venerdì 4 luglio 2014

Il mio nuovo piccolo sogno

Non parlerò del nuovo libro. Eppure vorrei, ma non posso. Non posso parlarne perché è ancora un libro non pubblicato, eppure ne ho l'esigenza.

E' un romanzo di formazione, parla dell'amore e della morte, vicini e intrecciati. Nulla di nuovo, quindi. Non pretendo di aggiungere nulla a quello che è già stato scritto; è solo un viaggio nel mio mondo parallelo, in uno dei miei mondi paralleli.

E' ambientato negli anni 90, a quell'epoca io avevo l'età dei miei protagonisti, 16-17 anni. L'età dei cambiamenti profondi e inarrestabili, l'età in cui l'amore ti brucia la pelle e l'anima in un incendio rapido e crudele. Ma è anche l'età in cui ami ancora giocare, esplorare il mondo, avvicinarti al precipizio solo per il gusto di farlo.

Ogni tanto forse la mia scrittura è troppo rapida, forse salto dei passaggi e il lettore si ritrova di colpo alla fine della storia, come su una montagna russa, emozionante, ma eccessivamente veloce. Non lo so, me lo dirà chi lo leggerà. Non so che ne sarà di questo libro, La memoria degli alberi è stato per 6 anni nel cassetto, ignorato dalle case editrici a cui lo avevo inviato. Poi al Premio La Giara, Dacia Maraini, Ginevra Bompiani, Pier Luigi Celli, Antonio Debenedetti dicono che può andare. E il mio manoscritto diventa libro.

Spero che anche questo romanzo potrà essere pubblicato, ora non ci resta che attendere, attendere, attendere e correggere, naturalmente.



Foto di Ellen Kooi





venerdì 27 giugno 2014

La bambina sommersa



- Zio? Non vorrei più uscire. Vorrei chiudermi in casa per giorni. Guardare le stelle brillare sul soffitto, piangere forte per non sentire questo silenzio.

Ho tanto amato, zio, forse per questo temo di uscire di casa. Le vie della città sono sentieri bui di un vasto labirinto e gli alberi sono maschere di ferro... Non posso sentire ancora le loro voci. Mi fanno male.

- Non temere - mi disse lui - Chiudi gli occhi bambina, riposa -

Le sue mani erano scure, erano mani da uomo, ma i suoi occhi erano dolci, da cane. Gli sorrisi. Non riuscii a dormire, ma sognai con lui villaggi luminosi, vecchie cascine piene d’aria, pini gonfi di vento.







venerdì 20 giugno 2014

Ballando sul bordo

Ballando sul bordo del precipizio
ho visto tutti i giorni mancati,
la cenere del vulcano, sui miei piedi,
il fumo nell'aria dell'estate,
il mare,
che ho così tanto amato,
il mare che mi porto dentro,
come una maledizione perpetua,
il mare,
così lontano da me,
si muoveva all'orizzonte.
Era inutile gridare,
tanto nessuno mi avrebbe aiutato.

Ballando sulla terra nera,
ho perso la cognizione del tempo e delle cose,
nella vertigine
la spirale,
e il vortice.
Ho sete, fa troppo caldo,
potrei non farcela questa volta.
Tu lo sai e sorridi.
E' la nostra battaglia,
ma nessuno vincerà.








giovedì 12 giugno 2014

Io e l'invisibile

Io, poco dotata di acume, portata alla dimenticanza e all'evasione, io non sono che una mano.

Una mano sulla tastiera, una mano sul foglio, una mano che trascrive le voci degli altri.
Nient'altro che trascrizione.

Sono approssimativa, imprecisa, ignorante. Eppure mi ostino a ascoltare qualcuno che parla dentro di me, non la smette mai.

Cercherò le parole più appropriate, i colori esatti per la loro favola. Blu tempesta, giallo destino, rosso meraviglia, verde nostalgia, nero nascita.

E voi, creature orgogliose e dispotiche, abbiate più pazienza con me, non ho tutto il tempo che vorrei, ho solo queste briciole di vita per voi.
Voi, creature delle mie storie, siete giovani e forse non capite i miei assilli quotidiani, ma vi perdono, perché siete sostanza viva in me, linfa densa di ricordi, siete immagini luminose che accompagnano i miei giorni trafelati. Siete la quiete del silenzio recuperato e l'emozione del temporale inatteso. Siete lampi di sole in me.

Aspettiamo insieme il tramonto, io e voi. Io reale e voi invisibili. Ma che importa, il cielo voi lo conoscete, prendiamoci questo instante, tutto per noi.




giovedì 5 giugno 2014

Terra-aria.

Vivo in fondo a un buco.
Mangio troppo velocemente le radici sporche di terra,
il cielo è tutto ciò che ho,
prigioniera
da non so quanto tempo,
i giorni possono essere lunghi come anni;
prigioniera
non posso fare altro che pensare.
Ti ricordi quando eravamo felici?
Allora potevo camminare,
potevo correre,
le gambe erano forti,
non erano deformate dall'immobilità.
Ti ricordi i prati a primavera?
I fiori gialli erano abbaglianti,
l'erba accarezzava i nostri piedi
e tu avevi negli occhi tutte le stelle d'agosto
precipitate dentro di me.
Ti ricordi il rumore delle foglie su di noi,
quando il vento le faceva cadere
e noi ridevamo forte,
come bambini,
senza nessuna malizia,
sereni perché eravamo insieme,
sereni perché non pensavamo al domani.
Cosa sono ora io?
E tu, dove sei? Cosa aspetti a liberarmi?
Non posso attendere un altro inverno,
getta la fune verso di me,
fammi uscire da questo nulla,
perdonami.
Torneremo a guardare il fiume,
te lo prometto
e piangeremo guardando il sole annegare
nel cielo,
un'altra volta.








venerdì 30 maggio 2014

La poesia di chi ha perso le parole

C'era una volta un uomo che aveva avuto un'emorragia cerebrale.
Si chiamava Oreste e io ho avuto la fortuna di conoscerlo molto bene.
Era il 1986, lui aveva 39 anni.
Ictus.

Si risvegliò dal coma e decise di vivere, di vivere sul serio. Tutta la parte destra del corpo lesionata, doveva ricominciare a camminare, passo dopo passo.
La mano destra era persa, incominciò a scrivere con la sinistra. Con caparbietà, ogni giorno si sedeva alla scrivania e muoveva la mano sul foglio. Ogni frase era una conquista. Le parole spesso gli sfuggivano, era afasico, eppure non disperava, le cercava con ostinazione.

Dal luglio 2011 Oreste non c'è più, ma abbiamo trovato i suoi diari e, di colpo, lui torna a parlare.


 L'afasico poeta

8 Maggio 1987 Lunedì

C’è una prima volta, una, almeno la penna scrive qualcosa.
Sono un fannullone, ma non importa.
C’è l’idea sballata, ma almeno incomincio, poi si vedrà.
Oggi ho fatto una scoperta.
Le margherite sono gialle.
Il bianco è incolore. Il nero è scuro (oppure cupo) e cattivo. Bandiera rossa non trionferà. Il verde adesso è bello. La casa è grande. Alice e Anita parlano con papà.
Oreste è ben fesso! Certe parole sono giuste. L’acqua è buona. Il telefono, una voce amica. Vorrei parlare di Dio.
Adesso dico parole a caso: Aosta, Firenze, Pisa, Alessandria, Torino, Milano, Venezia, Trento, Trieste, cuore, polmoni, fegato, milza, naso, Messina, castello, lana, nonno, Luciano, rana, formica, la cicala, il colibrì, Andreotti, Giolitti, De Mita, Colombo, Craxi. Oddio, ancora parole senza senso.

19 ottobre 1987 Lunedì

E’ importante leggere e scrivere; altro non importa.
Io sono tutto matto, più o meno.
Adesso ho voglia di fare, ma la mente è sempre pronta, vorrei che tutto fosse strano, diverso, ma il baratro è sempre in agguato.
Le parole sono un po’ contorte, ma io ho voglia, io devo, io voglio, io canto, io rido, io scherzo, io amo, io ridacchio, io sono certo di essere profondamente umano e tutto ciò ci dà la forza per andare sempre più avanti.
E’ tardi, ma sono contento veramente.

Ciao, saluti e fecondità. 






giovedì 22 maggio 2014

C'è bisogno di un eroe

C'è bisogno di un eroe. In un tempo senza virtù, in mezzo a centomila stimoli, centomila immagini, e troppe canzoni per la testa..
Troppi bravi cantanti, troppi scrittori e poeti, troppi fotografi e gli artisti non sanno più cosa inventare di nuovo. Sei stato in televisione almeno una volta? Se non ti è capitato, non ti preoccupare, accadrà e non sarà poi così esaltante...
Siamo tutti così impegnati a esprimere noi stessi che non ascoltiamo più gli altri, perchè vogliamo essere noi gli attori principali sul palcoscenico. Noi, magnifici; noi, sempre giovani.
Eppure qualcosa non torna. Perchè non c'è nessuno che ci guarda?

C'è bisogno di un eroe, di qualcuno che voglia pensare agli altri, sul serio. Di qualcuno che non voglia essere il primo, che ceda il passo agli altri.
E ci tornano in mente le favole che abbiamo letto da bambini, gli uomini leggendari che lasciavano l'aratro nel campo e poi, dopo un periodo di gloria, tornavano ai loro lavori modesti.

C'è bisogno di un eroe, anche oggi. In mezzo al frastuono, in mezzo al nulla del tutto. Basta risse, basta volgari promesse, basta proclami. C'è bisogno di onestà, ma anche di umiltà. Questa, ormai, è la virtù più rara e preziosa.







giovedì 15 maggio 2014

Parole e musica. San Salvario come Parigi

Sai che ti dico? Avevo così tanto sognato Parigi che quando l’ho vista sono rimasta delusa. Dov'erano gli artisti? Dove il fermento? Era bella certo, era bella come Firenze o Roma, ma non c’era quello che cercavo… Non era quello che avevo immaginato.

Torino. Mi avevano detto che era come Alessandria, solo più in grande. Piazza San Carlo è come Piazza Garibaldi, cambiano solo le dimensioni. Eppure c’era qualcosa di diverso, c’era l’atmosfera che avevo cercato così tanto, era lì, a San Salvario, proprio davanti ai miei occhi.


Sabato 10 maggio ho letto alcuni brani de La memoria degli alberi alla Piadineria degli artisti, in Corso Marconi e la magia si è ricreata. Il suono della fisarmonica e della ghironda erano l’accompagnamento perfetto per le mie parole, perfetto perché non lo avrei mai sospettato. Perfetto perché inconsueto. E mi hanno riportato indietro per un istante, ai miraggi di allora.

Forse ognuno di noi, un giorno trova la sua Parigi, la sua patria, la sua casa.


 


 Ringrazio il musicista Alessandro Zolt e Raffaella della Piadineria degli artisti.  E ringrazio San Salvario, perché è la mia piccola Parigi personale.



Foto Marzia Grossi





giovedì 8 maggio 2014

io ti cerco


Io ti cerco,
ti cerco da anni,
capovolta,
il cielo è sotto di me. I piedi calpestano le nuvole, sono fredde.
Tocco la tua pelle,
ricorda l’estate. Ricorda il mare quella volta in cui tu non riuscivi a sorridermi.
E io gridavo

Io ti cerco
Ti cerco da millenni,
ogni volta è diverso, ogni volta io inciampo nella sabbia.

Le mie mani si sporcano, i capelli finiscono negli occhi.
Picchiarci non serve, odiarci non serve.

Io ti cerco
e tu
d’improvviso,
ci sei.





sabato 3 maggio 2014

Stone of light


Testimone di un martirio annunciato
Smarrisco il mio ruolo.
Cantastorie muta,
musicista stonata
cammino per un sentiero angusto.
Tra l’erba alta.
Il sole,
pietra di luce,
è una meta sfuggente.
Un richiamo.
(dicono che il suo canto renda sordi).