mercoledì 31 dicembre 2014

Bianca di ghiaccio

Bianca non era più giovane.
Il suo corpo custodiva i segni degli inverni, una vena ramificava la sua gamba sinistra. 
Era la traccia del tempo trascorso.
 Blu come il cielo della sua infanzia, cielo così vasto da far venire i brividi. Quando correva da piccola e guardava in alto vedeva le mani degli alberi e le dita del vento che si sfioravano giocando.
I suoi capelli erano ancora forti e ribelli, ma erano sempre più bianchi. Le sue mani tremavano leggermente e il collo aveva pieghe più scure, come il tronco del vecchio susino.
Bianca credeva di aver vissuto molte vite. Era stata bambina, era stata ragazza, era stata giovane, era stata madre. 
Aveva inventato decine di storie, storie di ghiaccio. 
Che ne sarebbe stato di lei, dei suoi amori, dei suoi personaggi, splendidi come statue di cristallo.
Il tempo era crudele e beffardo.
Bianca si aggirava nel castello intricato della sua mente, popolato di creature reali e immaginarie e sorrideva piangendo a tutti loro. Un giorno anche lei sarebbe diventata fragile e incantata, come quelle sculture congelate. Prigioniera di un ricordo incompleto.






giovedì 18 dicembre 2014

Raccontami una storia di Natale



Raccontami, fratello, una storia dal lieto fine imprevisto.

Una storia in cui gli eroi non sono principi, nè nobili guerrieri, ma uomini che lottano tutti i giorni per i proprio cari e per la giustizia.

Raccontami una storia d'amore senza principesse dalla pelle troppo delicata, ma con donne che affrontano le insidie costanti della vita, senza abbattersi. Bellissime donne senza più capelli, eroine della chemio che non accettano di arrendersi al male.

Raccontami una storia di Natale in cui il bambino non è nato con la corona, ma in mezzo alla paglia nell'odore dei campi e delle bestie.

So che ormai è difficile credere in qualcosa, perché rimane sempre l'ombra del sospetto e allora, fratello, la tua storia sarà ancora più sconvolgente, perché conserverà lo stupore dell'infanzia.

Voglio assaporare ancora il ritmo lento delle favole. Abbiamo tutta la notte per noi, parleremo delle nostre speranze più ardite e guarderemo la città accendersi di deboli luci, là fuori.









giovedì 11 dicembre 2014

La città degli specchi

Ho visto in sogno una città costruita con pietre e frammenti di cielo.
Gli edifici erano maestosi e spettrali. Lastre di vetro verde e specchi in cui erano intrappolati i respiri degli uomini.
Tutto ciò che non potrai mai avere, tutti i tuoi pensieri deviati, chiusi per sempre in una cattedrale remota.
Mi specchiai e non mi riconobbi.




C'era una bambina al di là del vetro che mi scrutava con disapprovazione.
Aveva occhi scuri truccati con un ombretto viola e dorato. Ali di una farfalla screziata, dalla vita troppo breve.

- Tu non sei buona come sembri -
Così mi disse; e il suo sorriso era tagliente come una condanna.
- Altrimenti non saresti qui, non saresti arrivata alla città degli specchi -
Non le risposi, il suo abito antico e il suo portamento altero m'incutevano una sorta di istintiva titubanza.




Mi allontanai lentamente, rapita da quel paesaggio terribile e meraviglioso.
Palazzi alti e deserti, racchiudevano pezzi di firmamento, scie di comete precipitate nell'universo, costellazioni lontane dalle geometrie impossibili.
Trapelavano sussurri da quelle architetture fantastiche. In tutte le lingue del mondo sentii piangere e amare decine di donne e decine di uomini.

Quanto dolore, quanto desiderio c'è dentro di noi?



Arrivai infine al lago della città.
M'immersi esausta dal viaggio e dal cammino. L'acqua di ghiaccio abbracciò senza pietà il mio corpo disfatto.


E mi ritrovai bambina nel mio letto.



venerdì 5 dicembre 2014

La tessitrice

Aspetto l'inverno ricamando centrini bianchi di cotone.

Nessuno sa che il soggetto dei miei umili lavori è il cielo. Ricamo stelle e costellazioni, eternamente insoddisfatta del risultato. I miei merletti sembrano ragnatele incomprensibili più che faticosi prodotti di ricerca. I vicini mi guardano con severità o con scherno. Nessuno paga il mio lavoro.

Esco poco perchè le strade sono sempre più affollate e la luce elettrica illumina di azzurro i volti dei passanti. Ciò m'inquieta. Vorrei parlare con qualcuno, ma con chi?


Ho provato a socializzare con la panettiera: le ho portato un mio centrino, quello con la luna piena affondata nel mare, ma lei si è messa a ridere. Pensava che scherzassi.
Anch'io ho sorriso, fingendo un gioco il mio tormento.
La panettiera vende pane e aria; il suo negozio è pieno di nuvole, ma nessuno lo sa.

Lei ora mi guarda divertita, le sue labbra sono sempre così lucide che sembrano strani fiori di mare. Per questo non esco molto.
Sospiro, tra le matasse bianche, nelle stanze vuote. Disfo i merletti con gli occhi fissi al cielo, dietro ai vetri.

   Fabian Perez


Attendo la neve.
Forse con l'argento stellato dei fiocchi tutto sarà più semplice, riuscirò finalmente a completare la mia opera.

Ecco, a tratti riesco anche a vederla: è un enorme tessuto decorato in cui petali bianchi, perle screziate, scie veloci di stelle si intersecano con violenza e con armonia allo stesso tempo. E' la raffigurazione del suono del cielo, una mappa dell'infinito.
Potrebbe occupare una stanza intera. Una stanza che servirà soltanto per sognare.

Si entra senza scarpe e si cammina sull'ordito e poi ci si stende sopra, respirando lentamente, supini. Così si sentirà la musica delle costellazioni e si vedranno le gocce di cristallo, perfette nella loro glaciale simmetria, uscire dal soffitto. Si schiuderanno come gemme minuscole e preziose.

Riapro gli occhi, appagata dal mio progetto, e guardo il mio lavoro.
Non vedo altro che un nodo incomprensibile, un caos di cordicelle e punti inventati, larghi passaggi senza logica.
Le mia dita bianche si confondono tra i fili della matassa e tremano. Sono zampe di ragno decaduto, non riuscirò mai a creare tele meravigliose come le loro.

Mi aggiro per le stanze buie, echeggianti; bevo molta acqua, ascolto la scia delle auto, sotto casa mia.
Poi ricomincio a lavorare.
Accarezzo le perle e piango, pensando alle gocce di rugiada.





giovedì 27 novembre 2014

Il sorriso dell'ignoranza

Tu, che credi di sapere tutto,
tu che conosci le parole dell'adeguatezza,
tu che non sai tollerare i limiti degli altri,
forse hai perso qualcosa.

Non posso apprezzare chi non è capace di sorridere.

Mi dispiace, non posso.

Io vivo con loro,
con tutti quelli che costruiscono case di foglie,
con quelli che inventano le favole e, in fondo, non hanno altro.

Sto con chi non ha ucciso l'infanzia dentro di sé.

Sto con i bambini che lottano per capire, quando per gli altri è tutto così naturale.
Sto con i bambini che si impegnano per giocare e non vengono accettati, perché sono strani.

Sto con chi lotta per camminare
(perché me lo ha insegnato mio padre che era in carrozzina eppure sapeva assaporare il viaggio più di tanti altri).

Tu forse biasimerai noi,
stolti, idioti, ritardati,
ma non sai più ridere
e quindi hai perso.

Balliamo sotto le stelle ghiacciate,
insieme ai nostri fantasmi e alle nostre paure.

Il tempo non ci spaventa.









venerdì 21 novembre 2014

La libertà, anche per te.

Talvolta dimentichiamo chi siamo, da dove veniamo, dimentichiamo che siamo fratelli in questa vita ingiusta e iniqua.

Dimentichiamo che i confini li abbiamo disegnati noi, sulla carta. La terra ha solo confini naturali, montagne, fiumi, deserti, ma a nessuno dovrebbe essere impedito di camminare, di attraversare terre, mari, oceani.

Parliamo di libertà, ma solo perché pensiamo alla nostra libertà. Questa parola, allora, non ha più il significato che le attribuivo.


E' difficile essere onesti, essere giusti, è più facile essere frivoli e vacui.

E anche io a volte non ce la faccio e mi volto dall'altra parte; non vogliamo cambiare troppo le nostre abitudini e fingiamo di non sentire il ragazzo che grida sotto casa.

Cosa dobbiamo fare per tornare a pensare alla libertà per tutti? La libertà è di tutti. Di tutti.


 




 Abbiamo dentro un principio di grandezza e di bellezza. Non è chiaro il motivo per cui dobbiamo costantemente soffocarlo.

Siamo noi gli eroi, eppure non vogliamo crederci.





venerdì 14 novembre 2014

Le creature sotterranee



Aspettiamo nei nostri letti disfatti
la luce bianca e opaca del sole.

Non ci accorgiamo delle radici
nascoste dietro i mobili
della nostra casa.
Sono grosse vene di fango.

Stanno crescendo.
Respirano.


Non dobbiamo temerle,
fanno parte della nostra dolce e crudele avventura.
Raccogliamo i sassi bagnati dalla notte,
e piantiamo nella terra i bulbi,
densi di vita e linfa.

Già sento l'aria sotto la terra,
è il respiro delle creature dell'inverno:
esse dormono, laggiù nel nero profondo,
ma sognano centinaia di fiori,
petali, pistilli, ovari.

Senza di loro non potrebbe sopravvivere la primavera.





venerdì 7 novembre 2014

Out of time

Sono cresciuta all'ombra, nella periferia di una città di provincia. Lì non c'era la bellezza delle montagne, né l'incanto mistico del mare. C'erano palazzi tutti uguali, prati impolverati, cemento sul verde sporco; per me e i miei amici era normale desiderare la fuga e il riscatto.

Erano anni di transizione. Molti di noi non potevano più tollerare le dinamiche delle discoteche, le attese davanti ai buttafuori: sei abbastanza figo per entrare qui dentro, amico? No, non lo sei, vai via, sgombra.

E poi lì non c'era la musica che ascoltavamo noi: i Clash, i Madness, i Nirvana, i Mano Negra. Scoprimmo i centri sociali.

     Foto di Milena Poggio


Luoghi recuperati o sottratti, colori violenti sulle pareti, il cemento assumeva finalmente altre sfumature. L'arcobaleno nelle discariche.

Mi trovai bene, mi trovai a casa. C'erano persone come me, considerate strane dagli altri, considerate eccentriche o semplicemente out.

E anche la mia piccola opaca provincia sembrava illuminata da una luce nuova, rossa come la brace, blu come la profondità dell'abisso, viola come l'amore senza speranza.

Noi eravamo il futuro, noi potevamo cambiare le cose.

Oggi siamo uomini, ma non siamo noi al comando? Abbiamo portato quei colori fuori da lì?

Forse non dovremmo dimenticare i sogni della nostra fottuta adolescenza.







giovedì 30 ottobre 2014

Fotografo la vita

Fotografo la vita, senza smartphone, senza IPad.
Fotografo la vita con la mente,
le gocce d'acqua sulle foglie secche dei tigli,
come perle di vetro,
le gocce di pioggia,
tiepide come i ricordi,
sbiadiscono,
evaporano.

Fotografo la vita,
qualche volta,
e quando ci riesco,
sorrido.
Per tutte quelle istantanee
che diventeranno fumo leggero in me,
che diventeranno
vago sentimento,
e poi spariranno.


Fotografo la vita,
ora, mentre scrivo.
E sono solo una voce
dentro al mio silenzio,
sono una voce
che cerca una melodia,
ostinata,
beffarda,
sbagliata.

Mi manca il tramonto, mi manca l'ultimo raggio del sole, mi manca il rumore dell'acqua...
E allora
fotografo ancora una volta la mia vita imperfetta,
perché è lei la mia storia.






giovedì 23 ottobre 2014

Il cacciatore di emozioni

Lo amai senza alcuna speranza.
Mai avrebbe potuto capirmi, mai avrebbe potuto sopportare la mia fragilità.
Io vedevo il vento. 
Nell'aria c'erano le voci dei morti, mi raccontavano poesie che parlavano di ricordi sconnessi, laghi prosciugati, fiori dentro la terra. 
Io sentivo il rumore della pioggia, era una canzone antica, in un linguaggio remoto, difficile da tollerare.
E lui rideva. Rideva di me e di tutte quelle stranezze. 
Il mondo era lì per lui, si aprivano decine di porte, decine di possibilità.
Non avrebbe potuto fermarsi con me, lui non poteva fermarsi mai.


Era un cacciatore di emozioni, le donne erano tutte attraenti, ma nessuna lo appagava pienamente. 
La bionda, la mora, quella piccolina, quella ingenua, quella saggia... Non basta, non basta ancora. 

Lui viaggiava come un vagabondo, era libero, eppure non era mai sazio. 

Io vedevo le sue catene e le sue ali ferite, perdeva sangue ogni volta che mi abbracciava. 

Decisi di abbandonarlo, lui sul marciapiede, lo sguardo annegato nel silenzio. 

Io più forte, forte per una volta, forte per l'ultima volta. 

Il cacciatore imparò una nuova canzone, aprì le mani e si accorse di tutto il sangue che aveva perso.