, ho cantato nei miei giorni confusi.
E adesso sotto il cielo di Dicembre rimango a guardare il movimento lento delle costellazioni.

Volevo fare l'astronauta da bambina, volevo vedere lo spazio infinito e gli anelli di Saturno, volevo osservare stupita l'occhio di Giove, ma non è accaduto.
Sono rimasta a terra, minuscola, a guardare le stelle da un balcone.

Eppure credo di aver visto l'infinito.
Negli occhi di alcune persone, negli istanti in cui ho vissuto, nella pelle che ho sfiorato, nella felicità che mi ha trafitto.

Lo sento anche adesso mentre il cielo si fa sempre più chiaro e le stelle si appannano.

La città si spegne ora, 
io sono una briciola in tutto questo cielo.

(ph. Andrew Brooks)



venerdì 26 ottobre 2018

Filastrocca a quel paese

In un tempo della mia vita mortale, mi trovai a vivere in un paese immorale.
Non era al di là dei deserti o delle Alpi innevate, ma era l'Italia,
la terra delle strade bucate.

In quest'epoca oscura non vi era pace alcuna,
non per i lavoratori, non per i procuratori, non per gli infermieri o per i dottori,
non per le commesse o per i professoroni.

Il lavoro non c'era più, questo era il vero problema,
ma i due re decisero di dare la colpa al sistema.

L'uomo nero che verrà, lui la guerra porterà,
qualcuno diceva;
le banche, le scie chimiche, le tav e le burocrazie europee,
sono loro a frenare la nostra crescita naturale ed imparziale;
di tutto ormai si temeva e qualcuno talvolta piangeva.

Perché in quel vecchio paese, ricco di glorie passate, e vestigia rinomate,
ben poco era restato, se non tetre voci arrabbiate.

Il paese di Cesare, Dante e Pirandello
adesso non è che lo zimbello
di tutti quanti,
e più non ricorda perché si è riempito di furfanti.

Non sa rialzarsi, impreca
e tira i sassi,
come un vecchio rimbambito,
che non guarda la luna lassù,
ma il suo povero, rugoso, terzo dito.









giovedì 20 settembre 2018

Le lettere di carta

A volte scriviamo lettere nella mente.
Parole esili, veloci o intense. Pagine che non esistono concretamente in nessun luogo, esistono solo dentro di noi.
Pensiamo lettere d'amore o di odio e disprezzo, eppure non ci sediamo più, non appoggiamo più la penna sul foglio. Scriviamo messaggi digitali, ma non è la stessa cosa.

Quando ero ragazza avevo degli amici di penna. Li amavo e li odiavo con una forza sorprendente, ci scrivevamo segreti inconfessabili, loro sapevano cose che neanche le mie amiche più fidate conoscevano. Erano tutti ragazzi, dal volto sconosciuto o quasi, a cui avevo aperto la mia anima. Era lì, nuda, sulla carta. Nient'altro che le mie parole, i miei sogni, le mie illusioni.

Quando provavamo ad organizzare incontri per vederci la delusione, da parte mia, era bruciante. 
Erano loro? Quei corpi non mi appartenevano, erano a me estranei, erano anzi fuorvianti. 
Io amavo le loro parole, non i loro corpi. E forse anche i miei amici pensavano le stesse cose: chi è quest'ossuta ragazza? Non è lei, non è la mia Alice.
Così le amicizie scemavano, le lettere erano sempre meno frequenti, i silenzi si amplificavano.

Adesso si corre e si perde qualcosa. Il tempo per scrivere una lettera, una pagina di diario. Occorre riprenderselo quel tempo, scrivere una lettera per ribellarsi, per capirsi, per perdonarsi.
Una lettera per chi vuoi tu, fosse anche solo per te stesso.





martedì 14 agosto 2018

Davanti al fiume


È agosto in me, quando cammino nella città abbandonata da tutti e le parole si sgretolano ai miei piedi.  È agosto in me quando mi aggiro senza meta nelle vie assolate e vorrei cantare forte.
Potrei raggiungere il fiume, con calma. Costeggiare le ville dai giardini pietrificati, attraversare il Parco, salutare il corvo, accarezzare gli ippocastani e non far vedere a nessuno l'acqua nei miei occhi.
Amo i deserti, per questo amo la mia città ad agosto.
Il mio dolce deserto.

 Walker Evans



Infine arrivare al fiume, senza fretta, senza più memoria. Viva solo di presente e di dimenticanze, sorridere al sole e alle nuvole, così vicine, così lente nel cielo. E allargare le braccia per chiedere scusa, per pregare, forse.
Scusa per tutto quello che non ho fatto, scusa per tutto quello che ho fatto in modo superficiale, per stanchezza, per viltà.
Scusa per i miei silenzi e per il mio amore, talvolta così sbagliato e violento.
E poi abbracciarsi, così, davanti al fiume. Ad agosto, nella mia città abbandonata.





mercoledì 11 luglio 2018

kanto de fajro (canzone del fuoco)

Ho visto la guerra nei tuoi occhi da bambino, macerie, case sventrate.
Sangue sui tuoi sogni, arti di bambole o di bambini nella polvere dei tuoi giorni.
Ho ascoltato le tue storie, parlavano del vento, aveva distrutto il tuo paese; del fumo, delle nuvole pesanti, del cielo che era caduto. Brandelli di universo nelle strade della tua città, le stelle non c'erano più, era troppo buio.
La tua infanzia fatta a pezzi, che ne sarà di te?
Che ne sarà di te.
Di tuo padre ricordi le mani e la sua ombra, lui non ti manca.
Ma di tua madre ricordi l'odore, di sale e di terra umida, lei ci sarà ancora? Sarà sopravvissuta? Ti fa male pensare a lei, ti fa male pensare a quei giorni, al dolore del passato.




Le tue ferite interne sono visibili nei tuoi gesti, lenti, distratti, ma poi ti scuoti e sorridi, come per scacciare una maledizione.
Facciamo un pezzo di strada insieme, io e te. Caccerò la guerra dai tuoi occhi, solo per un istante. Rideremo insieme guardando i palazzi della città incendiarsi sotto un fuoco immaginario, inventato da noi, per te. Il fuoco tutt'attorno a noi. Balliamo e piangiamo, ci teniamo la mano.
Se non si è soli si può affrontare l'inferno.




venerdì 15 giugno 2018

Figli del vento

Ho finito un'altra pagina del mio diario.
Metto il punto e riguardo le ultime pagine. Immagini di una primavera bagnata, di temporali improvvisi, di sorrisi, di mani che mi stringono.
La pioggia come una promessa mantenuta, sussurrata sui vetri delle finestre.

 I sogni dei bambini hanno popolato il mio immaginario. Io, in loro. I loro occhi in me.
Io invecchio, loro crescono.
E in me rimane il ricordo di me, delle tante me. In me rimane il passato, con tutti i suoi segreti e i suoi labirinti.

Io e il cielo, io e le nuvole, le gocce fredde sul mio corpo. Antiche maledizioni che sconfiggerò.

 Giovanna Di Giacomo


Non ho paura dei fantasmi, so che sono dalla mia parte, so che sono con me.

Non suono più, ma ascolto.

I miei capelli si fanno grigi, ma sono ancora forti.
Li raccoglierò per te che continui a combattere insieme a me. E se avremo troppo amato, avremo anche troppo sofferto, ma questo è il prezzo da pagare. E lo sappiamo tutti e due.
In un mondo impazzito, io e te vogliamo ascoltare tutte le storie di chi è fuggito, di chi ha perso, di chi è rimasto solo.

Nella retorica di questi giorni io e te, come naufraghi appena approdati su una terra straniera, ci abbracciamo, ancora inconsapevoli del viaggio e della meta.

Figli del vento, siamo fuori dal tempo.

 Guttuso