mercoledì 10 settembre 2014

ti amerò fino alla fine del tempo

Fino alla fine dei miei giorni,
fino all'ultimo respiro
che mi verrà concesso.

So che siamo sbagliati,
riconosco tutti i nostri errori,
eppure vivo in te.

Insieme costruiamo una casa piena di vento.
Polvere e desideri sulle lenzuola,
distruggi tutte le mie paure di bambina,
riducile a una manciata di polline,
via
nell'aria.
Dimenticando tutto,
io plasmo la tua schiena,
ogni volta è diversa e nuova,
per me.

Tu che mi hai visto piangere,
tu che mi hai visto cadere,
fissare il marciapiede,
perdermi nel rumore assordante della notte,
tu,
mi accarezzi e
sorridi
quando varco il limite.

Solo più nuvole
e il giardino della mia infanzia.
I petali si sono aperti,
le perle d'acqua non fanno male, scivolano via veloci
e io e te,
come all'origine,
respiriamo.








mercoledì 3 settembre 2014

Il mondo in una biglia

In una biglia una volta ho visto una cascina capovolta.
Avevo 9 anni.
Ho detto a mia sorella - Qui c'è un mondo magico -
Lei non era una stupida - Non è vero! E' la cascina che c'è lì, davanti a noi! -
- E' un mondo molto simile al nostro, ma ci sono piccoli particolari diversi. Guarda, lì c'è un'ombra, forse è una persona, una persona che non è qui, ma è solo dall'altra parte -
- Davvero? -
Annuii con convinzione.
Lei osservò di nuovo la biglia.
- E' vero... -
Io e lei spettatrici di un prodigio.

Nella sfera c'era una ragazzina bionda che ci guardava e ci salutava. Accanto a lei una bambina più piccola sgranava gli occhi, non sapeva se crederci. Scendeva la neve, come nelle palle di vetro in cui è sempre Natale. Ma loro non avevano paura della bufera, si stringevano e diventavano sempre più sfocate, lontane.

Cosa vedo oggi nella biglia? Tutto il mio universo, la scia dell'onda, il cielo quando precipita, le parole sussurrate dal fuoco e tutti i giorni, preziose gocce racchiuse nel mio palmo.

Dormi, dormi bambina, non aver paura di sognare, ma poi apri gli occhi e inizia a camminare.




lunedì 11 agosto 2014

I ricordi perduti

La città si svuota, si riempiono le spiagge. La città ha corridoi infiniti, pieni di speranze e di voglie represse. I superstiti si aggirano assonnati, forse il sogno che stanno vivendo non gli piace. Vorrebbero svegliarsi e trovarsi diversi.

È un’estate fatta d’acqua. Temporali improvvisi sconvolgono il cielo; le nuvole sono le splendide, crudeli, protagoniste dell'orizzonte e dei nostri giorni.
Non fa che piovere. Le gocce sono i ricordi perduti. I ricordi di chi non c’è più. Scivolano via, sui vetri e sui nostri visi.

Cammino nel silenzio e con me ci siete anche voi, così tanto amati. Non si possono più sentire le vostre voci, ora adirate, ora sciocche, ora annoiate… Ma si sentono i vostri pensieri, liquidi, come fatti di nuvole. Mi mancate. Lo sapete. E l’estate è diventata una terra straniera, parla una lingua nuova, nemica, ostile. Voi sorridete, ma io non posso capirvi. Voi siete luce e tenebra, io sono povera carne.

Mi manca tutto di voi e a volte i vostri sussurri non bastano, ma non importa. Questa quiete finirà, la città tornerà ad agitarsi, il frastuono coprirà i vostri pensosi silenzi. Eppure non passerà questo desiderio, non passerà quest’ossessione. Dove se ne vanno tutte quelle immagini che erano dentro di voi? I volti delle persone amate, il mare, quella pedalata con Fabrizio, l’amico d'infanzia, quella volta in cui tu avevi pianto per lei e lei se ne era andata. Nell'aria danzano migliaia di frammenti di luce, pulviscolo, favole incomplete. Forse diventeranno così i nostri ricordi perduti.








lunedì 28 luglio 2014

La volpe rossa

Ho le mani forti padre e non ricordo più il mio tempo.
Ho corso per notti intere nei campi deserti, cercando la terra, ma non ho trovato altro che erba.
Nella notte le colline parevano rivestite di un pelo fitto, blu ed io non riuscivo a fermarmi. Spesso mi trovavo a carponi, nel buio. Mi vedevo tastare le zolle umide in cerca del varco. La luna, sopra di me, era ora un teschio, ora una pietra enorme, sospesa, attaccata ad un filo invisibile. Potevo vedere i suoi crateri, le valli ghiacciate, forse lì si nascondeva la tana della volpe. Forse era per questo che non riuscivo a trovarla...

Prima di partire tu mi avevi detto - Procedi verso nord, attraversa la Pianura e troverai le colline. Lì c'è il nascondiglio della bestia. Non avere fretta, perlustra il terreno con cura -
A cosa è servito questo viaggio?
Sono qui, ora, padre, che gratto la terra. Non ho trovato nessuno.

Ma all'alba accadde qualcosa.
L'aria era chiara. Il cielo aveva il riflesso delle perle.
La volpe era davanti a me.
Mi osservava.
Aveva il pelo rossastro e ispido. Fili di rame. Gli occhi verdi, grandi e pensosi.
- Eccoti! - mi scappò dalle labbra appena la vidi.
Lei balzò indietro di qualche passo. Si acquattò un poco nell'erba.
- Devi aiutarmi - le spiegai. Avevo la gola secca. La mia faccia era sporca di lacrime e bava.
- La nostra casa è bruciata. Il fumo ha invaso le stanze. Le pareti sono nere di caligine. Non abbiamo più niente - Avrei voluto continuare a parlare, spiegarle la situazione della mia famiglia. Avrei voluto commuoverla. Ma non riuscii a dire altro.
La volpe aveva un muso da cane. Aprì le fauci, come per ridere, ma i suoi denti erano gialli, aguzzi.
Fischiò.
Le colline rimasero ferme. Io no: tremavo.

Ero sull'erba, supina. Le nuvole si muovevano lentamente sopra di me. Era un film che avevo già visto. Mi voltai.

La nostra casa era come un tempo: le pareti bianche, tinteggiate da poco, i gerani rossi alle finestre. La mamma stava spazzando via la polvere dal cortile. Corsi verso di lei. Il suo viso era bagnato dalla luce dorata del tramonto. Lei mi sorrise: i denti erano appuntiti. Li riconobbi.
Era il prezzo, capisci? Il prezzo da pagare, padre.
- Hai perso la tua innocenza - mi disse quel giorno.
- Non sei più una bambina! - forse voleva rimproverarmi.
I suoi occhi erano castani, lignei. Ma le labbra erano morbide, rosate come prima del grande incendio. Ci abbracciammo.





venerdì 11 luglio 2014

un'estate passata a guardare la metamorfosi delle nuvole

Il blog, come l'anno scorso, rallenta per ferie.

Poche parole per salutare chi, fedele e silenzioso, legge le mie righe strampalate e mi fa compagnia con la sua muta presenza.
Posterò però, in questi 2 mesi, qualche racconto lungo, riesumato dai famosi cassetti polverosi che hanno tutti quelli che si ostinano a scrivere...
Buon cammino e a presto.





venerdì 4 luglio 2014

Il mio nuovo piccolo sogno

Non parlerò del nuovo libro. Eppure vorrei, ma non posso. Non posso parlarne perché è ancora un libro non pubblicato, eppure ne ho l'esigenza.

E' un romanzo di formazione, parla dell'amore e della morte, vicini e intrecciati. Nulla di nuovo, quindi. Non pretendo di aggiungere nulla a quello che è già stato scritto; è solo un viaggio nel mio mondo parallelo, in uno dei miei mondi paralleli.

E' ambientato negli anni 90, a quell'epoca io avevo l'età dei miei protagonisti, 16-17 anni. L'età dei cambiamenti profondi e inarrestabili, l'età in cui l'amore ti brucia la pelle e l'anima in un incendio rapido e crudele. Ma è anche l'età in cui ami ancora giocare, esplorare il mondo, avvicinarti al precipizio solo per il gusto di farlo.

Ogni tanto forse la mia scrittura è troppo rapida, forse salto dei passaggi e il lettore si ritrova di colpo alla fine della storia, come su una montagna russa, emozionante, ma eccessivamente veloce. Non lo so, me lo dirà chi lo leggerà. Non so che ne sarà di questo libro, La memoria degli alberi è stato per 6 anni nel cassetto, ignorato dalle case editrici a cui lo avevo inviato. Poi al Premio La Giara, Dacia Maraini, Ginevra Bompiani, Pier Luigi Celli, Antonio Debenedetti dicono che può andare. E il mio manoscritto diventa libro.

Spero che anche questo romanzo potrà essere pubblicato, ora non ci resta che attendere, attendere, attendere e correggere, naturalmente.



Foto di Ellen Kooi





venerdì 27 giugno 2014

La bambina sommersa



- Zio? Non vorrei più uscire. Vorrei chiudermi in casa per giorni. Guardare le stelle brillare sul soffitto, piangere forte per non sentire questo silenzio.

Ho tanto amato, zio, forse per questo temo di uscire di casa. Le vie della città sono sentieri bui di un vasto labirinto e gli alberi sono maschere di ferro... Non posso sentire ancora le loro voci. Mi fanno male.

- Non temere - mi disse lui - Chiudi gli occhi bambina, riposa -

Le sue mani erano scure, erano mani da uomo, ma i suoi occhi erano dolci, da cane. Gli sorrisi. Non riuscii a dormire, ma sognai con lui villaggi luminosi, vecchie cascine piene d’aria, pini gonfi di vento.







venerdì 20 giugno 2014

Ballando sul bordo

Ballando sul bordo del precipizio
ho visto tutti i giorni mancati,
la cenere del vulcano, sui miei piedi,
il fumo nell'aria dell'estate,
il mare,
che ho così tanto amato,
il mare che mi porto dentro,
come una maledizione perpetua,
il mare,
così lontano da me,
si muoveva all'orizzonte.
Era inutile gridare,
tanto nessuno mi avrebbe aiutato.

Ballando sulla terra nera,
ho perso la cognizione del tempo e delle cose,
nella vertigine
la spirale,
e il vortice.
Ho sete, fa troppo caldo,
potrei non farcela questa volta.
Tu lo sai e sorridi.
E' la nostra battaglia,
ma nessuno vincerà.








giovedì 12 giugno 2014

Io e l'invisibile

Io, poco dotata di acume, portata alla dimenticanza e all'evasione, io non sono che una mano.

Una mano sulla tastiera, una mano sul foglio, una mano che trascrive le voci degli altri.
Nient'altro che trascrizione.

Sono approssimativa, imprecisa, ignorante. Eppure mi ostino a ascoltare qualcuno che parla dentro di me, non la smette mai.

Cercherò le parole più appropriate, i colori esatti per la loro favola. Blu tempesta, giallo destino, rosso meraviglia, verde nostalgia, nero nascita.

E voi, creature orgogliose e dispotiche, abbiate più pazienza con me, non ho tutto il tempo che vorrei, ho solo queste briciole di vita per voi.
Voi, creature delle mie storie, siete giovani e forse non capite i miei assilli quotidiani, ma vi perdono, perché siete sostanza viva in me, linfa densa di ricordi, siete immagini luminose che accompagnano i miei giorni trafelati. Siete la quiete del silenzio recuperato e l'emozione del temporale inatteso. Siete lampi di sole in me.

Aspettiamo insieme il tramonto, io e voi. Io reale e voi invisibili. Ma che importa, il cielo voi lo conoscete, prendiamoci questo instante, tutto per noi.




giovedì 5 giugno 2014

Terra-aria.

Vivo in fondo a un buco.
Mangio troppo velocemente le radici sporche di terra,
il cielo è tutto ciò che ho,
prigioniera
da non so quanto tempo,
i giorni possono essere lunghi come anni;
prigioniera
non posso fare altro che pensare.
Ti ricordi quando eravamo felici?
Allora potevo camminare,
potevo correre,
le gambe erano forti,
non erano deformate dall'immobilità.
Ti ricordi i prati a primavera?
I fiori gialli erano abbaglianti,
l'erba accarezzava i nostri piedi
e tu avevi negli occhi tutte le stelle d'agosto
precipitate dentro di me.
Ti ricordi il rumore delle foglie su di noi,
quando il vento le faceva cadere
e noi ridevamo forte,
come bambini,
senza nessuna malizia,
sereni perché eravamo insieme,
sereni perché non pensavamo al domani.
Cosa sono ora io?
E tu, dove sei? Cosa aspetti a liberarmi?
Non posso attendere un altro inverno,
getta la fune verso di me,
fammi uscire da questo nulla,
perdonami.
Torneremo a guardare il fiume,
te lo prometto
e piangeremo guardando il sole annegare
nel cielo,
un'altra volta.