lunedì 24 giugno 2024

La canzone del mondo migliore

 Le città avevano dimenticato le voci del bosco. Non ricordavano più il flusso del tempo. Luci artificiali avevano offuscato le stelle.
Il cielo era opaco. Muto.
Io non mi stancavo di camminare sotto la pioggia. Pioveva da giorni, le nuvole erano un paesaggio in continua metamorfosi e io avevo dimenticato tutto, ma non te. 
Tu restavi come un fiore tenace ancorato al mio cuore. Fiorivi a tratti, aprendo i tuoi petali e facendomi sanguinare.
Nelle vetrine vedovo manichini senza volto, senza mani nè speranza. 
Gli abiti erano il loro unico vanto, anche loro non potevano vedere ciò che stava accadendo al mondo.
Attraversavo le vie senza fretta e arrivavo al grande fiume.
Guardavo l'acqua scorrere e la sentivo sussurrare parole incomprensibili. Il verde si specchiava nel riflesso, diventava silenzio.
Ritornavo a rivivere i giorni della lotta, mi rivedevo, così giovane e ostinata, rivedevo le mie gambe correre nella città blindata, risentivo le voci, le nostre mani alzate a chiedere qualcosa che non sarebbe arrivato nè allora, nè mai.

Dove abbiamo sbagliato? 
Dove ci siamo persi?
Nell'incanto dell'idea che non sa farsi realtà, nel dolore che si accortaccia su se stesso.
Allora, a quel punto, arrivavi tu e mi stringevi.
Il fiume tornava ad essere un compagno benevolo, le nuvole, le foglie e noi due.
- Non è ancora finita - dicevi tu.
- Non è ancora finita - 
E cantavamo la nostra canzone, credendoci ancora, credendoci sempre. 






venerdì 31 maggio 2024

Le rose e la pioggia

Fu una rovinosa primavera di pioggia, le gocce colpivano le foglie delle mie rose, i petali cadevano senza fare rumore. 
Io dalla finestra spiavo le nuvole, scomporsi e ricomporsi in centinaia di storie mai scritte.
Le nuvole, le rose, l'acqua, il mio destino che si apriva lentamente, giorno dopo giorno.
E il mio destino aveva il tuo nome che scrivevo e cancellavo ogni giorno, eppure era inutile. Il tuo nome era inciso dentro di me, una cicatrice che a volte sanguinava, altre volte diventava bianca come un respiro.





Era la primavera dei miei 17 anni e l'amore per te mi parve subito un oltraggio.
Tu piacevi a troppe e io ero solo io. Una creatura di luci ed ombre che ti aspettava per parlare, anche solo per un momento. 
Io non volevo amarti, ma solo proteggerti, solo esserci.
Mi rifiutavo di amarti con un dispetto crudele fatto al mio cuore, una lama che affondavo ogni giorno dentro di me per cacciarti da lì, per custodirti come un fiore prezioso, proteggerti dai vermi e dalla grandine.
E tu un giorno mi guardasti non come una sorella, ma come un'impossibile salvezza.
Cos'ero per te? Ero qualcosa che non osavi toccare, come temendo di rompermi o di spezzarmi per sempre.
Ero lì, così vicina, così irraggiungibile.

Restammo amici, promettendoci in silenzio che non ci saremmo mai persi.
Ma i petali cadevano e noi non potevamo farci niente.
Primavera dopo primavera, pioggia dopo pioggia, dolore dopo dolore.




Infine, in mezzo a un mondo impazzito, che non riconoscevamo più, ci ritrovammo.
Io ero antica, i capelli più fragili e bianchi, tu sembravi aver affrontato un lungo viaggio attraverso il deserto, il passo più lento, gli occhi stanchi.
Eravamo in mezzo alle rose o forse eravamo in una via grigia e anonima, ma rose alte come noi crescevano mentre ci parlavamo.
Superstiti di un mondo disfatto, io e te, ci sorridemmo.
Per un momento tornammo ragazzi, incerti e inconsapevoli.
Si mise a piovere, ma noi non avevamo l'ombrello. 
Ci lasciammo bagnare dal nostro ricordo.
Camminammo a lungo in mezzo alle nostre rose. Non avevamo mai visto un giardino così bello in vita nostra e non lo avremmo mai dimenticato.





domenica 12 maggio 2024

Raccontami cos'è la notte

 Raccontami cos'è la notte.

É un vortice di luci viste solo in sogno e mai dimenticate.

É il silenzio delle stanze addormentate.

É il ricordo che ritorna, 

il sudore delle attese.

La notte è il mistero delle luci lontane.

Stelle, galassie, desideri che cadono e precipitano giù.

É una rosa che si apre lentamente, l'amore che pulsa nei petali.

É il silenzio del mare che diventa oscurità.

La notte è la necessità della tregua

dopo la corsa del giorno.

É la rivincita del sogno sulla realtà.








domenica 21 aprile 2024

Scrivere d'amore è scrivere di te

 Scrivere d'amore è scrivere di te, 

del respiro del vento,

del dolore del rimpianto, 

dello scorrere dell'acqua sull'erba.

L'amore lo senti,

è una musica che non se ne va dalla testa, 

ti accompagna tutto il giorno

e la ritrovi di notte, nei sogni, 

trasformata in colori e luci.

L'amore l'ho visto, l'ho annusato, l'ho toccato,

l'ho ascoltato, l'ho assaporato.

Nel corpo e nella mente,

un abbraccio che si scioglie e diventa calore.

L'amore sopravvive alla guerra e alla morte, 

continua disperato fino a che c'è il respiro.

Fino all'ultimo momento, 

l'amore resta.





venerdì 29 marzo 2024

Le ali

 Un tempo avevamo le ali. Ognuno aveva ali diverse; alcuni le avevano fatte d'acqua e silenzio, altri le avevano fatte di foglie, altri di legno, di acciaio, di terra, di fuoco. 

Ogni persona aveva una sfumatura diversa degli elementi nelle sue ali.

Com'erano le tue?

Erano fatte di luce al tramonto?

Com'era volare?

Lo ricordi?

Io ho un solo vago ricordo di allora, era tanto tempo fa, all'origine del nostro tempo.

Ricordo il bosco e le gocce d'acqua sulla mia pelle, ricordo le mani di mio padre, le braccia di mia madre, le luci notturne delle ali di mia sorella, luci mutevoli, in trasformazione.

Ricordo il nostro nido distrutto dal dolore e poi ricomposto lentamente, giorno dopo giorno.

Ricordo la nostra lenta risalita verso il sole.

Un giorno, amore mio, ritroveremo le nostre ali.

Quando tutto ci sembrerà finito, sarà allora che, come all'origine, le sentiremo crescere in noi. Sarà bello ritrovarti, amore. Voleremo senza le paure di adesso, senza i vincoli e le catene. Saremo liberi.

Allora potrò vederle le tue ali e capirò tutto, senza chiedere, senza parlare.







domenica 3 marzo 2024

Le porte

 Ci sono porte nella mente. Porte che rimangono chiuse per decenni, porte che si temono eppure potrebbero nascondere meravigliosi giardini.

Talvolta le guardiamo con sospetto. Sappiamo che ci sono, che fanno parte di noi, ma non osiamo aprirle.

A volte abbiamo perduto la chiave, altre volte l'abbiamo nascosta noi, in luoghi inacessibili.

Le porte hanno forme bizzarre. Rappresentano parzialmente il luogo che nascondono.

Ci sono porte di ghiaccio, incrostate di dolore, porte di legno intarsiato di ricordi, porte di vetro trasparente, porte rosse, verdi, blu, gialle, porte nere.

Talvolta capita di ritrovare le chiavi dopo un lungo dolore.

La chiave della mia porta rossa era una fiamma, la chiave della porta blu era una stella d'argento. Le osservavo incredula, come quando da bambina osservavo i fiori, così meravigliosi, così incomprensibili.

Un dolore può fare questo?

Far ritrovare le chiavi perdute?

Andai a seppellirle nella mia mente. Entrambe vive e palpitanti. La fiamma e la stella.

Un giorno, quando mi sentirò pronta, andrò a prenderle e inizierà una nuova storia.





venerdì 26 gennaio 2024

L'orologio

 Il cielo si spezzava in centinaia di nuvole. Aveva piovuto da poco.

Julia si affacciò alla finestra e vide l'arcobaleno. La bambina adorava gli arcobaleni e sapeva che c'era una leggenda antichissima, gliel'aveva raccontata sua mamma. 

- Se si riesce a raggiungere il punto in cui nasce l'arcobaleno si può trovare il tesoro nascosto dagli gnomi. Ma bisogna essere veloci, velocissimi. L'arcobaleno finisce in fretta. -

Julia amava quella storia e amava i colori soffusi dell'arcobaleno.

Voleva vedere il tesoro segreto, voleva arrivare là dove ha origine tutto.

Si mise l'impermeabile giallo e uscì di casa. Non c'era nessuno del resto, mamma e papà erano al lavoro e lei era sola, là sotto al cielo così immenso. Correva per i campi, con quei colori nella testa. 

Doveva fare in fretta. 

Attraversò il pioppeto e infine si ritrovò davanti una cascata di luci multicolori. 

Era ancora più bello di quello che aveva immaginato.

Viola che sfuma nel blu, blu che abbraccia l'azzurro.

Julia piangeva senza accorgersene. Una lacrima le usciva dall'occhio sinistro, ma lei non ci fece caso. 

Cercò il tesoro, ma non c'era traccia d'altro. C'erano solo i colori immensi e una piccola scala che portava su, in alto.

Forse il tesoro era là, forse doveva salire.

Così fece. Scalino dopo scalino Julia andò su.

Verde che diventa giallo, giallo che si trasforma in arancione e poi in rosso.

Julia si sentiva appagata. Si sentiva leggera, forse non sarebbe tornata più giù, sarebbe rimasta lì per sempre, forse era questo il tesoro? 

Era diventare altro? Era diventare colore?

I suoi pensieri si fermarono perchè Julia scorse una casa maestosa. Sopra la casa c'era un grande orologio dalle lancette dorate. 

La porta era aperta e la bambina entrò: c'erano grandi stanze con tavoli pieni di frutti dai colori bizzarri: fragole blu, mele viola, limoni rossi.

Julia saltellava rapita in quel mondo pieno di specchi. Negli specchi si vedeva capovolta e con vestiti diversi. Era lei? E in quale giorno? In quale tempo?

Ebbe la sensazione di non essere sola. Qualcuno la stava osservando. Ma chi era? E perchè non usciva dall'ombra?




L'orologio dalle lancette dorate suonò tre rintocchi. La casa iniziò rapidamente a perdere i colori, diventava bianca. Julia uscì e vide che anche l'arcobaleno stava sbiadendo, diventava sempre più pallido e incolore.

Julia scivolò.

Giù, senza speranza. 

Giù.

Piccole gocce d'acqua nel cielo e lei.

Julia si ritrovò nel prato, fradicia, incredula. In alto c'erano solo nuvole lontane e l'azzurro sbiadito di sempre. 

Julia avrebbe potuto piangere, battere i piedi, ma rimase assorta a guardare il lento movimento delle nuvole.

Julia era diversa, aveva visto i colori, la grande casa e l'orologio del tempo. 

Julia ora sapeva.

Sapeva tutto e non voleva dimenticare.

Si precipitò a casa e prese il suo quaderno: si mise a disegnare ogni cosa, a colorare, a piangere e a ridere allo stesso tempo. 

Ora aveva nel cuore il grande segreto e niente sarebbe stato più come prima. 

- Il tempo, il battito del cuore, il respiro. -

La sua finestra si colorava d'estate anche durante l'inverno.

Un frammento di arcobaleno era rimasto per sempre incastrato in lei. 







domenica 17 dicembre 2023

Fire and ice.

 Ghiaccio sulla pelle e nel cuore,

fratello, 

ghiaccio per proteggere quello che è rimasto di me.

L'amore, 

fuoco che è fiamma ed è cenere.

L'amore che non finisce, ma si trasforma e cambia.

Camminavamo e gli alberi erano sculture di gelo,

una strada ghiacciata, i palazzi anneriti dal fumo e dalle attese.

Camminavamo io e te e non c'importava del destino avverso.

C'eri tu e c'ero io e questo bastava, al nostro cuore, ai nostri perchè.

Io e te, 

l'inverno ha scolpito i nostri visi, 

le rughe più profonde, i capelli bianchi, il passo più incerto.

Io e te, nell'aria fredda di dicembre, 

negli occhi le luci di Natale e una promessa mantenuta.

Io e te, oltre il ghiaccio, 

oltre il freddo del silenzio,

la certezza del fuoco che resiste in noi, nei nostri occhi, 

per sempre. 

Per sempre, fratello, amore.





sabato 18 novembre 2023

Lay e Pedro. L'ultima notte prima del giorno.


Le città senz'anima non esistono, Lay lo sapeva bene. Camminava svelta, finestre, destini, apocalissi, tutt'attorno a lei.

Palazzi sorretti da statue gigantesche, donne alate dallo sguardo altero e distante, uomini possenti, dalle barbe folte e le braccia forti.

Lay esplorava la città con stupore, un incanto dietro l'altro. Fontane nascoste, scale segrete, porte chiuse da anni, finestre murate, sguardi antichi e nuovi.

Da quando c'era Pedro nella sua vita ogni cosa la stupiva. Talvolta s'incantava a guardare i ragni e le ragnatele, perfette geometrie leggere e fragili, oppure si perdeva nel guardare le foglie ondeggiare dolcemente nei viali del grande parco. Infinite sfumature di giallo.

Infine, per un momento, diventava foglia e si lasciava finalmente cadere.

Come quella volta con lui.

Dopo un'attesa infinita Lay lo aveva guardato negli occhi e il tempo non aveva più importanza. Faceva freddo, faceva caldo? Era estate, inverno? Cosa importava.

C'erano lui e lei in una stanza. Le pareti si dilatarono, diventarono un bosco. Come una foglia Lay si era lasciata cadere dal grande albero e Pedro l'aveva raccolta prima che fosse troppo tardi.

Lay aveva 100 anni o forse molti di meno. Pedro era giovane ed era antico.

Si abbracciarono e gli anni tornarono indietro, l'amore rende giovani, l'amore rende ogni cosa infinita.

Lay e Pedro, fratelli, amanti, compagni.

Non si stancano d'inseguire il loro sogno.



Per questo lei ogni giorno va da lui attraversando tutta la città e lui la riaccompagna fino a quando diventa buio e torna ad essere ombra. 

Dopo il tramonto Pedro, lentamente si trasforma. Parti del suo corpo si fanno opache e lei lo guarda con la luce negli occhi.

Rimane solo l'ombra di lui, compagna fedele di Lay. 

Si dice che un giorno la maledizione che li ha colpiti finirà, si dice che un giorno, forse, Pedro e Lay potranno restare insieme, ma si dicono tante cose nelle città, ci sono leggende, ci sono ricordi malati.

Chi li ha visti al tramonto però non li dimentica, un istante meraviglioso, prima della fine.

Mani che si sfiorano prima dell'inverno della notte.

Le città senz'anima non esistono. Lay lo sa bene. Cammina svelta, finestre, destini, apocalissi, tutt'intorno a lei.






sabato 21 ottobre 2023

Cos'è rimasto nel cuore

Cos'è rimasto nel cuore.
Pozzanghere.
Il ricordo dell'acqua. La solitudine del gesto negato. Il ristagno del dolore.

Donne, uomini e bambini in un universo che li ha condannati, senza scampo.

Il fumo e la vertigine del suono.
Cos'è rimasto nel cuore.

Dimmi, soldato semplice.
Parlami della tua infanzia e delle sere prima che arrivasse il fuoco.
Parlami di lei e dimmi perchè l'hai lasciata andare via.

So che non saprai rispondermi, questo non è il tempo delle parole.

Abbiamo segnato una generazione che non potrà dimenticare.

Cos'è rimasto nel cuore?
Briciole di luce, da tenere al riparo, 
per illuminare il lungo inverno della ragione.